Come il Celtic ha preparato Brendan Rodgers alla Premier League

È il 5 ottobre del 2015 quando il Liverpool comunica di aver sollevato dall’incarico Brendan Rodgers, il tecnico che era quasi riuscito a conquistare quel titolo che nel Merseyside aspettano ormai da 30 anni. Pochi giorni dopo, l’8 ottobre, i Reds annunciano l’ingaggio di Jurgen Klopp, il manager che li guiderà attraverso uno dei periodi più vincenti della storia del club, facendoli giocare 3 finali europee in 4 anni e conquistando il “treble internazionale”, ovvero Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club.

Ma se quei 3 giorni che separarono l’esonero di Rodgers e l’arrivo di Klopp cambiarono completamente la storia recente del Liverpool, a cambiare, e in meglio, fu anche il manager nordirlandese. Aver fallito con i Reds diede a Rodgers la consapevolezza di poter e dover cambiare qualcosa nel proprio metodo di insegnamento e nella propria mentalità. Del resto, fino a quel momento, le sue esperienze erano state sulle panchine di Watford, Reading e Swansea City, non proprio il background che ci si aspetta dall’allenatore della squadra più vincente d’Inghilterra.

Passeranno poi quasi 9 mesi dall’esonero con il Liverpool e la firma sul contratto che lo legherà al Celtic di Glasgow, o meglio la firma sul contratto che lo cambierà per sempre. Passare dai Reds ai biancoverdi è da considerarsi un downgrade? Forse sì, quantomeno per il prestigio dei due club, ma certamente non per Brendan Rodgers, che in un colpo solo realizza il sogno di allenare la squadra che ha sempre tifato e, inconsciamente, compie quel passo decisivo nella sua carriera che lo aiuterà a crescere e migliorarsi.

Con gli scozzesi vincerà 7 trofei in due stagioni e mezzo: 2 campionati, 3 coppe di Lega e 2 Coppe di Scozia. In poche parole, si abitua a vincere. Anzi, non sa fare altro se non vincere. A Glasgow sicuramente ci sono tantissime aspettative, una squadra come il Celtic deve come minimo vincere ogni partita con due gol di scarto e arrivare in finale ad ogni competizione e se ne sei l’allenatore devi abituare la tua testa alla vittoria.

“Al Celtic sono diventato un vincente. Ho imparato a sentire dentro di me quel feeling e quella sensazione che non fa altro che aumentare la tua fame di vittoria. Una volta che vinci la prima volta, non puoi più farne a meno. E credo proprio che il Leicester, suo malgrado, ne abbia beneficiato. L’esperienza con il Liverpool è stata parte del percorso, ho imparato molto ma la differenza l’ha fatta il Celtic”.

Questo essenzialmente è successo. Rodgers ha iniziato a vincere e non ha nessuna intenzione di fermarsi. Nemmeno a Leicester, dove i pronostici non lo danno sicuramente tra i favoriti. Eppure, a 9 mesi dal suo arrivo sulla panchina delle Foxes, si trova a giocare il Boxing Day da secondo in classifica e si prepara alle semifinali di Coppa di Lega contro l’Aston Villa del prossimo gennaio.

In poco tempo è riuscito a creare un ambiente composto dal giusto mix di esperienza e talento, traendone subito i risultati. L’inizio della stagione 2019-2020, non fosse per l’imbattibile Liverpool, è stato il migliore della storia recente del Leicester: persino nell’anno del titolo, le Foxes non avevano così tanti punti.

Vincere, vincere, vincere: Brendan Rodgers ha imparato a Glasgow come si fa e oggi si è preso la sua piccola rivincita. Giocherà contro il suo passato nel giorno più bello ed importante della stagione calcistica inglese, e lo farà da diretto rivale. Ha messo a tacere tutti quelli che lo vedevano come un “perdente cronico”, ha lavorato per tornare ai massimi livelli e si è ripreso lo scettro di protagonisti. Tra i mostri sacri come Guardiola e Klopp adesso c’è lui. E non ha alcuna intenzione di fermarsi.