Higuain serve davvero a questo Chelsea?

La sensazione, anche questa volta, è che l’opinione dell’allenatore, al Chelsea, non valga assolutamente nulla. È successo in passato con Mourinho prima e Conte poi, diventati sin da subito burattini di una società che non opera al fine di migliorare la squadra, bensì con l’obiettivo di attirare a sé i grandi nomi sperando che i tifosi, o chi per essi, apprezzino gli sforzi economici.

Una grande squadra, però, non si costruisce solo con i soldi. A farla da padrone ci sono, prima di tutto, i progetti a lunga durata studiati a tavolino tra società e staff tecnico e successivamente le mosse da attuare sul mercato per aiutare l’allenatore a costruire una squadra a sua immagine e somiglianza. Non si può pretendere di far funzionare un progetto come quello che il Chelsea ha intenzione di sviluppare con Sarri e il suo staff comprando giocatori a caso solo basandosi sulle statistiche.

Lo stesso Pulisic, acquistato dal club negli scorsi mesi, non è mai stata un’espressa richiesta del tecnico campano, che lo ha poi confermato di fronte alle telecamere, ma un’idea contemplata e messa in atto dal Direttore Sportivo e i suoi assistenti. E il rischio, con Higuain, è quello di ripetere un errore che negli ultimi anni a Stamford Bridge ha portato a ben 3 cambi di panchina.

Arrivati a questo punto, la vera domanda da porsi è: perché mai l’attaccante argentino dovrebbe rappresentare un limite per Sarri e il suo Chelsea? La risposta è presto detta. Nel suo primo Napoli, Sarri aveva fatto in modo di far ruotare tutta la squadra attorno a Higuain, un po’ come fanno tutte le grandi squadre con i loro attaccanti di riferimento. Il Real Madrid lo ha fatto per anni con Ronaldo, il Tottenham lo fa con Kane, il Manchester United lo ha fatto per un’intera stagione con Ibrahimovic, il Bayern Monaco lo fa con Lewandowski e via dicendo per tutti i principali top club europei.

Nella sua seconda stagione al San Paolo, il tecnico italiano riuscì a fare a meno di Higuain, costruendo una squadra che giocava molto di più a calcio e non dava nessun punto di riferimento agli avversari. Callejon, Martens e Insigne si alternavano nel ruolo di “protagonisti” della manovra offensiva, scambiavano il pallone velocemente così da far avanzare la linea difensiva avversaria e  affondavano il colpo. Così facendo, i partenopei racimoleranno 91 punti (record storico per il club) assimileranno uno degli stili di gioco più belli ed efficaci di tutta Europa.

Sin dal suo arrivo a Londra, Sarri ha tentato di fare la stessa identica cosa con il Chelsea. Sapendo di dover fare affidamento su due punte come Giroud e Morata (non proprio i migliori interpreti per il suo gioco), ha tentato di riadattare gli altri giocatori offensivi cambiando le loro posizioni in campo. Jorginho è diventato regista, Kanté si è spostato sulla destra, Hazard fa più o meno il lavoro che faceva Martens a Napoli, mentre Pedro e Willian si interscambiano un po’ come erano soliti fare Insigne e Callejon.

E adesso, tutto d’un tratto, Sarri dovrà nuovamente stravolgere il gioco della sua squadra, che sin dalle prime settimane è sembrato poter essere (finalmente) una toccata d’aria fresca per tutto l’ambiente. Hazard e Barkley si sono dichiarati “rigenerati” dal cosiddetto Sarri-Ball, mentre Kanté nonostante la nuova posizione si riscoperto “goleador“. Con Higuain, tutto torna, più o meno come prima. Sarri, a gennaio, dovrà reinventarsi un nuovo stile, molto simile al suo primo Napoli ma comunque difficile da attuare a stagione in corso.

Un’operazione di mercato senza dubbio di alto livello (Higuain garantisce comunque 15/20 gol a stagione) ma deleteria per quanto il Chelsea, e Sarri, avevano fatto fino a questo momento. Una nuova sfida per il tecnico italiano, già alle prese con le pressioni della stampa inglese, l’impazienza dei tifosi e le difficoltà d’adattamento al sistema calcistico inglese.