Once a Legend, always a Legend
Anche in un semplice trasferimento, Rooney è riuscito a fare la differenza.

Il suo ritorno a casa la scorsa estate era stato visto come un gesto di riconoscenza verso il club per il quale aveva sempre tifato e che lo aveva cresciuto e lanciato nel calcio professionistico. Wayne Rooney dice addio al Manchester United e torna a vestire la maglia dell’Everton. Un sogno. Un’utopia. Un trasferimento che fino a poche settimane prima sembrava irrealizzabile e che invece era diventato realtà.

Avrebbe potuto accettare le onerosissime offerte provenienti dalla Cina e cambiare aria per un paio d’anni ma pur di non lasciare la propria terra, ha deciso di dimezzarsi lo stipendio e rimettersi in gioco in un campionato competitivo e combattuto come la Premier League.

Delle tante persone che giusto 365 giorni fa avevano apprezzato il suo gesto, solamente alcuni hanno visto di buon occhio il suo trasferimento negli Stati Uniti delle scorse settimane. La firma con il DC United, il volo verso Washington e la presentazione: il tutto nel giro di 24 ore. Tifosi dell’Everton e appassionati di calcio inglese sbigottiti. Com’è possibile che il miglior marcatore della storia della nazionale inglese e del Manchester United abbia lasciato con così tanta semplicità l’Inghilterra.

I commenti si sono ovviamente sprecati, tanto che per risolvere ogni dubbio e placare le polemiche ci ha pensato lo stesso Wayne Rooney, protagonista di un’intervista fiume nella quale ha raccontato la reale motivazione che lo ha spinto, a soli 32 anni, ad abbandonare il campionato inglese.

Ho fatto un ragionamento che mi ha portato a una conclusione piuttosto semplice: che senso ha continuare a stare qui se non posso essere d’aiuto per la squadra e non posso dare ai tifosi quello che realmente mi chiedono? Non volevo essere un peso morto nello spogliatoio e così ho scelto di farmi da parte. Se non rientro nei piani dell’allenatore (Marcos Silva, ndr) preferisco andarmene e tentare le mie fortuna altrove che rimanere qui, in panchina e in attesa di chissà quale chiamata.

Poche parole ma ricche di significato. Qualche scandalo dovuto al vizio del bere, non cancellano quanto di buono fatto da Rooney nel corso degli ultimi 12/13 anni. Segnare è bello, vincere ancor di più, ma se non posso essere d’aiuto perché continuare a insistere sapendo di non avere nessuna possibilità di migliorare la situazione?

In un calcio sempre più dominato dagli sponsor e dagli accordi commerciali, Rooney ha dimostrato che pur non disponendo di qualità eccelse si può comunque fare la differenza.

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