Ecco perché il calcio ha bisogno di tanti N’Golo Kanté

Prima lo storico titolo vinto con il Leicester City di Ranieri. Poi, appena dodici mesi più tardi, quello con il Chelsea. Infine, per chiudere in bellezza, la vittoria del Mondiale con la Francia. A farla breve, se c’è un giocatore che negli ultimi tre anni ha totalmente rivoluzionato il modo di fare e vivere il calcio, quello è senza dubbio N’Golo Kanté.

Il centrocampista francese si è sempre contraddistinto dagli altri giocatori per svariati motivi, che esulano, in alcuni casi, dalle qualità tecnico-tattiche individuali. Corre senza stancarsi per novanta minuti, aggredisce le caviglie dei giocatori avversari senza dar loro un attimo di sosta, recupera decine di palloni ogni partita e, quando gli capita, segna anche qualche gol.

Per un allenatore, avere in squadra un giocatore come Kanté è un vantaggio non indifferente. La consapevolezza di poter schierare a centrocampo uno dei giocatori più forti al mondo (nel ruolo di competenza, ovviamente) permette ai manager che hanno la fortuna di allenarlo di fare affidamento su una sorta di assistente/giocatore: Kanté, infatti, detta i tempi, guida i compagni in fase difensiva e li trascina con veloci ripartenze in fase offensiva. È dotato di un innato senso della posizione, ma soprattutto, nonostante la statura, riesce ad arrivare su ogni pallone.

Un vero e proprio funambolo, che non a caso nelle ultime tre stagioni si è tolto giusto un paio di soddisfazioni. Essere N’Golo Kanté però, non significa solo ed esclusivamente saper giocare a calcio. Oltre al campo, il francese ha sempre fatto parlare di sé per l’umiltà e la generosità dimostrate in occasione di eventi, incontri casuali di tifosi e chiacchierate con gli sconosciuti.

In estate, per esempio, lasciato a piedi da un amico dopo la consueta preghiera in una moschea dell’ovest di Londra, ha avuto modo di incontrare un uomo che non solo gli ha offerto un passaggio ma lo ha invitato a casa sua per il proseguo della serata. Secondo voi Kanté ha dubitato nel rispondere? Nemmeno per idea. È salito sull’auto vettura ed ha passato le ore successive a giocare alla playstation e riguardare gli highlights della giornata di Premier appena conclusasi.

Kanté è così. Prendere o lasciare. Nella sua testa la differenza calciatore professionista/uomo/tifoso/essere umano non esiste. Non esistono differenze sociali. Non esiste un motivo plausibile per rifiutare l’invito a cena di uno sconosciuto. A confermare il tutto, ci ha pensato direttamente Der Spiegel, la rivista settimanale tedesca che da qualche settimana terrorizza il mondo del calcio con una serie di rivelazioni relative ai contratti firmati dai calciatori, le dubbie provenienze dei fondi d’investimento che operano nel calcio e tutti quegli aspetti burocratici che esulano dai canonici 90 minuti di gioco.

E nonostante le accuse abbiano colpito alcuni big del calcio mondiale, come Mbappé che aveva chiesto al PSG di pagargli l’aereo privato e gli stipendi dei suoi collaboratori, Kanté è riuscito ancora una volta a venirne fuori… pulito!

Come rivelato dal giornale tedesco infatti, al giocatore sarebbe stata offerta la possibilità di essere pagato tramite un conto offshore con sede alle Isole Cayman, in modo da aggirare il sistema di tassazione inglese e aumentare il proprio guadagno netto. Ebbene, di netto, in questa storia, c’è stato solamente il suo rifiuto. Kanté ha chiesto di essere pagato normalmente dal Chelsea (che spingeva per l’operazione illegale sopracitata) nonostante sarebbe stato obbligato a pagare il 10% di tasse in più.

È normale, direte voi. Certo, è normale. O meglio, tutti dovrebbero fare così. Sappiamo bene, però, che tali operazioni sono molto più che frequenti tra i giocatori professionisti che militano nei top club europei. L’evasione fiscale di un’atleta spesso nasce proprio a causa di pagamenti effettuati tramite queste società con sedi nei paradisi fiscali e riconducibili a persone vicine o interne alle società.

E in un calcio sempre più influenzato da queste operazioni, uomini dell’onestà di Kanté servirebbero davvero come il pane.