Ma che diavolo è sto Boxing Day?

Il 26 dicembre è senza dubbio per i britannici (e non solo) il giorno del football, una festa collettiva, una celebrazione, un rituale laico che affonda le proprie radici agli albori del gioco, in grado però di conservare immutato il proprio fascino arcaico attraverso tre secoli, risultando allo stesso tempo incredibilmente attuale.

Per provare a comprendere, almeno parzialmente, l’immenso valore sociale, prima che sportivo od economico del Boxing Day è doveroso volgere lo sguardo alle sue origini, seppur apparentemente lontane e ormai sbiadite.

Storici e sociologi sostengono ormai all’unisono che il “giorno della scatola”, trasposizione tanto cacofonica quanto a noi utile, debba il suo nome all’antica consuetudine medioevale secondo alcuni, tardo romana per altri, di donare ai più bisognosi beni di prima necessità o simboliche somme di denaro all’interno di piccoli contenitori il giorno dopo Natale.

A Santo Stefano infatti, le chiese distribuivano ai fedeli le offerte raccolte durante l’anno ed i proprietari terrieri prima, gli industriali poi, erano soliti ricompensare i propri lavoratori con regali, ma soprattutto concedendo loro  una giornata libera da spendere con i propri cari.

Dalla seconda metà del ‘800 il Boxing Day divenne inoltre sinonimo di sport,  sport che da passatempo per giovani benestanti in breve coinvolse le masse, le partite di calcio, rugby e cricket disputate durante il periodo festivo attiravano folle sempre più numerose, trasformando l’evento in sè in un occasione di condivisione e incontro  per l’intera comunità.

È datato 26 dicembre 1860 il primo match ufficiale nella storia del football, in cui si sfidarono Sheffield FC e Hallam FC, le più antiche società calcistiche al mondo, partita che terminò 2-0 malgrado l’inferiorità numerica dal 1’ dei “padroni di casa”, all’epoca infatti non vi erano ancora un regolamento condiviso che definisse il numero di giocatori schierabili, ma poco importa, la passione per il gioco aveva ormai contaminato irreversibilmente gli inglesi.

Dovranno passare oltre venti anni prima della nascita della First Division, avvenuta nel 1888, anni in cui il football venne raffinato nella sua forma, nella tattica ed organizzazione, fra gli artefici di questo processo Francis Marindin, per sedici anni presidente dell’FA (1874-1890), risulta essere fra i più  influenti nonché il padre del Boxing Day come lo conosciamo oggi, fu lui infatti a ottenere che si giocasse durante le festività invernali Natale (fino al 1958) e Santo Stefano compresi, intuendo le potenzialità e l’importanza di tale scelta come si evince dalle sue parole:

“E’ il Boxing Day, un giorno importante per la nostra comunità. Il calcio farà la sua parte, sarà il regalo ai bisognosi, una partita aperta a tutti con le squadre che si preoccuperanno di offrire da mangiare e da bere a bordo campo ai tifosi”.

I 129 Boxing Day fin qui disputatisi hanno scritto pagine indelebili della storia del calcio d’oltremanica, risultando spesso essere giornate totalmente imprevedibili, l’indimenticabile Matt Busby lo definì a ragion veduta “Surprise Day”, sarebbero innumerevoli gli incontri epici giocati su campi innevati incorniciati da terraces gremite con punteggi sorprendenti da citare ed è impossibile in tal senso non ricordare le 66 segnature messe a segno nel 1963.

Football e Boxing Day, Boxing Day e football sembra quindi un binomio indissolubile, capace di attraversare indenne tutte le ere non solo calcistiche ma anche sociali ed economiche, uscendone seppur modificato comunque rinforzato, malgrado le critiche che spesso sono state rivolte da parte di addetti ai lavori all’FA rea di stilare un calendario troppo denso per i club.

Le percentuali di riempimento degli impianti, dalla Premier League alle leghe amatoriali registrate  durante il Boxing Day sono le più alte dell’anno (oltre il 95%), e la visibilità a livello globale tocca il suo apice proprio a Santo Stefano, rendendo quindi questo giornata atipica, quasi anacronistica il migliore spot per il calcio inglese.

Avvicinare il calcio alle genti  e la genti al calcio è quindi il vero e unico filo conduttore nella storia  del Boxing Day, al di là dei mezzi e delle modalità, del tentativo, per alcuni riuscito, di trasformare il nostro sport in un semplice prodotto commerciale, il tifoso in un cliente, il football nella sua essenza più pura e semplice è passione, sofferenza e condivisione ed è ciò che ogni 26 dicembre abbiamo la fortuna di vivere.

A cura di Nicoló Palmiotta