L’importanza storica di Torino – Wolverhampton

Pensare anche solo per un attimo di sottovalutare l’importanza storica e culturale di TorinoWolverhampton, l’insolita sfida europea resa possibile dai sempre imprevedibili sorteggi dei preliminari di Europa League, sarebbe un errore madornale. Entrambe le squadre, nei rispettivi paesi, rappresentano delle vere e proprie istituzioni, non tanto per la quantità di trofei che possono vantare nelle loro bacheche, quanto per la tradizione che rappresentano e il prestigio che vantano.

Il calcio, di fatto, non è solo una questione di trofei. A Torino, per esempio, non ne vincono uno da quasi 27 anni, eppure l’orgoglio di vestire quella maglia da parte di giocatori e tifosi si può chiaramente percepire ogni qualvolta i granata scendono in campo. La consapevolezza di essere i figli di una delle squadre più forti della storia del calcio italiano e avere l’obbligo, di settimana in settimana, di tenere vivo il ricordo del Grande Torino e provare a emularne le gesta, ha di fatto compattato l’intero club.

Tifare Torino vuol dire far parte di una grande famiglia ed essere orgogliosi della propria storia, del proprio passato e delle proprie tradizioni. Dagli scudetti degli anni ’40, passando per le Coppe Italia conquistate a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, fino ad arrivare all’ultimo exploit dei primi anni ’90, con la conquista della Mitropa Cup e della 5^ (e ultima) Coppa Italia. Nel mezzo, tanti campioni di caratura internazionale come Valentino Mazzola, Ciccio Graziani, Giorgio Ferrini e l’indimenticato Claudio Sala, fino ai campioni di oggi, che nel corso degli ultimi anni hanno fatto un gran lavoro per riportare il Torino alla ribalta anche in campo europeo.

Dall’altra parte c’è, però, il Wolverhampton, una squadra che come il Torino non ha un passato recente costellato di successi (l’ultimo trofeo risale alla stagione 79-80), ma che nella cultura di massa è di fatto una delle squadre che più delle altre hanno permesso al calcio inglese di crescere e prosperare. Si deve sapere infatti, che oltre alle FA Cup dei primi anni del ‘900 e alle Coppe di Lega conquistate negli anni 70, i Wolves devono la propria gloria agli anni ’50.

Innanzitutto, furono il primo club britannico a installare i lampioni all’interno del proprio stadio (novembre 1953), così da permettere lo svolgimento di alcuni match serali. Subito dopo, conquistarono il loro primo titolo nazionale, trionfando in First Division al termine di una gloriosa cavalcata a due contro i rivali cittadini del WBA. Era solo l’inizio di una decade di successi che oltre a vederli vincere in campionato in altre due occasioni (57-58 e 58-59) trionfarono anche in FA Cup (59-60) e si assicurarono ben 3 Community Shields.

Il reale motivo dell’ascesa del club, però, è dovuto a una semplice amichevole. Prima di affrontare l’argomento è doveroso fare una premessa. Nell’autunno del 1953, l’Inghilterra invita l’Ungheria a Wembley per un’amichevole. L’intento non dichiarato, è quello di stabilire quale delle due nazioni forse la più forte al mondo in quel momento. I maestri (e creatori) inglesi contro i fenomeni ungheresi guidati dal leggendario Ferenc Puskas. Il risultato finale non lascia spazio a interpretazioni: l’Ungheria vince 3-6, tanto da obbligare il governo inglese a chiedere una rivincita (o match di ritorno) per dimostrare che si era trattato di una tragica coincidenza. I magiari accettano e nel maggio del 1954, a Budapest, si gioca il re-match, dal quale la nazionale dei Tre Leoni ne esce distrutta: 7-1 al 90’. Un’ umiliazione senza precedenti, che fa tracollare tutte le certezze inglesi.

Questa doppia sfida, però, è solo il preludio a quella che diventerà solamente l’anno successivo, la coppa europea più ambita e famosa al mondo, quella che tutti noi oggi conosciamo come la UEFA Champions League.

Dopo aver installato i lampioni al Molineaux, il Wolverhampton da il là a una serie di amichevoli internazionali contro avversari del calibro di Celtic, Racing Club Avellaneda, First Vienna, Maccabi Tel Aviv e Spartak Mosca: tutto il mondo deve sapere che in Inghilterra si può giocare di sera e tutti devono sapere che è tutto merito dei Wolves.

La compagine inglese vince praticamente tutte le amichevoli (solo il First Vienna li ferma sullo 0-0), tanto che, per chiudere in bellezza, il club prende una decisione bizzarra e anche un po’ azzardata: abbiamo battuto tutti, possiamo battere anche i più forti. È per questo motivo che viene organizzata un’ultima amichevole contro l’Honved di Budapest, la squadra che aveva rifornito l’Ungheria dei campioni che avevano travolto l’Inghilterra nelle due amichevoli.

Nel dicembre del 1954 i campioni d’Inghilterra del Wolverhampton ospitano l’Honved di fronte ai 55 mila spettatori del Molineaux, in un match che verrà addirittura trasmesso live dalla BBC (una rarità ai tempi). Dopo l’iniziale svantaggio di 0-2, i Lupi riescono a rialzare la testa, recuperare lo svantaggio e vincere 3-2 nel finale grazie a una doppietta di Roy Swinbourne. Con quel risultato, la stampa dichiara “non ufficialmente” il Wolverhampton Campione del Mondo, ma soprattutto nel resto d’Europa nasce quel sentimento condiviso che permetta ai miglior club di ogni paese di sfidarsi tra loro in una competizione ufficiale. Per questo motivo, la stagione successiva nascerà la Coppa dei Campioni e il Wolverhampton sarà la prima squadra inglese a parteciparvi.

Insomma, sarà pure un preliminare di Europa League ma la storia che questo Torino – Wolverhampton rappresenta nella cultura popolare  è forse passata troppo sotto traccia. Dai giornali che vedono i granata come una semplice “ripescata” a quelli che sotto stimano le infinite risorse dei Wolves. Sarà una sfida lunga 180 minuti come le altre, ma porta con sé un fascino d’altri tempi che tutti noi siamo obbligati a ricordare.