Defoe, Gerrard e i Rangers: questione di cuore e lealtà

18/09/11-29/12/18. Oltre sette anni, ottantasette mesi, duemilaseicentocinquantanove giorni.
Sì, 2659 albe ed altrettanti tramonti ha dovuto attendere la metà lealista e protestante di Glasgow per svegliarsi dall’incubo, per cacciare i fantasmi, per riconquistare l’Old Firm nei 90’. Dal poker targato Naismith (23’- 90’+3’), Jelavic (55’) e Lafferty (67’), alla conclusione sporca ma vincente di Ryan Jack, allo scadere del primo terzo di gara sembrano, anzi sono, passate ere non solo calcistiche per i Gers costretti, dalle ormai note vicende economico-giudiziarie, a ripartire dagli inferi della quarta serie scozzese ed a intraprendere un percorso tanto ostico, quanto inaspettato e inusuale per la squadra più titolata del paese.

Risalita che è passata attraverso cinque allenatori, decine di giocatori, una gestione oculata e un progetto tecnico di buon livello in grado di riportare i Glasgow Rangers nei piani nobili della Scottish Premier League, ma se sei un Glaswegian che sanguina in blu, il tuo pensiero sarà sempre anche rivolto all’altra metà della città, quella che non riconosce la regina, la rivale di sempre quella bianco verde in grado di monopolizzare il campionato per sette interminabili anni.

Il punto di svolta, o se preferite turning point, della nuova era Gers è da far coincidere con la scelta, senza dubbio coraggiosa da parte della dirigenza avvenuta in estate, di affidare la panchina ad un allenatore, il sesto dalla rifondazione, senza alcuna esperienza in prima squadra il cui nome è però capace di toccare e scuotere gli animi di chi ama il football: un trentottenne del Merseyside che di nome fa Steven e di cognome Gerrard.

Un Uomo prima che un Capitano e un giocatore, da sempre in grado di guidare una squadra, che sia dal centro del campo o da un area tecnica poco cambia, ma anche e soprattutto di entrare in simbiosi con la sua gente, non può essere quindi una mera e fredda coincidenza che dopo dodici Old Firm senza vittorie in campionato (9 sconfitte e 3 pareggi), due sconfitte in League Cup e una sola affermazione (ai calci di rigore nel 2016) in tre confronti in Scottish Cup per un computo totale di 41 segnature subite a fronte di 10 realizzate, il 415esimo derby più antico del mondo sia stato conquistato al primo tentativo proprio dal neo tecnico ex Liverpool.

Il peso specifico di una figura come quella di Gerrard, all’interno di una società tanto gloriosa quanto in cerca di riscatto, è difficilmente misurabile nell’insieme, ma basti pensare al ruolo fondamentale da lui ricoperto nella recente scelta, da parte del talentuoso attaccante Jermain Defoe, di sposare la causa Gers raggiungendo così il compagno e capitano ai tempi del Liverpool per intuire le potenzialità di Steven per il futuro dei Rangers.

Tale trasferimento, al di là dell’indubbio peso tecnico e qualitativo, ha però assunto una connotazione più intima, che affonda le proprie radici nel rapporto di profonda e vera amicizia nato fra Defoe e l’indimenticato Bradley Lowery, il giovanissimo tifoso dei Black Cats, che non riuscì a vincere la sua battaglia più grande lasciando questa terra nel luglio del 2017 a soli sei anni,ma che ci ricordó per l’ennesima volta l’infinito potere del football al di fuori del rettangolo di gioco. Il piccolo Bradley, secondo la madre, avrebbe infatti espresso al suo amico, prima che idolo, quasi in punto di morte il desiderio di vederlo indossare la leggendaria uniforme light blue in quanto da sempre tifoso Rangers come suo padre e suo nonno prima di lui; Defoe ha quindi onorato la sua memoria giungendo in prestito per 18 mesi dal Bournemouth.

Gli ingredienti sembrano quindi esserci tutti, un popolo in cerca di riscatto dopo anni di totale sofferenza ma soprattutto orgoglio e devozione alla causa Gers, un nuovo attaccante in grado potenzialmente di alzare il livello dell’intera Scottish Premier League, una situazione di classifica incoraggiante, un giovane allenatore,che malgrado non sia riuscito a riportare il titolo sulla sponda Reds del Mersey, potrebbe pareggiare i conti con gli dei del calcio regalando ai Rangers il cinquantacinquesimo titolo, il più importante di sempre.

A cura di Nicolò Palmiotta