Quella volta in cui l’Arsenal giocò 17 partite in 46 giorni… e non vinse nulla!

Lunedì di Pasquetta, aprile 1980. L’Arsenal ha appena battuto il Tottenham nel derby di First Division e si appresta a un finale di stagione davvero emozionante. Ha la possibilità di vincere sia l’FA Cup che la Coppa delle Coppe, mentre in campionato avrebbe bisogno di un miracolo per conquistarsi la partecipazione a una competizione europea nella stagione successiva.

Quella vittoria sugli Spurs, arrivava dopo una settimana che aveva visti i Gunners impegnati in altre due partite nello spazio di soli 5 giorni. Insomma, nulla di nuovo rispetto ai tour de force ai quali sono abituati i top club nel finale di stagione, specialmente se impegnati in più di una competizione. Ne è un esempio il Manchester City che, ad oggi, si gioca ancora la vittoria della Premier League in un emozionantissimo testa a testa contro il Liverpool, deve recuperare lo svantaggio di un gol maturato contro il Tottenham nei quarti di Champions League ed è atteso dalla finale di FA Cup contro il Watford.

Guardiola, però, sa di poter contare su una rosa ampissima, che gli permette di partita in partita di cambiare gli interpreti senza però perdere di qualità. Una fortuna che l’allora allenatore dell’Arsenal, Terry Neill, non aveva. Anzi, non solo non poteva vantare una rosa ampia (solo 16 i giocatori a disposizione) ma a causa di una serie di infortuni e squalifiche, si vide costretto a giocare 17 partite nel giro di soli 46 giorni con appena 13 giocatori a disposizione.

Tutto era cominciato il 2 aprile, con la sconfitta esterna sul campo del Norwich per 2-1. Era proseguito con l’1-1 interno contro il Southampton il 5 aprile, la vittoria nel sopracitato derby contro il Tottenham a White Hart Lane il 7 aprile, passando per il pareggio casalingo con la Juventus il 9 aprile. Vi sembrano tante 4 partite in una settimana? Non avete ancora visto nulla.


Il 12 aprile l’Arsenal va a Sheffield per l’andata delle semifinali di FA Cup. A quei tempi le regole erano completamente diverse da quelle attuali. Semifinali in campo neutro e in caso di parità, si andava sì ai supplementari ma non ai rigori. Se dopo 120 minuti il risultato era ancora di parità, ci si giocava il replay e così via finché non veniva stabilito il vincitore. Il fato volle che quel giorno Arsenal e Liverpool pareggino con uno scialbo 0-0. Il 16 aprile si gioca il replay a Birmingham. Passano altri 120 minuti, ma il risultato è di 1-1. Sarà necessaria una terza partita.

Il 19 aprile l’Arsenal affronta ancora il Liverpool, questa volta in campionato. Ad Anfield finisce, stranamente, in pareggio sebbene per una volta non sarà obbligatori o andare ai supplementari per conoscere il vincitore. Il 23 aprile i Gunners volano a Torino, dove battono la Juventus per 0-1 assicurandosi l’accesso alla finale di Coppa delle Coppe contro il Valencia.

Passano solo 48 ore ed ecco l’Arsenal di nuovo in campo, questa volta a Highbury contro il modesto WBA, che però, sfruttando la stanchezza degli avversari, riesce a strappare un preziosissimo 1-1. Appena due giorni dopo, l’Arsenal è di nuovo in campo: a Sheffield c’è il terzo replay di FA Cup contro il Liverpool. Risultato? 1-1, ovviamente.

Per il 4° e ultimo replay dovranno aspettare solamente, si fa per dire, 3 giorni. Il primo giorno di maggio scendono in campo a Coventry per affrontare il Liverpool, ma questa volta trionferanno per 1-0 prima di arrivare ai supplementari. È il 3 maggio, l’ultimo match ufficiale dei Gunners si è giocato da poco più di 48 ore, ma   il calendario non fa sconti: sempre a Coventry, stavolta contro il Coventry City, gli uomini di Neill tornano a giocare una gara di campionato. Vincono 0-1 ma devono correre di nuovo ad Highbury dove due sere dopo affronteranno il Nottingham Forest.

A questo punto, arriva il primo periodo di “pausa” dall’inizio di aprile. Dal fischio finale della partita contro il Forest a quello della finale di FA Cup contro il West Ham del 10 maggio passano la bellezza di 5 giorni. L’Arsenal si trova a dover affrontare solamente altre 4 partite e potenzialmente potrebbe assicurarsi la vittoria di due trofei.

Il pomeriggio di sabato 10 maggio 1980 arriva, però, la prima doccia fredda. Gli Hammers vincono a sorpresa la finale, assicurandosi il trofeo per la terza volta nella propria storia, lasciando a mani vuote un Arsenal partito tra i favoriti alla vittoria finale. Una delusione atroce, che influenza anche l’altra finale, quella giocata il 14 maggio all’Heysel di Bruxelles contro il Valencia. Dopo 120 minuti giocati, le due squadre sono ancora sullo 0-0. Si vai rigori. I londinesi sbagliano solo un penalty, ma gli spagnoli sono più cinici e mettono a segno tutti e 5 i tiri a loro disposizione. La coppa vola in Spagna.

L’Arsenal, a questo punto, non ha più nulla da perdere. Perse due finali (e due coppe) nel giro di 4 giorni, gli uomini di Neill affrontano con il morale a terra le ultime due giornate di campionato. Il 16 maggio vincono a sorpresa per 1-2 sul campo del Wolverhampton ma solo 3 giorni più tardi, il 19 maggio, vengono travolti per 5-0 dal Middlesbrough.

Una conclusione forse troppo severa per un gruppo di ragazzi che nonostante le 17 partite in 46 giorni, sono riusciti a non vincere nulla, mancando addirittura la qualificazione all’Europa. Guardiola è avvisato: peggio di così al suo Manchester City non può proprio andare.