Da un paesino di villeggiatura dell’Ayrshire a Wembley: la storia di Nuno Espirito Santo

Avreste mai immaginato che la carriera di uno degli allenatori più giovani e promettenti del panorama calcistico mondiale, fosse cominciata quasi per caso a Largs, un paesino di villeggiatura situato nel North Ayrshire, a circa 50 chilometri da Glasgow? O meglio, perché, secondo voi, un portoghese di nascita, con nessun precedente e nessuna affinità con la Gran Bretagna, dovrebbe fare i bagagli e trasferirsi per qualche mese in una cittadina che conta poco meno di 11 mila abitanti?

Beh, per avere una risposta esauriente a questa domanda dovreste avere la fortuna e l’opportunità di farla direttamente a Nuno Espirito Santo, attuale manager del Wolverhampton, che oltre ad essersi conquistato le prime pagine dei giornali grazie ai successi ottenuti in stagione, è riuscito a togliersi qualche soddisfazione personale, facendo risultato contro colleghi di ben più alto rango e con molti più anni di esperienza alle spalle.

Al momento della promozione dei Wolves in Premier League, in tantissimi si sono posti la stessa domanda: da dove diavolo esce quest’uomo? Come ha fatto in così poco tempo a plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza, trasmettendo ai giocatori la sua filosofia di gioco? Prima di vincere la Championship, quali risultati aveva ottenuto in carriera? Per dare una risposta a tutte queste domande, serve una lunga e dettagliata premessa.

Innanzitutto, Nuno Espirito Santo non si trovava a Largs per caso. La decisione di trasferirsi in quell’angolo di Scozia era arrivata dopo una lunga chiacchierata con altri due portoghesi di spicco come José Mourinho e Andre Villas Boas, che gli avevano consigliato il Inverclyde National Sports Centre come tappa iniziale della sua carriera di allenatore.

“Lì in Scozia ti danno l’opportunità di operare molte più ore sul campo e fare maggiore pratica rispetto ad altri centri sportivi specializzati nella formazione di nuovi tecnici”.

Tenendo fede a queste parole e ascoltando i consigli di due colleghi molto più esperti, Nuno parte in direzione Ayrshire. L’inizio non è semplice, ma le capacità vengono ben presto a galla.

“Una volta durante una sessione, lo vidi sostare dietro a una porta e osservare da lì la partita che si stava giocando nel campo centrale del centro. Mi avvicinai per chiedergli il motivo e mi disse era il modo migliore per osservare i movimenti e le dinamiche di gioco perché più coinvolti si è nella manovra, maggiore è la possibilità di prevedere le tattiche avversarie”.

Queste le parole di Jim Fleeting, direttore del centro e affiliato alla Scottish Football Association. In realtà Espirito Santo doveva ancora abituarsi a fare l’allenatore. Stava imparando, è vero, ma agiva e pensava ancora come un giocatore. E da ex portiere, quale altro posto avrebbe potuto scegliere per guardare una partita se non da dietro una delle due porte? Era solo una questione di prospettiva, che di lì a poco avrebbe abbandonato per sempre.

Nei mesi successivi, una volta completato il suo percorso, comincia a cercare il suo primo impiego. Non vede l’ora di applicare tutti gli insegnamenti ricevuti fino a quel momento in quell’angolo sperduto della Scozia. Poco dopo, arriva la chiamata del Rio Ave, club portoghese scampato per poco alla retrocessione. La stagione 2012-2013 è la sua prima da allenatore professionista e a colpire non è tanto il suo settimo posto in campionato a 3 punti da una potenziale qualificazione ai preliminari di Europa League, quanto la mentalità che trasmette ai giocatori sin dal suo arrivo.

“Chiamò capitano e vice capitano nel suo ufficio, già affollato dai suoi assistenti. Si presentò ma soprattutto ammise di voler portare il Rio Ave a giocare una finale. Una qualsiasi finale. Nello spogliatoio ci facemmo delle grasse risate ma a 3 anni di distanza da quelle dichiarazioni non avevamo giocato una bensì 3 finali. Non potevamo crederci”.

Così Tarantini, attuale giocatore del Rio Ave e tra i principali protagonisti del primo Rio Ave targato Nuno Espirito Santo, ricorda il suo ex tecnico. Come in seguito dichiarato dal giocatore, Nuno ha una capacità innata nel farti capire le varie fasi di gioco che cambiano durante l’arco dei 90 minuti. Ti aiuta e ti supporto nel tuo percorso, permettendoti di migliorare in fretta e insegnandoti metodi di allenamento efficaci. Ti adatta al suo schema, spiegandoti nel dettaglio ogni singolo passo da compiere. Non il movimento, ma il passo. È meticoloso, determinato e consapevole dei propri mezzi.

Dopo le tre finali nelle Coppe Nazionali (Supercoppa, Taca de Portugal e Taca de Liga) e una storica qualificazione europea (la prima nella storia del Rio Ave), arriva la chiamata del Valencia. Qui in soli 9 mesi ottiene il quarto posto in classifica, la successiva qualificazione in Champions League e si toglie la soddisfazione di battere il Real Madrid al Mestalla. L’avventura spagnola finisce per alcuni dissidi con la società, a tal punto che nel novembre del 2015 è lui a rassegnare le dimissioni.

Nel giugno del 2016 lo chiama il Porto, ma la sua seconda avventura portoghese non sorbisce gli effetti sperati. Arriva secondo in campionato alle spalle del Benfica e viene eliminato da tutte le coppe nazionali. L’insuccesso non lo spaventa, tanto che al termine della stagione, esonerato dal Porto, si accasa subito al Wolverhampton. L’obiettivo della società è chiaro: tornare in Premier League.

Un sfida che carica ancor di più Nuno, al quale sembra venire tutto facile sin da subito. Sarà la famigliarità con la temperatura (visto il suo precedente scozzese), sarà i tanti sudamericani/iberici presenti in squadra, tant’è che i risultati non tardano ad arrivare: al termine della stagione stravince la Championship, riporta i Wolves in Premier League dopo 6 anni e si gode il prolungamento di contratto.

Ad oggi, con ancora 2 mesi di partite da affrontare, il suo Wolverhampton è settimo in classifica (e quindi candidato per la qualificazione ai preliminari di Europa League), ha strappato punti importanti contro i migliori club del paese (tra i quali Manchester City, Manchester United, Chelsea e Tottenham) e si è conquistato la semifinale di FA Cup che giocherà a Wembley contro il Watford il prossimo 7 aprile.

Il suo Wolverhampton è una macchina quasi perfetta, alla quale mancano ovviamente gli interpreti di livello delle big. Nonostante l’arrivo di Ruben Neves, Moutinho, Raul Jimenez e Rui Patricio, all’ombra del Molineaux sanno quanta strada c’è ancora da fare per appaiarsi ai top club. Con Espirito Santo, però, tutto sembra possibile. Il suo stile di gioco, la sua organizzazione e i suoi metodi di lavoro sembrano funzionare in tutto e per tutto.

A Compton, nel centro sportivo del Wolverhampton, una delle prime cose che ha voluto cambiare sono state le scritte all’interno della palestra. Grazie all’ausilio di un professionista, ha fatto disegnare sul muro le scritte “Stay Humble” (Restate Umili) e “Protect the team” (Proteggi la squadra). Nulla più. Qualche parola per motivarli e poi l’immenso lavoro di ricerca, approfondimento e applicazione svolto quotidianamente insieme al suo staff. Per ora i risultati sembrano premiarlo, ma di questo passo, ne siamo certi, il settimo posto e una semifinale di FA Cup cominceranno a stargli stretti.