Cos’è il Non League Day e perché è importante celebrarlo

Per la stragrande maggioranza delle persone Non League significa semplicemente “serie minori”. E per carità, non che sia un errore così madornale. La realtà è che molto spesso vivere attivamente una realtà della cosiddetta Non League ci permette di capire cosa significhi davvero “serie minore”. Non è solo una questione di professionismo, anzi: molto spesso i giocatori delle squadre delle categorie inferiori vivono con assoluta serietà il loro status di giocatori dilettante, rispettando orari, diete, presenze agli allenamenti e quant’altro.

Ovviamente, più si scende di categoria, più la situazione si fa complicata: capita con frequenza che siano gli stessi club a dover rinviare gli allenamenti o le partite a causa di un campo impraticabile per la troppa pioggia caduta o per le buche scavate dalle talpe, oppure sono gli stessi giocatori a dover annunciare la loro assenza a causa di un autobus non transitato all’orario previsto, o il turno di lavoro prolungato a causa di un imprevisto. La realtà, però, è che sono proprio queste situazioni a rendere le serie minori ancora più interessanti agli occhi di tifosi appassionati.

Prezzi dei biglietti popolari, stadi di piccole dimensioni sempre pieni di giovani, anziani, intere famiglie e addirittura cani d’accompagnamento, volontari che, pur non percependo un euro, svolgono con coraggio ed entusiasmo le mansioni alle quali sono stati affidati, calciatori che arrivano allo stadio a piedi e che bevono una birra con i tifosi prima di rientrare a casa, banchetti improvvisati per il merchandising, bar mobili che offrono da bere e da mangiare a prezzi molto più che popolari.

Insomma, vivere a contatto con le serie minori (o Non league che dir si voglia) in Inghilterra, ha tutto un altro sapore rispetto all’esperienza che molti di noi hanno vissuto assistendo a un match di Premier League. Certo, non ci saranno strutture all’avanguardia, giocatori dall’elevata qualità tecnica e store ufficiali con migliaia di prodotti ma il calcio, quello vero, non manca mai. Entrare a contatto con queste realtà significa riconciliarsi con lo sport al quale tutti o noi, nel bene o nel male, siamo abituati. Significa supportare la squadra del proprio quartiere o della propria provincia. Significa essere parte di una comunità nella quale tutti lavorano per il bene di tutti. Significa dare un senso al calcio, che da sempre affonda le proprie radici nelle aree popolate dalla working class.

Con il tempo è diventato, sotto certi aspetti, uno sport elitario ma è importante ricordare come ogni giorno decine di migliaia di club lottino per restare a galla, proprio perché quei club sono un po’ quello che il calcio ha sempre voluto rappresentare: passione, appartenenza, rispetto, lealtà e aggregazione.

Oggi in Inghilterra è il Non League Day, ovvero la giornata dedicata alle serie minori, dove addirittura i club di Premier League e Championship invitano i propri tifosi a non restare in casa e godersi una giornata di football diversa dalle solite, assistendo ai match delle squadre del loro quartiere o semplicemente di quelle più vicine (geograficamente) alla propria abitazione.

Oggi è il giorno in cui la Non League riceve attenzione da parte di tutti, sebbene ogni singolo giorno dell’anno, proprio come ci interessiamo al calciomercato o alle dinamiche della nostra squadra del cuore, dovremo pensare a loro, ai volontari, che senza essere obbligati da nessuno, permettono al calcio di vivere anche dove le difficoltà economiche o l’indifferenza generale sembrano regnare sovrani.