Burnley – Blackburn: le 8 miglia più infuocate d’Inghilterra
Un viaggio all’interno del Cotton Mills Derby

Otto miglia. Questa la distanza totale che separa la città di Burnley (89.000 abitanti) da Blackburn (115.000), nell’East Lancashire, nord ovest inglese.

Le fabbriche tessili di un tempo che hanno reso prosperose queste aree, sono ormai solo un lontano ricordo lasciandosi alle spalle un declino postindustriale tale da avere un effetto corrosivo sulle sorti sociali ed economiche di entrambe le città. Il denaro europeo è stato investito nella regione in modo confuso, e sconclusionato, facendo cadere nel dimenticatoio un’area ai tempi famosa anche per i suoi mulini, scomparsi pure loro, oltre che ai ben più conosciuti panettieri. Ma c’è qualcosa di oscuro dietro alla sfida tra Burnley e Blackburn. Molti la descrivono come la più selvaggia rivalità del calcio britannico. Due città costruite e divise dal commercio di cotone ormai morto, che hanno fatto del football una questione di rivalsa sociale e cittadina.

Entrambi i club godono di un pedigree che risale ormai a più di 125 anni fa. I Blackburn Rovers si formarono nel 1875, il Burnley Football Club nel 1868. La loro prima sfida fu un’amichevole datata 1876, nella quale il Blackburn vinse 10-0, senza lasciare scampo agli avversari. Rovers che nel 1888, anno in cui fu istituita la Football League, contavano in bacheca già 3 FA Cup, al contrario delle 0 dei rivali. 

Quando il Burnley finalmente sconfisse il Blackburn per la prima volta, nella finale della Lancashire Cup del 1890, i giocatori ‘Clarets’ furono fatti  sfilare per la città su un bus scoperto. Erano stati proclamati la migliore squadra del Lancashire, che per i locali, a quei tempi, era sinonimo di miglior squadra del mondo. Da questo episodio, si presuppone, la rivalità inizio’ a crescere in maniera vertiginosa. Eppure l’odio reciproco tra le due fanbase ebbe origini molto più vecchie, sebbene il Blackburn avrebbe potuto facilmente scegliere rivalità ben più vicine (geograficamente parlando), come il Preston North End e Bolton Wanderers. Per il Burnley, invece, fu diverso, anzi. Fu quasi semplice. Con lo Yorkshire ad est e le Pennine Hills a nord e a sud, avevano una sola ed unica scelta ad ovest: il Blackburn.

Le storie dei due club vanno quasi di pari passo, tanto che entrambi possono vantarsi di essere membri fondatori della Football League e contare almeno un titolo di Campione d’Inghilterra in bacheca. I “Clarets” giocarono nella massima serie fino al 1976, prima di scivolare giù nelle divisioni più basse dei professionisti, e poi, nel 1987, quasi fuori dalla Football League. Il Blackburn invece, giocava spesso in campionati inferiori al Burnley, tant’e’ che per un certo periodo, dal secondo dopoguerra agli anni ’60, i due club coesistettero, attirando allo stadio persino le stesse persone, finché il clima non subì un brusco cambiamento a partire dagli anni ’70.

Prima dell’avvento degli hooligans, i tifosi facevano a turno per andare a vedere le partite casalinghe di entrambe le squadre, mentre le partite tra le due compagini (trovandosi in divisioni differenti) erano quindi limitate ai match di pre-campionato. Nel’72,  con la Lancashire Cup in programma, i tifosi del Blackburn, sul treno che li porta a Burnley, restano coinvolti in una imboscata da parte dei rivali prima di giungere in stazione. Questo giorno segnerà in modo definitivo la rivalità tra le tifoserie. “Carneficina sui binari” titolavano i giornali locali. Negli anni ‘80, dopo un breve periodo di pausa, la Lancashire Cup venne ripristinata, e le due squadre tornarono ad affrontarsi sul campo.

La Lancashire Cup, durante le pre-seasons, era una competizione che contava meno di nulla, ma significava tutto per i tifosi. Piuttosto che provare i giocatori, i manager giocavano con le loro squadre più forti, solo perché è quello che chiedevano i fan e non quello che desideravano fare gli stessi manager. Ma quando Kenny Dalglish prese il posto di manager nel 1991, i Rovers ritirarono la loro partecipazione. “Abbiamo idee più grandi”, disse a riguardo il manager inglese, tra il malcontento della tifoseria di Ewood Park. Forti del magnate dell’acciaio Jack Walker, i Blackburn stavano per intraprendere una corsa che li avrebbe visti vincere la Premier League appena 4 anni più tardi, nel 1995.

Un cambiamento ed un’evoluzione talmente epocale che i tifosi del Blackburn, nel corso di quegli anni fiorenti, non persero mai l’occasione di ricordare ai rivali del Burnley chi se la passasse meglio. Nel 1991, quattro tifosi dei Rovers affittarono un aereo, che alla coda portava uno striscione con un messaggio chiarissimo rivolto ai rivali: “UR Stayin down 4 ever, luv Rovers – ha, ha, ha” (“Restate giù di categoria, per sempre). L’aereo venne fatto sorvolare su Turf Moor, casa del Burnely, mentre i Clarets lottavano per ribaltare il 2-0 maturato contro il Torquay United, nel ritorno della semifinale dei play off della Quarta Divisione. Tutt’oggi la maggior parte dei tifosi di Burnley pensa che ad avere l’idea dell’aereo, fosse stato l’ex attaccante del Blackburn, Simon Garner, numero 9 dei Rovers dal 1978 al 1992, nonostante la negazione dello stesso Garner, abile e furbo nel ribadirlo anche nella propria autobiografia.

Ciononostante, lo status di Garner come idolo della tifoseria di Ewood Park, fa si che a Burnley venga odiato comunque tantissimo, nonostante le tre categorie di differenza e gli scontri diretti ridotti al minimo. Talmente odiato che, nella stagione ’81-’82, a Turf Moor il Blackburn s’impone nei minuti finali proprio con un suo gol. Accecati dalla rabbia i tifosi dei Clarets invadono il campo. Garner scappa nel tunnel degli spogliatoi, ma è proprio li che si trova di fronte un sostenitore del Burnley, che coltello alla mano, gli domanda: “Sei tu, quel fottuto bastardo di Simon Garner?”. Lui nega e, protetto dai suoi compagni, in mezzo alla ressa generale, riesce a raggiungere lo spogliatoio.

Garner però non era nuovo a questo tipo di situazioni. Durante il processo per il suo divorzio, a seguito delle pesanti offese rivolte alla corte venne condannato a scontare 1 mese di carcere nel penitenziario di Kirkham, nel Lancashire. Sempre lui, racconta, come all’interno dell’istituto di correzione, ci fosse un’ala dedicata ai tifosi del Burnley e una a quelli dei Rovers, che ovviamente, si sentirono in dovere di accogliere l’ex attaccante della loro squadra del cuore nella propria area di competenza.

“A causa mia, scoppiarono più risse in quel mese in cui stetti dentro che in un anno. Me lo confermò un secondino tifoso del Man Utd, che a pochi giorni del mio rilascio, incuriosito, mi chiese, ‘ma quante volte hai segnato contro il Burnley per farli incazzare così tanto?’”

A Blackburn, i tifosi dei Rovers non si vanteranno mai della loro città, ma senza dubbio non vi parleranno bene di Burnley. Un po’ come quando chiamano i loro vicini “The Dingles”, prendendo spunto da una famosa serie tv prodotta da ITV dal nome Emmerdale, nella quale appunto, si parla di disadattati sociali gravi. Talmente inferiori, pensano a Blackburn, che dopo un match a Burnley nel 2000, i Clarets cercarono il contatto più volte con la tifoseria rivale, non riuscendoci, e iniziarono a spaccare la loro stessa città. Famoso il siparietto tra Jack Straw, segretario al ministero degli esteri del Regno Unito, e grande tifoso del Blackburn, con Alastair Campbell, membro del partito laburista, e accanito tifoso dei Clarets, qualche giorno dopo quel match, in parlamento.

“Ultimamente, caro Alastair, non hai ancora distrutto il tuo centro città?”

I Clarets, invece, si ritengono una razza diversa. Ti diranno sempre che sono abituati ad essere presi a calci nelle palle, mentre quelli di Blackburn no. Non hanno manie di grandezza, perché sono abituati così, ad avere “lo sgabello tolto da sotto il sedere”, come dicono da quelle parti.  Le sconfitte hanno creato un cameratismo tra i tifosi che è speciale. A Burnley non hanno paura. A Burnley sono pieni di orgoglio. Non c’è nessuno a Burnley, che indossi qualcosa che non sia una maglietta dei Clarets, mentre a Blackburn, sempre più spesso, si vede gente in giro con la maglia del Man Utd quando la squadra va male.

Quando Walker rese famoso il Blackburn, otto miglia più in là, tutti pensavano che fosse tempo e denaro sprecato, perché i Rovers non hanno la stessa passione per il loro club che c’è dalle parti di Turf Moor. Il Burnley Football Club per molti in città è l’unica ragione di vita, e lo si può constatare andando in giro per i locali della cittadina durante la settimana. Nei vecchi pub, come nelle taverne, il discorso è sempre lo stesso: se il Blackburn avesse provato quello che hanno provato loro negli ultimi decenni, ne sono convinti, “Non ci sarebbe più un tifoso dei Rovers sulla faccia di questa fottuta terra”.

E dei  titoli negativi che Burnley, talvolta, riceve sulla stampa nazionale a causa della presenza del BNP, il partito nazionale britannico (vicino all’estrema destra), ai tifosi non importa. Burnley è una delle città economicamente più povere della Gran Bretagna, molte industrie hanno lasciato l’area, e il BNP si è agganciato in certe aree, inclusa Burnley, sperando di ottenere un punto d’appoggio. Per la stragrande maggioranza dei fan di Burnley non c’è assolutamente alcun problema con il razzismo. Anzi si, ti diranno, siamo razzisti, ma verso Blackburn.

Un po’ come quando, nel 1994, il Trelleborgs eliminò a sorpresa il Blackburn dalla Coppa Uefa. Il Trelleborgs. Una squadra svedese, composta per lo più da giocatori part time, che vivevano grazie agli introiti di un secondo lavoro. Fu un vero shock a Blackburn quella eliminazione, sebbene a qualche miglio più in là, dalle parti di Turf Moor, alcuni tifosi del Burnley ebbero l’opportunità di vendicarsi da quel famoso aereo volato sopra la loro città nel 1991. Per tutte le otto miglia che separavano le due città, sulle due strade principali, vennero eretti dei cartelli sui bordi delle due carreggiate, con la scritta “Burnley – Twin Town: Trelleborgs” ( Burnely – Città gemellata con Trelleborgs).

Una rivalità senza fine, quella del Cotton Mills derby, che affonda le sue radici in due senza eguali nel panorama calcistico del Regno Unito.