Cosa fanno i giocatori inglesi prima di una partita del Mondiale?
La risposta arriva direttamente da un ex veterano dello spogliatoio.

Il Mondiale di calcio è sicuramente l’evento più atteso e seguito al mondo. Per milioni e milioni di persone una semplice partita di calcio si trasforma in un vero e proprio rituale pagano irrinunciabile, al quale tutti sono i benvenuti a partecipare.

Nessuno però, in questi attimi concitati, sembra pensare a quei ragazzi che il campo lo calcheranno veramente e che durante tutto il corso dei 90 minuti sentiranno sulle spalle il peso delle responsabilità del destino di un’intera nazione. Certo, è il loro lavoro ed è giusto che siano preparati a dover fare i conti con simili palcoscenici, ma spesso si è portati a sottovalutare il livello di pressione a cui sono sottoposti.

Chi gioca a calcio lo sa, o come minimo lo può immaginare. La frase “anche io per X milioni farei quella vita lì” ormai, non ha più senso. È retorica, priva di senso e totalmente fuori luogo. Nelle ultime settimane, con il ritiro o l’addio alle rispettive squadre di club storiche di giocatori del calibro di Buffon e Iniesta, ci si è resi conto davvero quanto sottile la linea tra la stabilità mentale e il crollo emotivo.

Entrambe le leggende sopracitate hanno confessato di aver dovuto ricorrere a delle cure particolari a causa di un lieve forma di depressione che impediva loro di affrontare con serenità la vita quotidiana e di affrontare partite e allenamenti settimanali con la giusta mentalità. I soldi non fanno la felicità. Anzi, riformuliamo: forse fanno la differenza in certi aspetti, ma non siamo così sicuri che facciano la felicità.

E a questo proposito ha parlato, piuttosto recentemente, anche un giocatore che nel corso della carriera non è mai arrivato ai livelli di Buffon e Iniesta, ma che ha comunque giocato da titolare un Mondiale ed ha affrontato alcuni dei più grandi talenti dell’era moderna. Stiamo parlando di Robert Green, attuale secondo portiere dell’Huddersfield ed ex numero 1 del West Ham, che nel 2010 difendeva la porta dell’Inghilterra in Sudafrica.

In esclusiva al sito joe.co.uk, il 38enne inglese ha spiegato nel dettaglio come i membri di una nazionale affrontano la sera precedente di una partita valida per la Coppa del Mondo. Non aspettatevi chissà che cosa, ci è sembrato curioso riportare questo aneddoto per capire quanto in realtà i giocatori non vivano in un mondo ovattato come spesso vogliono farci credere.

“Una delle regole principali è quella di stare lontani dai telefoni o dagli schermi in generale. Si guarda poco agli altri e si pensa soprattutto a se stessi. Molti si rilassano isolandosi, altri cercano pace praticando la meditazione, altri ancora preferiscono una passeggiata all’aria aperta. Ognuno ha i suoi rituali ma la regola generale è quella di rispettare il compagno.”

E ancora.

“Alcuni si siedono nella camera da letto insieme ad altri compagni, si bevono una bottiglia d’acqua o una tazza di te e si rilassano. Nessun telefono, iPad o Tv. Il vero segreto però, è quello di continuare a vivere la routine di tutti i giorni fino all’ultimo. Distrarsi o pensare troppo all’avvenimento che si ha di fronte può essere dannoso. Fare quello che si fa sempre, senza strafare o sentirsi obbligati a fare gli straordinari solo perché è il giorno della partita”.

“Che senso avrebbe aspettare per mesi (o anni) il momento di esordire in una competizione come il Mondiale e rovinarsi l’emozione del momento per la troppa agitazione? Forse una volta scesi in campo si chiederanno dove sono i loro tifosi, che al Mondiale sono sparsi un po’ ovunque, ma quello è il minore dei problemi”.

Forse Harry Kane si sarà concesso uno strappo alla regola questa mattina invece che concentrarsi sulla partita di domenica contro Panama, ma in generale, vista la performance di ieri, tutti i ragazzi di Southgate devono aver seguito attentamente la loro routine, come confermato dal buon Robby Green.

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