I padroni del Manchester United

In questo momento il Manchester United è molto più simile a una soap opera e non ad una società di calcio. Paul Pogba, Alexis Sanchez, Romelu Lukaku? Tutti giocatori indubbiamente forti ma privi della personalità necessaria per vestire la gloriosa maglia del Manchester United. Messi? Nemmeno lui riuscirebbe a risolvere i problemi di questa squadra. Anzi, sarebbe l’unica squadra al mondo nella quale farebbe fatica ad esprimere le proprie potenzialità.

E no, non stiamo delirando all’improvviso né ci sentiamo in grado di esprime giudizi di tale rilevanza. Stiamo semplicemente riportando le parole pronunciate questa settimana da Paul Scholes, leggenda dei Red Devils e unanimemente riconosciuto come uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio.

Difficile dargli torto in questo momento, vista e considerata la situazione nella quale versa il Manchester United, anche se le dichiarazioni, a primo acchito, possono sembrare effettivamente un tantino esagerate.

A dargli manforte, però, ci ha pensato direttamente Wayne Rooney da oltreoceano. Nelle scorse ore, infatti, l’attaccante del DC United ha rivelato alcuni aneddoti riguardanti il Manchester United di Sir Alex Ferguson, soffermandosi in particolare sulla gestione dello spogliatoio da parte dell’ex manager scozzese e delle regole, non scritte, che nessuno osava trasgredire.

“Una situazione come quella attuale non si sarebbe mai verificata nel mio Manchester United. Persone del calibro di Giggs, Gary Neville, Rio Ferdinand, Paul Scholes (me stesso compreso), che per quella maglia e quei colori avrebbero dato qualsiasi cosa, non avrebbero mai permesso che lo spogliatoio si riducesse in queste condizioni”.

“Avevamo in mano lo spogliatoio. Comandavamo noi. Sir Alex non doveva neanche preoccuparsi della gestione, si fidava completamente di noi e del nostro operato”.

E ancora.

“L’unica cosa sulla quale avrei da ridire, in relazione alle chiacchiere che sono circolate in questi mesi, riguarda il nostro metodo di gioco. Ho letto che il Manchester United di Ferguson era una squadra votata all’attacco, a differenza dello United attuale che pensa solo a difendersi. Non è assolutamente vero. Spesso giocavamo di contropiede, nient’altro. Anzi, la maggior parte delle volte gestivamo tatticamente la partita per poi affondare il colpo nel finale”.

Insomma, dopo aver risollevato le sorti del DC United, segnando 10 gol (e 6 assist) in appena 18 partite, l’attaccante più prolifico della storia del Manchester United e della nazionale inglese ha trovato il coraggio di dire la sua sulle vicende riguardanti la sua ex squadra.

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Wazza è sempre stato un ragazzo riservato e poco incline a rilasciare dichiarazioni di questo tipo, ma l’esagerata attenzione mediatica riservata al Manchester United in queste settimane, deve averlo toccato nel profondo. Lo United, quello vero, quello della Class of 92 e di Sir Alex Ferguson, non è morto. Potrà pure essere finito ma guai a darlo per morto. Quella squadra e quello spogliatoio erano qualcosa di grande di una semplice famiglia.