Il calcio ha bisogno del Leeds United

William Bill Shankly aveva ragione. Il calcio, dopotutto, non è altro che il sodalizio composto tra fattori ben distinti: giocatori, allenatori e tifosi. Gli altri ( i dirigenti) firmano solo assegni. Difficile esprimere un parere discordante a un pensiero di questo tipo almeno che voi non siate, per l’appunto, dei dirigenti.

E in questo momento storico, non esiste nessuna squadra (o club che dir si voglia) a livello europeo e mondiale che riesca ad esprimere il significato della parola calcio meglio del Leeds United. Dimenticate per un attimo il vecchio Leeds United, quello che molti (inglesi in particolare) hanno imparato ad odiare e quello che molti altri hanno invece adottato come squadra del cuore grazie alla lettura di libri (diventati poi film) come il Maledetto United o la visione di documentari legati alla figura di Brian Clough.

Quel Leeds, il “Dirty Leeds”, è ormai parte del passato. Di Billy Bremner e Don Revie non rimangono che due statue all’esterno di Elland Road, visitate mensilmente da decine di migliaia di tifosi e appassionati. Delle gloriose notti europee a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio degli anni 2000 restano delle foto appese all’interno dello stadio in uno dei corridoi che conducono alla West Stand. Per il resto, nulla è più come prima.

Oggi quel Leeds è diventato un modello (e non solo dal punto di vista gestionale) per tutto il mondo. Se ci limitassimo a prendere in esame i tre componenti del sodalizio millantato dal leggendario Bill Shankly, ci perderemo per strada tutti quei cambiamenti e quelle novità che hanno permesso al club di migliorarsi e diventare un punto di riferimento.

I giocatori ci sono. Personaggi come Kalvin Phllips, Jansson Pontus, Adam Forshaw o Jack Clarke, nonostante le giovani età e la naturale inesperienza, reincarnano perfettamente il modello di calciatori che ogni allenatore vorrebbe: passionali, capaci e sempre disponibili ad imparare dai più vecchi.

L’allenatore c’è. Ci viene difficile presentare, per l’ennesima volta, un totem del calcio mondiale come Marcelo Bielsa. Difficile anche solo pensare un allenatore più ossessionato di calcio come El Loco e il suo numeroso quanto esperto entourage.

I tifosi ci sono (e ci sono sempre stati). Una delle migliori, se non la migliore, tifoseria d’Inghilterra. Sempre presenti, in qualsiasi condizione climatica, in qualsiasi giorno della settimana e in qualsiasi posizione di classifica si trovasse la squadra. Rumorosi, folkloristici, passionali, autoironici e rispettosi dell’avversario: difficile trovare in giro per il paese una tifoseria che rispetti tutti questi parametri.

E i dirigenti? Ci sono? Beh, forse è proprio questo il motivo che rende il Leeds United una società modello a livello internazionale. Dopo anni di delusioni e prese in giro, i tifosi del Leeds possono godersi una maggiore stabilità anche dal punto di vista dirigenziale. Dall’arrivo di Andrea Radrizzani, la società è cambiata in positivo sotto quasi ogni aspetto. L’arrivo di Bielsa e gli ingenti investimenti alle infrastrutture hanno reso il Leeds United un club all’avanguardia sotto diversi aspetti.

Non solo, hanno fatto sì che non si guardi più a Leeds con diffidenza ma con ammirazione. La città stessa è cambiata. Rispetto a due decadi fa, Leeds è oggi una delle città più evolute e moderne di tutta l’Inghilterra, a tal punto che tantissimi big del mercato commerciale e finanziario hanno deciso di spostare lì il proprio quartier generale. E per una città che si evolve in continuazione, ci vuole anche una squadra di calcio all’altezza.

Si, è vero, anche Liverpool, Manchester United, Barcellona, Real Madrid (e chi più ne ha più ne metta) hanno dei tifosi passionali, dei giocatori unici, degli allenatori di altissimo di livello e possono contare su grandi città all’avanguardia. Hanno tutto, eccetto un presidente capace non solo di investire e gestire la società dal punto di vista economico-finanziario (cosa che le holding che gestiscono questi grandi club fanno quasi alla perfezione), ma umile nel calarsi totalmente nella realtà della quale ne è il responsabile, interagendo con i tifosi e ridando credibilità a una fanbase che negli ultimi anni, a causa delle troppe prese in giro e dei numerosi fallimenti (non solo calcistici) aveva perso forza e fiducia.

La Premier League ha bisogno di società di questo tipo. La Premier League ha bisogno del Leeds United. La Premier League necessità di poter contare sull’apporto di un club così importante. I tifosi di tutto il mondo devono sapere cosa voglia dire entrare a Elland Road per assistere ad una partita del Leeds United. Gli appassionati che ogni settimana ammirano dalla tv dei propri salotti le gesta di Hazard, Pogba e Aguero, devono essere riportarti alla realtà. Il calcio non è solo giochi di prestigio, macchine di lusso o Instagram stories. Il calcio è passione, rivalità e rispetto. Il calcio è un’esperienza mistica che in pochi altri posti al mondo come Elland Road si ha la fortuna di vivere.

Leeds, oggi, è questo. Una città in continuo fermento che sogna in grande. Marching On Together cantano a squarciagola i tifosi prima di ogni partita. E stando all’inferno attraverso il quale sono passati prima di godersi le recenti soddisfazione, c’è da credere che lo facciano sul serio.