Mario Gotze racconta Jurgen Klopp

Il suo nome è Mario Gotze, gioca nel Borussia Dortmund e nel palmares vanta il gol decisivo nella finale del Mondiale giocato in Brasile nel 2014, grazie al quale la sua Germania ha battuto l’Argentina e conquistato il 4° trofeo iridato. Nonostante un inizio di carriera promettente, una serie di infortuni gli hanno impedito di giocare con continuità a tal punto che dopo aver aiutato il Borussia Dortmund di Klopp a vincere la Bundesliga e raggiungere la finale di Champions League, si è trasferito al Bayern Monaco con la speranza di affermarsi a più alti livelli.

I tre anni trascorsi con la maglia dei bavaresi lo hanno visto accumulare 114 presenze e 36 gol e arricchire il proprio palmares con 5 trofei nazionali (3 campionati e 2 coppe), ma non lo hanno mai visto essere un reale protagonista. Molte volte si è dovuto accontentare di semplici spezzoni di partita o di partire da titolare in partite poco importanti per il proseguo della stagione del Bayern Monaco.

A definire il talento di Mario Gotze, però, non è stato né quel gol nella finale del Mondiale, né l’esperienza accumulata negli anni passati con addosso la maglia del Bayern Monaco. Per sua stessa ammissione, a dare permettere al suo talento di definirsi ed esprimersi senza la pressione alla quale la maggior parte dei giocatori professionisti è sottoposta, è stato un certo Jurgen Klopp, fautore dei successi del Borussia Dortmund a cavallo tra il 2010 e il 2013 e oggi protagonista assoluto sulla panchina del Liverpool. Il manager tedesco, grazie al suo comportamento, i suoi insegnamenti e il suo carattere bonaccione gli hanno dato la possibilità di diventare un calciatore di caratura mondiale e di migliorarsi soprattutto dal punto di vista umano.

“Ricordo ancora, con piacere, quando mi affaccia al calcio professionistico. Alla fine è lui che mi ha fatto esordire in prima squadra e mi ha permesso di farmi notare. Però all’inizio facevo fatica a capirlo, perché cambiava atteggiamento a seconda delle situazioni. In allenamento ti si avvicinava tutto incazzato, smascellava stringendo i denti e ti urlava “Dai! Devi impegnarti! Mettici più passione”, poi una volta negli spogliatoi ti veniva vicino e ti faceva domande assurde tipo “Ciao Mario, allora come va? Parliamo un po’ della tua vita.. cosa sta succedendo? E se ci fate caso, questo è il suo modo di essere anche adesso, davanti alle telecamere, prima o dopo le partite. Il Jurgen Klopp che non vedete durante il giorno è lo stesso che vedete in conferenza stampa. Naturale, spontaneo e senza peli sulla lingua”.

Così Gotze ricorda il suo primo tecnico, in una lunga confessione rilasciata al celebre portale The Player’s Tribune. Oltre al Klopp allenatore, però, c’era anche il Klopp amico, diverso nei modi ma pur sempre uno spasso.

Una volta l’ho beccato in aeroporto. Lui stava andando a farsi il trapianto di capelli, io tornavo da una vacanza. Abbiamo scambiato due chiacchiere poi andando via, mi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto “Mario, guarda che poi mi faccio dare il numero dello specialista”. Io non capivo, ero un po’ confuso, tanto che gli chiesi il perché. A quel punto mi guardò ridendo e disse: “Potresti averne bisogno anche te, non fare tanto il bullo perché sei pieno di capelli”.

E ancora.

“Klopp è così. Non ho mai più avuto un allenatore che sapesse essere così naturale con i suoi giocatori. Ti trasmetteva tranquillità e ti permetteva di lavorare in pace, senza troppa pressione. Sono felice di vederlo ora sulla panchina del Liverpool, perché sta ottenendo tutto quello che di buono ha fatto in questi anni”.

Insomma, il Borussia Dortmund sarà pure una squadra ancora in costruzione e ricca di giovani interessanti, che magari farà fatica ad affermarsi a livello internazionale, sebbene già in questa stagione ha dimostrato di saper fare delle ottime cose, ma sa di poter contare su un ragazzo di 27 anni, con alle spalle un passato ricco di vittorie, che gli hanno forgiato il carattere e lo hanno reso un veterano di questo sport. Qualità che, senza l’aiuto di Jurgen Klopp, probabilmente non si sarebbero palesate così in fretta e non gli avrebbero dato la possibilità di togliersi così tante soddisfazioni.

Un po’ come i vari Mané, Salah, Alexander-Arnold e Robertson, dei bravi giocatori che, molto probabilmente, senza Jurgen Klopp non sarebbero diventati i campioni che sono oggi. Da qualunque parte lo si guardi, il manager tedesco non sembra avere difetti.