L’eterna giovinezza di David Beckham

In molti hanno avuto modo di giudicare la sua carriera, accusandolo di essersi concentrato maggiormente sulla sua immagine personale (e quella della propria famiglia) piuttosto che sull’aspetto sportivo/calcistico. E in effetti David Beckham, oltre che un ottimo calciatore, ha sempre rappresentato un vero e proprio simbolo di classe ed eleganze prestate al mondo della moda.

Qualsiasi taglio di capelli, qualsiasi vestito o qualsiasi tipo di attività svolgesse, la figura di David Beckham ne usciva sempre pulita. Potevi letteralmente prenderlo a pugni, riempirgli il viso di ematomi che sarebbe comunque stato scelto tra mille altri candidati per uno shooting di qualche firma d’abbigliamento o di prodotti cosmetici.

Ebbene, oltre a tutte queste qualità, non propriamente collegate al gioco del calcio, lo Spice Boy è riuscito a racimolare una discreta sfilza di successi, riempiendo la propria personalissima bacheca di medaglie e trofei. Ha militato in alcune delle squadre più forti e vincenti della storia come il primo Manchester United di Sir Alex, il Milan, il Real Madrid dei Galacticos, il PSG ed è stato forse uno dei primi ad esplorare la MLS, riuscendo ad attirare l’attenzione dei media di tutto il mondo nonostante i motivi per parlare di quella parte di mondo fossero davvero pochi.

Insomma, ha sempre messo a tacere le malelingue e smentito ogni tipo polemica, alternando una copertina di un giornale di moda a un trofeo calcistico. Bello, ma soprattutto bravo. Classe sopraffina. Eleganza sì, ma nel toccare la palla e giocarla verso i compagni. Maestro dei calci da fermo e dei lanci lunghi. Leader dello spogliatoio. Professionista impeccabile. Se c’è un difetto in David Beckham, sicuramente non riguarda l’aspetto sportivo.

E il match benefico giocato a Old Trafford la scorsa domenica tra le glorie di Manchester United e Bayern Monaco, organizzato in memoria della storica finale di Champions League vinta dai Red Devils al Camp Nou proprio contro i bavaresi nel 1999 (decisiva per la conquista del Treble), ne ha dato l’ennesima dimostrazione. Più di un’ora passata tra passaggi millimetrici, lanci perfetti, dribbling e gol: se non ci avessero detto che si è ritirato, non ci avremmo mai creduto.