Il falso mito dell’Emptyhad Stadium

Nel corso di questi ultimi anni, con il City alla ribalta e l’arrivo a Manchester di alcuni dei più forti giocatori del panorama calcistico mondiale, l’attenzione di tifosi e appassionati si è concentrata sui diversi modi di interpretare il calcio da parte dei supporters delle due squadre. Da una parte il Manchester United, padrone indiscusso del calcio inglese, tra i club più vincenti di sempre e con un passato di successi senza eguali, dall’altra il Manchester City, acquistato da un fondo d’investimento saudita giusto una decina di anni fa e diventato, a suon di milioni, una delle squadre più forti e seguite al mondo.

Il paradosso, però, è relativo al numero di spettatori: nonostante il City vinca con regolarità da diversi anni, molto spesso le tribune dell’Etihad Stadium sono parzialmente vuote e offrono ai tifosi della squadra avversaria l’opportunità di sbeffeggiare i rivali accusandoli di essere una delle peggiori fan base del Regno Unito. Del resto, quando vedi migliaia di seggiolini liberi in un match fondamentale come gli ottavi di finale di Champions League o la semifinale di Coppa di Lega o, peggio ancora, in campionato quando a far visita è una diretta rivale al titolo, farsi due domande è assolutamente lecito.

Perché i tifosi del Manchester City sono così pochi? Perché non riescono a riempire lo stadio nonostante Guardiola (e gli sceicchi) abbiano creato un impero fatto di guadagni record, risultati fino a qualche anno fa possibili solo alla playstation e investimenti mirati alla crescita economica dell’intera città (la riqualifica dell’area circostante all’Etihad con la costruzione del centro sportivo e la realizzazione di nuovi complessi residenziali ne è la dimostrazione)?

Ecco, per affrontare questo argomento è bene fare una premessa. I soldi potranno pure comprare i campionati (come si è soliti dire quando una squadra acquista tutti i migliori giocatori e poi vince a mani basse tutti i trofei disponibili) ma non potranno mai comprare i tifosi. Del resto, nemmeno il Manchester United, che ha vinto più di qualsiasi altra squadra inglese negli ultimi 30 anni, ci è riuscita. Il prestigio acquisito dai Red Devils nel corso degli anni ha fatto sì che Old Trafford diventi meta di culto da parte di tutti gli appassionati di calcio e venga quindi regolarmente riempito da decine di centinaia, se non migliaia, di turisti e curiosi.

Con questo non vogliamo sminuire la tifoseria dello United, da sempre una delle più passionali, ma è chiaro che i 76 mila che popolano il Teatro dei Sogni ogni weekend non siano tutti tifosi. Anzi, spesso capita di incappare in qualche estraneo, capitato per caso da quelle parti e semplicemente interessato ad assistere all’evento sportivo, senza conoscerne le regole e le usanze che lo contraddistinguono.

E il City, che solo ora comincia a vincere con regolarità, è un club che ancora non è riuscito a imprimere il proprio nome nella storia. È un club relativamente “giovane”, che nel corso della sua esistenza ha sempre militato a cavallo tra la seconda e la terza divisione, rischiando più volte di fallire miseramente.

In quegli anni di buio totale, dove solo poche migliaia di tifosi supportavano il City con fierezza, tutta la fan base si è rafforzata (dal punto di vista della passione e della lealtà) ma non è aumentata dal punto di vista numerico. È stato grazie alle delusioni, alle cocenti sconfitte e ai fallimenti che il Manchester City è riuscito a costruire attorno a sé una comunità solida, fatta di tifosi leali al proprio credo ma facenti comunque parte di un’estrazione sociale in linea con gli standard cittadini.

Manchester è una città in evoluzione ma storicamente povera, dove la criminalità e il degrado avanzano inesorabili in alcune aree della periferia e dove anche chi quelle strade le conosce meglio di casa sua, avendoci vissuto un’intera vita, fatica a riconoscerle. Chi tifa Manchester City adesso, sono le stesse persone che tifavano Manchester City 20 anni fa. Quei 20-30 mila che non mancavano mai a Maine Road, sono gli stessi 20-30 mila che ogni domenica riempiono gli spalti dell’Etihad Stadium.

Purtroppo, però, non bastano. Lo stadio è più grande, molti seggiolini rimangono inoccupati e i cori di scherno dei tifosi avversari risuonano con regolarità ogni qualvolta il City non riesce a fare sold out. Il problema è che quei pochi che già c’erano, faticano spesso ad acquistare i biglietti per le partite, specialmente quelle di coppa. E non perché non ce ne sono, ma perché costano troppo.

Molti tifosi riescono a malapena ad abbonarsi (il City vanta alcuni degli abbonamenti più economici di tutta la Premier League, soprattutto per i più giovani) ma i loro guadagni e le spese quotidiane impediscono loro di seguire la squadra ogni weekend. Alcune aree periferiche della città registrano una soglia di povertà superiore al 50% della popolazione e molti di loro sono fortunati a permettersi un abbonamento (magari risparmiando per un’intera stagione) mentre altri semplicemente si devono accontentare del pub o del divano di casa.

È un problema sociale che esula dal calcio e tutte le dinamiche ad esso correlate, sebbene la società abbia fatto tanto in merito in questi anni e continui ad aiutare i propri tifosi. Famiglie intere di Citizens devono oggi rinunciare ad assistere a una partita di calcio proprio perché non possono più permetterselo. Un padre di famiglia sa che se vuole portare i propri figli allo stadio ogni domenica, dovrà spendere almeno il doppio di quanto spendeva fino a una decina di anni fa e per questo motivo sceglie di rinunciare. A malincuore, ma deve rinunciare.

Capita spesso che quando il City gioca in casa, i pub attorno allo stadio siano pieni di gente. Perché tutte quelle persone invece che guardare la partita in piedi davanti a uno schermo non vanno allo stadio? Perché non se lo possono permettere. E tra loro c’è gente che per 20 o 30 anni non si è persa una partita, che allo stadio ha cominciato ad andarci con il padre e il nonno all’età di 5 anni o che fino a poco tempo fa riusciva a seguire la propria squadra sia in casa che in trasferta con regolarità.

Il mito dell’Etihad Stadium, o Emptyhad, come sono soliti chiamarlo i tifosi avversari, nasce proprio da qui, da una città che non fatica a risolvere problematiche sociali ben più gravi del costo di un biglietto per una partita di calcio e che di conseguenza vanno poi ad influenzare chi questo sport era solito seguirlo con passione e dedizione, spendendo magari qualche centinaio di sterline in meno.