Chi ha salvato Alan Shearer dal baratro?
Nel 1999 voleva smettere, poi un colloquio gli ha cambiato la carriera.

Quando si parla di Premier League (o di calcio inglese in generale) uno dei nomi che tra tutti quelli lista non si può esimersi dal non nominare, è senza dubbio quello di Alan Shearer. Del resto, vincere un campionato con la maglia del Blackburn Rovers e diventare il miglior marcatore della storia della massima divisione inglese non è da tutti. O meglio, è per pochi. 

Solitamente sono le grandi squadre come Liverpool, Manchester United e Arsenal ad annoverare tra le proprie fila i giocatori più forti (e conseguentemente più prolifici) di tutto il campionato, ma quando puoi contare su un talento innato e una capacità di realizzazione superiore alla media, non sono certo i ricchi contratti dei top club a cambiarti la carriera in positivo. Scrivere il proprio nome nella storia giocando quasi unicamente per due squadre tanto storiche quanto tecnicamente inferiori rispetto alle grandi non è un’impresa semplice. Anzi.

E come spesso capita, al di là delle tante parole che si possono spendere sulle qualità tecniche di un giocatore e della sua abilità nel fare il suo lavoro (quello dell’attaccante in questo caso), sono i fatti a confutare ogni dubbio. Anche perché, se segni 260 gol in Premier League e 30 in 63 presenze con la maglia della nazionale hai davvero qualcosa di speciale. Quindi, dovesse capitarvi di essere nel bel mezzo di una discussione e di non riuscire a trovare la parola giusta per descrivere il ruolo dell’attaccante, vi sarà sufficiente nominare Alan Shearer.

Ma cosa ne sarebbe stato di lui e del suo Newcastle se nel 1999, sfiduciato dai risultati e sconfortato dalla mancanza di vittorie di squadra, avesse smesso di giocare? A raccontare il retroscena è lo stesso Shearer, che in una recente intervista a un quotidiano britannico ha spiegato quanto fosse stato vicino al ritiro quando età e fisico gli avrebbero permesso di giocare almeno altri 6 anni. 

Avevo perso l’amore per il calcio. Il gioco non mi piaceva più, scendevo in campo svogliato e non vedevo l’ora che finissero le partite. Non ero più interessato e motivato come quando avevo iniziato. La situazione si era fatta pesante e avevo pensato di smettere anzitempo rispetto ai miei piani.

L’attaccante inglese non menziona eventuali problemi di salute mentale o la perdita di fiducia nei propri mezzi, bensì nomina l’unica persona che in quel particolare momento della sua vita/carriera è riuscita a restituirgli (con gli interessi) la passione per il calcio.

Non fosse stato per Bobby Robson, probabilmente Alan Shearer sarebbe uno dei tanti giocatori ad aver calcato un campo di Premier League. Ha salvato non solo la mia immagine con i tifosi del Newcastle, ma tutta la mia carriera. Ricordo ancora cosa fece quando arrivò per dirigere il primo allenamento. Mi chiamò nel suo ufficio e mi disse: “ Senti un po’, ho sentito dire che non hai più voglia di giocare. Secondo me non ne hai motivo. Quello che devi fare è correre verso la porta avversaria e far gol. Anche se la squadra sta difendendo, tu prendi le tue belle gambe e corri nella direzione opposta. Una cosa che hai già dimostrato di saper fare”; Queste parole, sommate a tutto il lavoro che svolse con quel gruppo di giocatori lo rese immortale.

E come dargli torto. Durante i suoi 5 anni di regno all’ombro di St. James’ Park, il buon Bobby Robson riuscirà a riconquistare l’Europa e traghettare la squadra nei piani alti della classifica di Premier League. Un vero peccato che non sia arrivato nessun trofeo, quella squadra, e soprattutto quell’allenatore, lo avrebbero meritato ampiamente.

PS. Giusto per dovere di cronaca, la prima partita con Robson in panchina il Newcastle vinse 8-0 e Shearer segnò 5 gol. Dite che il discorsetto nel suo ufficio servì?

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