Non league, il futuro è dei dilettanti

Giocare per il Maidenhead comporta una certa responsabilità. O meglio, vestire ogni due settimane la maglia bianconera degli Stripes e calpestare il terreno di gioco dello York Road, è un privilegio unico, che comporta dei doveri ben precisi, tramandatosi di generazione in generazione sin dal lontano 1871.

Dovete sapere infatti, che nella minuta cittadina situata pochi chilometri a nord della turistica Windsor, nella residenziale York Road, gioca da ben 146 anni consecutivi il Maidenhead United.
Qui, tra un pie, un sausage roll e una birra, poco più di un migliaio di tifosi riempiono periodicamente uno stadio lontano da qualsiasi idea di comfort e modernità, ma allo stesso tempo ricco di storia e tradizione: l’impianto infatti è riconosciuto dalla FIFA per essere lo stadio più antico del mondo a essere utilizzato in maniera continuativa dalla stessa società.

Avete capito bene, tra i palazzi popolari e le vie deserte di un paesino dell’entroterra inglese, sorge un appezzamento terreno che ha visto alternarsi tra le proprie “mura” decine di migliaia di persone di tutte le età, che con amore, passione e attaccamento ai propri colori, hanno preferito supportare il Maidenhead United invece che il vicino Southampton.

Sabato scorso abbiamo avuto l’onore di far visita a questo sito storico del calcio inglese, godendoci tra i tifosi di casa, la sfida contro i rivali del Macclesfield Town. Abbiamo girato liberamente lo stadio e seguito la partita insieme ai tifosi di entrambe le squadre. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con i più anziani, mentre i più piccoli si divertivano a rincorrersi su e giù per le gradinate dello stadio, incuranti della partita e del conseguente risultato. Ci siamo bevuti una cioccolata calda tra il primo e il secondo tempo, abbiamo rischiato il congelamento ma ci siamo divertiti tantissimo.

Le imprecazioni dei tifosi verso l’arbitro, i cori e gli sfottò tra le due opposte tifoserie, polizia e steward mischiati tra i supporters: è stata un’esperienza diversa dalle solite ma altrettanto entusiasmante. Chi lo ha detto che solo in Premier League si vivono le vera emozioni di “tifoso”? Chi ha stabilito che il calcio che conta è solamente quello che viene trasmesso ogni giorno in tv e non quello che ogni settimana resiste nei campi di provincia di mezzo mondo? Poter vivere da vicino e toccare con mano queste realtà, cambia definitivamente l’idea di calcio che ci si è fatti fino a questo momento. Per 90 minuti si torna davvero a rivivere quell’essenza di calcio che tutti noi, in maniera diretta o indiretta, abbiamo conosciuto nel corso della nostra infanzia. Il “The Beautiful Game” del quale ci riempiono la testa ogni singolo giorno i tg sportivi e media nazionali, siamo davvero sicuri che sia il calcio che vogliamo, fatto di capricci, litigi, polemiche e palate di soldi provenienti da chissà dove?

Il bello del calcio dilettantistico, del resto, è anche e soprattutto questo, un tifoso viaggia per decine di chilometri con lo scopo di vedere la sua squadra del cuore giocare in un campo spesso trascurato, standosene magari 90 minuti in piedi su dei gradoni di cemento gelidi e con la sola compagnia dei propri compagni di viaggio o di un the caldo che impedisce al loro corpo di congelare in maniera definitiva. Serie minori non fa rima con minor divertimento, altrimenti siamo sicuri che decine di migliaia di persone perdano ore preziose del loro tempo per uno sport così noioso?