L’arsenale di Raheem Sterling

Gliene hanno dette di tutti i colori. Hanno cercato di screditarlo facendolo passare per quello che non è, lo hanno sbattuto in prima pagina, lo hanno insultato e deriso, lo hanno criticato senza motivo anche quando non ce n’era bisogno. Nessuno, eccetto i suoi compagni di squadra, ha avuto il coraggio di difenderlo pubblicamente. Nonostante tutto questo però, Raheem Sterling ha avuto la meglio.

Ha avuto la meglio sui tifosi del Liverpool che lo avevano preso di mira dopo il suo trasferimento al Manchester City, ha avuto la meglio sui giornalisti del Sun che periodicamente si inventano qualcosa pur di screditarlo a livello nazionale e ha avuto la meglio su chi credeva non sarebbe riuscito più a riprendersi. Fare tutto questo a 23 anni, credeteci, non è per nulla semplice.

La prima casa di Sterling

Del resto, come fai a farti influenzare da un paio di pennivendoli quando a 5 anni scappavi a casa per ripararti dalle sparatorie tra le gang del tuo quartiere e dovevi avere a che fare quotidianamente con un ambiente corroso dalla violenza? Come possono scalfirti delle critiche quando a soli 2 anni hanno ucciso tuo padre a sangue freddo davanti ai tuoi occhi?

Diciamocelo chiaramente: Sterling è sempre stato preso di mira perché un bersaglio apparentemente facile. È giovane, giovanissimo. Gioca tra i professionisti da quando ha 17 anni ed è quindi preda di media e giornali che vedono in lui il tallone d’Achilledi un calcio ormai distrutto dalle fake news e dai paparazzi, neanche si trattasse di Hollywood o di un ambiente politico.

Sterling però, ha la pelle dura. Cresciuto in un sobborgo malfamato di Kingston (in Jamaica) ha dovuto aver a che fare sin da subito con la criminalità. Le lotte di quartiere tra le gang lo obbligavano a rifugiarsi in casa per sfuggire ai proiettili vaganti e appena dopo il suo secondo compleanno, ha visto andarsene suo padre proprio a causa di un colpo di pistola, sparato a bruciapelo da un membro di una gang di un’altra area di Maverley.

Dai 4 ai 9 anni ha poi vissuto con la zia, perché la mamma era fuggita a Londra con l’intento di cercare lavoro e garantire al proprio figlio una vita dignitosa. La svolta la ottiene quando il piccolo Raheem ha solo 10 anni, trova un’impiego come donna della pulizia nell’area di Neasden, quartiere che sorge all’ombra dell’arco di Wembley e riesce a trasferire il figlio nella capitale inglese. Tra un turno e l’altro, nonostante la fatica, la giovane madre di quello che è oggi uno dei giocatori inglesi più forti, riesce comunque ad accontentarlo e accompagnarlo al campo d’allenamento.

Sui prati verdi della periferia nord ovest di Londra, crescerà nel giro di 5 anni uno dei ciuffi d’erba più belli, luminosi e promettenti del football d’oltremanica. Prima le giovanili del QPR, poi il Liverpool infine, per una cifra vicina ai 70 milioni di euro, il trasferimento nel Manchester City.

Sterling oggi è uno dei giocatori cardine dei successi della squadra guidata da Pep Guardiola, ma è anche uno degli uomini sui quali Gareth Southgate si affiderà nella complicata scalata alla vetta del calcio mondiale. In Russia l’attaccante inglese ci arriva sconfortato dalle polemiche per l’arma tatuatosi sulla gamba destra (che lui stesso definisce come una sorta di ricordo del terribile passato che ha caratterizzato la sua infanzia) ma consapevole di avere un’intera nazione ai suoi piedi.

Tra circa 2 settimane Sterling sarà chiamato a rispondere presente, per l’ennesima volta, a un evento importante come il Mondiale. Lo fa da numero 10 e da ispirazione per tutti i suoi compagni, che in lui non vedono solo il furetto tutto gambe che sgattaiola via sulla fascia durante i 90 minuti ma anche e soprattutto quell’uomo in grado di lasciarsi alle spalle un passato indegno e riprendersi in mano la sua vita.

Comunque vada, hai vinto tu Raheem.