Come il Millwall ha aiutato Panama a qualificarsi ai Mondiali

E chi se lo sarebbe mai aspettato il Panama ai Mondiali? Uno stato così piccolo, che nelle fasi di qualificazione al torneo è sempre apparso come outsider, si ritrova improvvisamente qualificato a Russia 2018. Parlare a posteriori di quanto il calcio panamense sia cresciuto nel corso degli ultimi anni sarebbe troppo facile, si rischierebbe di cadere nella trappola della retorica e finire per elogiare un progetto calcistico ancora in fase embrionale, ma comunque di larga prospettiva.

L’unica vera certezza, al momento, è data dal campo: Panama sta disputando il primo storico Mondiale della sua storia e, per quanto sfortunato sia stato nel sorteggio, vuole comunque godersi il viaggio in Russia, circondato dall’affetto di migliaia di tifosi accorsi da ogni parte del mondo per supportare la loro nazionale.

Per quanto possa sembrare scontato che il risultato ottenuto sia frutto del lavoro di un’intera comunità, a stupire la stampa internazionale, che fino a qualche mese fa conosceva Panama solo ed esclusivamente come paradiso fiscale, è stata l’adorazione e la totale fiducia che tifosi, giocatori e addetti ai lavori riponevano in una sola persona: Gary Stempel.

Nato a Panama nel gennaio del 1957, Gary si trasferì in Inghilterra a soli 6 anni dove crebbe insieme ai suoi genitore nella zona sud est della capitale. Rimarrà sul suolo inglese per ben 34 anni, dove svilupperà la sua passione per il calcio non tanto dal punto di vista tecnico-tattico, quanto dal punto di vista etico – culturale, che gli permetterà, a inizio degli anni 80 di diventare il Community Outreach Officer del Millwall.

Ok, tutto bellissimo ma: che diavolo è il community outreach officer? Sebbene questa figura non compaia così frequentemente nelle società moderne e, ad esempio, risulti tuttora sconosciuta per alcune leghe come la Serie A e la Liga Spagnola, fino a qualche decina di anni fa era considerato il vero e proprio collante tra la società di calcio e la propria fan base.

Spesso i club si assicuravano di essere concretamente presenti nella quotidianità dei propri tifosi, intraprendendo iniziative volte a coinvolgere sempre con maggior frequenza tutti coloro i quali desideravano contribuire alla vita quotidiana del club per il quale facevano il tifo.

E Gary, quel ruolo, lo svolse per il Millwall Football Club. Sembra essere una frase scontata, ma possiamo assicurarvi che non è così. In quegli anni la zona di Bermondsey era martoriata da criminalità, degrado e violenza, a tal punto che a livello sociale la situazione sembrava irrecuperabile. Nonostante le enormi difficoltà del caso, Stempel riuscì comunque a distinguersi per l’impegno e la dedizione che metteva nel suo lavoro. A quei tempi, lavorare in quelle condizioni, rimanendo quotidianamente a contatto con una delle comunità più difficili e pericolose di tutto il Regno Unito, non  doveva essere per niente facile.

L’esperienza però, lo aiutò molto. Tornato in patria, volle trasmettere tutte le sue conoscenze alla popolazione locale, per aiutarla a crescere, sia dal punto di vista sportivo che culturale. Del resto, con un background come Millwall, cos’altro poteva aspettarsi? Panama è ovviamente diversa, alterna un ricchissimo centro storico ad aree poverissime, dove la criminalità tuttora la fa da padrone.

Pur non disponendo di strutture adeguate, attrezzature degne di essere chiamate tali e dovendo combattere quotidianamente con la difficile società panamense, Gary non molla. Insieme ad un suo ex calciatore, organizza un campionato di calcio nel carcere cittadino, per aiutare i detenuti e sensibilizzarli nel loro percorso di crescita. Aiuta la comunità a capire che il calcio può essere davvero una valida via di uscita per evitare di finire nelle mani della criminalità. Non solo: recentemente sono stati alcuni giocatori a finire immischiati in crimini efferati come omicidi ed esecuzioni, a causa del loro coinvolgimento nelle guerre tra gang locali.

Il ruolo di Gary non è quindi solo quello del coach. Per la comunità panamense lui è un padre, una guida, un punto di riferimento al quale molti si ispirano per sognare un futuro migliore. La sua vera dote è quella di riuscire a lavorare prima sull’aspetto umano e poi su quello tecnico tattico. Una capacità innata, sviluppata nel corso della sua adolescenza grazie ai quotidiani avvicendamenti che caratterizzano una particolare zona del sud di est di Londra: la tanto odiata e temuta Millwall.