Don’t Look Back in Anger
Torna la nostra personalissima rubrica Hype Lions

Sulle note disincantate di “Don’t look back in anger” degli Oasis intonata dai tifosi trattenutisi sugli spalti dopo la bruciante sconfitta con la Croazia, si conclude ufficialmente l’avventura inglese a Russia 2018.

Cosa succede quando ci si deve svegliare dal sogno? Superate la delusione e l’amarezza iniziale, pervade quella sensazione di rivalsa, “I’m gonna start a revolution from my bed”, recitano i Gallagher e non c’è niente di più simbolico a rappresentare lo spirito attuale dei Three Lions.

Le lacrime e la tristezza che campeggiano sui post che i giocatori di Southgate sui vari profili social sono tutti accomunati da quell’impeto giovanile del voler trasformare le sconfitte in benzina per le vittorie future. Il futuro prossimo dell’Inghilterra appare luminosissimo, con una media età a loro favore, Harry Kane e soci stanno già puntando, infatti, alla finale di Euro 2020 che si giocherà, udite, udite, proprio a Wembley.

E se anche questo non sembra simbolico..

A parte le prestazioni più che positive di un gruppo apparso compatto e coeso sul campo, quanto fuori, dal mondiale russo, la squadra, così come tutti i tifosi e gli appassionati dei Three Lions, avranno molto da ricordare.

È risultato difficile non appassionarsi al gruppo di Southgate, non lasciarsi trascinare dal contagioso carisma dei singoli; sorprendersi dalla timidezza di un giocatore che invece sul campo sa ruggire , come Harry Kane; dalla compostezza e dall’impeccabile stile dell’allenatore, pare infatti che il suo tipico panciotto stia dettando le prossime tendenze in fatto di moda in Gran Bretagna; dall’ironia e dall’autoironia che ha reso questo un gruppo fantastico che ha saputo abbattere differenze socioculturali e di club.

Non si vedeva da tanto una squadra in grado di riuscire ad unire un paese in cui il calcio conferisce un’identità precisa di città in città, in modo così potente quasi da generare delle fratture apparentemente insanabili, invece, questa squadra si è rivelata estremamente seria e professionale quando richiesto ma ha giocato anche e soprattutto sulla leggerezza. Avete mai visto altre squadre utilizzare degli unicorni di gomma giganti in allenamento in piscina?

David Beckham, in un post pubblicato poco dopo la partita con la Croazia, ha riassunto il pensiero comune di numerosi tifosi britannici che si sono ritrovati, ad esempio, a tifare per Lingard nonostante durante l’anno i loro cuori battano sulle note di “You’ll never walk alone”. Gareth Southgate ha finalmente dato all’Inghilterra una squadra in grado di emozionare  e verso la quale è impossibile non provare empatia.

Con invidiabile British self control, dopo la partita che ha scalfito il mito di “It’s coming home”, il ct ha dichiarato che se da un lato ha fallito nella missione del mondiale, è riuscito però in quella di generare una rinvigorita concezione di patriottismo nei tifosi, attraverso i suoi giovani. E non è forse anche questo il senso del beautiful game?

Il potere di riuscire a rendere, almeno in apparenza, meno rilevanti perfino le tensioni politiche con la Russia, o temi sempre attuali come il razzismo, combattendoli attraverso una rosa multietnica che ha fatto parlare di sé conquistando il popolo del web.

Nessuno può obiettare che l’Inghilterra sia stata la regina dei meme di questo mondiale, cavalcando l’onda di “Football’s coming home” , protagoniste assolute sono state le battute su Harry Maguire, il quale in prima persona ha ceduto alla febbre da meme , quelli sull’incredulitá generale dopo che l’Inghilterra è riuscita finalmente a vincere ai calci di rigore, quelli in seguito alla scommessa fatta da Ibrahimovic e Beckham prima della sfida con la Svezia… insomma, la creatività degli appassionati di football si è sprecata.

Ma quello a cui porgiamo lo scettro di più hype dei Three Lions è, ironia della sorte, proprio colui che inizialmente avevamo definito il meno hype, Jordan Pickford.

Con poche manciate di presenze in nazionale alle spalle, il goalie dell’Everton puntava spedito verso il Golden Glove di Russia 2018, in cui ha stupito con parate mozzafiato e con il suo spirito da leader trascinatore, in un paese celebre per la non felice tradizione tra i pali e in un mondiale in cui molti suoi colleghi sono stati protagonisti in negativo.

Molto più che un gioco, molto più che calcio quello che é tornato a casa con l’Inghilterra.

A cura di Maria Russo

Etichettato