Mondiale 2030, Inghilterra in pole position: ecco perché
La patria del calcio prepara l'attacco alla FIFA per convincerla ad assegnarle il torneo.

Un auspicio per molti, un sogno per tanti. Da tempo tifosi e addetti ai lavori cercano la soluzione per far sì che, finalmente, a più di 50 anni dall’ultima volta, l’Inghilterra ospiti un torneo internazionale come il Mondiale. Il fascino, la modernità e la grandezza degli stadi britannici sarebbe uno dei principali punti a favore della FA, qualora il direttore esecutivo, tale Martinn Glenn, decida effettivamente di mettere nero su bianco una proposta da presentare alla FIFA.

Strutture all’avanguardia, stabilità economica, stadi accoglienti, facilità degli spostamenti e il supporto delle nazioni confinanti fanno sì che l’Inghilterra sia la candidata numero uno, sebbene non ci sia ancora nulla di ufficiale, per ospitare i Mondiali del 2030. A confermarlo non ci sarebbe soltanto un incontro privato avvenuto la scorsa settimana a Mosca tra i rappresentati delle federazioni di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, ma soprattutto le parole di Stewart Regan, direttore esecutivo della FA scozzese, che sembra aver confermato l’intenzione sopracitata.

“Non ci sono molti stati nel mondo preparati come il Regno Unito ad ospitare una competizione come il Mondiale. La gran parte delle strutture non necessita alcun tipo di ritocco, le varie federazioni godono di una stabilità economica fuori dal comune e poi, diciamocelo chiaramente, tutto il mondo aspetta con trepidazione che la Coppa del Mondo si giochi sul suolo britannico”.

Le parole di Regan suonano come campanello d’allarme per il trio composto da Argentina, Uruguay e Paraguay, ovvero l’altra congregazione intenzionata a candidarsi per ospitare il Mondiale in programma nel 2030. La possibile battaglia per aggiudicarsi il torneo però, già in partenza pare essere alquanto squilibrata. Capiamo il perché insieme.

  • Difficilmente la FIFA terrà lontano dall’Europa una competizione come il Mondiale per più di 12 anni. Viste le location già stabilite per le prossime due edizioni (Qatar e Nord America) è molto più che probabile che il torneo del 2030 torni ad essere giocato in Europa, o comunque in un paese appartenente alla congregazione UEFA.
  • Dal momento che il calcio è sempre di più (a nostro discapito) una questione di soldi, non c’è dubbio che il Regno Unito, guidato dalla FA inglese, disponga di tutte le risorse necessarie atte a coprire i costi multi milionari che comporta l’organizzazione di un Mondiale. Non vogliamo dire che i 3 paesi sudamericani siano “poveri” da questo punto di vista, ma è innegabile, anche per un brand o uno sponsor decisi ad investire, che l’isola d’oltremanica abbia un appeal maggiore.
  • Le strutture quali stadi e centri sportivi sono una delle eccellenza del calcio britannico (anche qui, Inghilterra in primis). Con stadi come Old Trafford, Emirates Stadium, Wembley, Anfield, nuovo White Hart Lane, Villa Park, Molineaux, Carrow Road, Celtic Park, Ibrox e Millennium Stadium il Regno Unito non dovrebbe spendere nemmeno un euro per la messa a norma degli impianti o per una loro eventuale ristrutturazione. Questa opzione rappresenterebbe non solo un risparmio notevole per le federazioni calcistiche ma una facilità d’organizzazione maggiore per la stessa FIFA.

Sono questi i 3 punti fondamentali sui quali si concentreranno le FA di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord per stilare un documento che convinca la FIFA a ridare il torneo calcistico per eccellenza a quelle nazioni in cui il calcio è stato inventato e diffuso in tutto il mondo.

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