Il paradosso di Nottingham

Nel cuore del Regno Unito, il Trent, con il lento incedere delle proprie acque, scandisce da sempre tempi e vita dei centri abitati sorti, fin dall’ antichità, sulle sue sponde. Dalla seconda metà del 1700, il fiume che scorre attraverso le Midlands per poi sfociare nel Mare del Nord, acquisí grazie alla sua posizione una nuova centralità, divenendo uno dei fulcri della prima rivoluzione industriale; lungo i 297 km del suo corso sorsero fabbriche e stabilimenti tessili, in grado ti attirare milioni di lavoratori da tutta Europa.

L’incremento demografico senza precedenti segnò a fondo e irrimediabilmente lo scenario, trasformando, in meno di un decennio, gli insediamenti preesistenti, da centri di cultura medioevale a città sovraffollate.
Il Trent venne quindi inevitabilmente inglobato dai sobborghi di Stoke, Derby, Nottingham, Scunthorpe, perdendo man mano il ruolo di confine naturale; per poi riacquisirlo, seppur in un contesto nuovo e con accezione totalmente diversa quasi due secoli dopo, nei primi del ‘900 quando, nella città che diede i natali alla leggenda di Robin Hood, la società di calcio professionistico, ancora in attività, più antica al mondo (1862), e l’unica che avrebbe poi vinto più Coppe dei Campioni che titoli nazionali, scelsero di stabilire le rispettive dimore a meno di 300m di distanza separate dalle sole acque del fiume, che divide da allora fino alla presunta eternità le anime calcistiche di Nottingham.

Notts County e Nottingham Forest, fondate oltre un ventennio prima della nascita del primo campionato inglese, si trovano alle radici dell’albero genialogico del football mondiale. Da sempre nel calcio professionistico ma con destini parsi spesso lontani, il passato ha visto i bianconeri costretti ad osservare da vicino, troppo vicino le pagine di Storia scritte dai più “giovani” Forest sul finire degli anni ‘70, a sud del Trent, nel sensazionale City Ground, sotto la guida illuminata di Brian Clough. È quindi complicato, per certi versi impossibile paragonare le due realtà, il Trentside Derbies, disputatosi in circa cento occasioni fra First, Second, Third Division, Fa Cup, League Cup, Coppa Anglo-Italiana e Nottinghamshire County Senior Cup, è divenuto sempre più raro, (solo uno disputato dal 1994) attenuando una rivalità altrimenti viscerale.

È dal 9 agosto 2011, dallo spettacolare match di League Cup vinto dai “Reds”, che il popolo di Meadow Lane non affronta i più blasonati dirimpettai, per tentare di riaffermare la supremazia cittadina, a causa di un’ormai cronica e a tratti malinconica differenza di categoria, divario che priva il panorama calcistico di un derby d’altri tempi.

La stagione in corso potrebbe sancire il distacco definitivo fra le due entità che popolano le grigie rive del Trent, il Notts County è infatti a un passo dallo sprofondare, dopo 157 anni, al di fuori del calcio professionistico, l’attuale ultima posizione in League Two unita all’eterna mancanza di investitori pare un epitaffio (quasi) già scritto per la squadra che ha donato i propri colori sociali alla Juventus.

Contemporaneamente, dopo oltre un decennio di totale anonimato, coinciso con un declino tecnico e societario che sembrava essere inesorabile, il Nottingham Forest, unica squadra ad avere vinto (per due volte) la Coppa Campioni e ad essere poi retrocessa nella terza divisione, sta ritrovando la propria dimensione, nono con vista sui playoff in Championship, con nuovi orizzonti, su tutti il restyling mozzafiato dello storico City Ground, potenzialmente in grado di ricollocare Nottingham nella mappa contemporanea del football europeo.

Mai le due sponde del Trent sono state così lontane, consci che, indipendente dalle categorie, County e Forest continueranno a vivere nel cuore dei propri tifosi e nella memoria degli amanti del football, l’augurio è che la squadra più antica del mondo possa mantenere la categoria, perché malgrado tutto il calcio professionistico a Nottingham avrà sempre due anime.

A cura di Nicoló Palmiotta