Il calcio inglese fa schifo

Premettiamo che questo articolo vuole rappresentare una sincera autocritica al calcio inglese, con l’obiettivo di sfatare tutti i tabù e i luoghi comuni che purtroppo, ad oggi, in molti continuano a ripetere. Vuole, altresì, essere uno sfogo al quale pensavamo da tempo e che non abbiamo mai avuto modo di mettere nero su bianco. Detto questo, cominciamo.

Il calcio inglese fa cagare. È vero. La Premier League, poi, non è parliamo. Un campionato costruito sul modello dell’NBA, fatto di intrattenimento, sponsorizzazioni multimilionarie che ne amplificano (e gonfiano) l’importanza e la bellezza con il solo scopo di attrarre un numero sempre maggiori di clienti. E su questo punto, ci teniamo a precisare, si tratta di clienti veri e propri e non di tifosi.

Un imborghesimento generale che ha portato gli stadi a riempirsi di turisti e diventare degli immensi cimiteri, all’interno dei quali non vola una mosca, nessuno parla, nessuno canta e l’atmosfera va via via peggiorando fino a scomparire. E pensate che negli stadi inglesi non si può né fumare né bere alcol. Che scempio.

Senza parlare delle squadre, che tutto allenano fuorché la tattica. Per carità, gli inglesi hanno sempre fatto della forza fisica, dell’agonismo e della velocità le proprie forza ma che si trovano a dover affrontare un avversario anche solo minimamente preparato dal punto di vista tattico, vanno in difficoltà.

E ancora non abbiamo parlato degli inglesi, intesi ovviamente come popolazione. Fanno colazione con fagioli e bacon, vivono in case piccole, strette e umidissime, hanno la moquette, non sanno fare la pizza e sono costretti a sopravvivere su un’isola dove piove 365 giorni all’anno.

Ci sarebbero poi gli hooligans, che in molti narrano aver visto scontrarsi lontano dagli stadi dopo aver organizzato l’incontro mesi e mesi prima su whatsapp. Per carità, non diciamo che non sia vero, ma questa leggenda non abbiamo ancora avuto modo di confutarla, al netto, lo precisiamo, di oltre 40 partite e 10 diversi reportage prodotti nel corso degli ultimi due anni, spostandoci dal porto di Southampton al cuore della Cumbria, passando per metropoli come Londra e paesini di provincia come Matlock. Ci fidiamo comunque di chi legge i giornali nostrani e nel corso di questi anni ha avuto modo di imparare tantissime cose sul calcio inglese, documentandosi poi con i video su YouTube e le leggende dei film come “Hooligans”.

E vogliamo della nazionale? Non vince un cazzo da più di 50 anni, non gioca una finale dall’alba dei tempi, eppure è pompata dai media senza un motivo preciso. Che vergogna.

Arrivati a questo punto, però, ribadendo con fermezza tutte le cose riportate qui sopra, ci sorge spontanea una domanda: e sti cazzi?

Cercate di capire. Il calcio inglese per noi, come per centinaia di migliaia di altre persone, è una passione, che faccia schifo o meno. Avete mai sentito qualcuno dotato anche solo di un neurone e mezzo insultare qualcun altro per avere una passione diversa dalla sua? Certo, esistono dei casi umani simili, ma non sono certamente da annoverare nella lista di persone la cui opinione è considerabile come facoltosa.

Al giorno d’oggi il web è pieno zeppo di fenomeni da tastiera che al netto dei loro 2, 5, 10 o 50 mila followers si permettono di sparare a zero, insultando altri solo ed esclusivamente per avere un’opinione diversa dalla loro. E ci sta, per carità. Anche Hitler ammazzava chi non la pensava come lui, ma non ricordiamo attestati di stima nei suoi confronti nel corso degli ultimi cinque o sei decenni.

Il calcio inglese, come quello polacco, turco, finlandese o, senza per forza esagerare, quello italiano, sono delle passioni. Per altri rappresentano addirittura un lavoro, ma per chi li segue cibandosi di news, storie, aneddoti e racconti, il calcio è una passione. Chi ha mai detto, ad esempio, che il calcio inglese è il migliore al mondo? Chi ha mai detto che il calcio inglese è il più bello di tutti? Nessuno. O meglio, noi mai ci azzarderemo di dire una cosa del genere, perché la bellezza del calcio, inteso come passione, è soggettiva.

C’è a chi piacciono le partite che finiscono 5-5, chi adora gli 0-0. C’è che preferisce uno stadio vuoto ma con una curva che canta e chi invece lo preferisce pieno ma più silenzioso. Come, sempre per esempio, c’è chi la mattina mangia fagioli e bacon e chi preferisce il latte con i biscotti. E il calcio inglese non è esente da critiche, anzi. Avendo avuto la fortuna (o la sfortuna) di essere esposto come nessun altro negli ultimi dieci anni, è ovvio che sia osservato con maggiore attenzione e i difetti si notino con maggiore facilità.

 

E non c’è nulla di male in nessuna delle due opzioni. Il calcio inglese fa schifo, o potrebbe per alcuni fare schifo, ma questo non impedisce a migliaia di ragazzi in tutto il mondo di seguirlo con attenzione, parlarne e discuterne quotidianamente su spazi dedicati. E sti grandi cazzi di chi, per amore del like, ha sempre qualcosa da ridire.