8 statistiche senza senso della Premier League

In quarantena è difficile fare qualsiasi cosa. Il tuo corpo si muove per inerzia, fa quello che deve,sebbene con il passare delle ore e dei giorni perdi tutte le motivazioni possibili. Così, spinti da una carica di creatività improvvisa, abbiamo pensato di spulciare la liste delle statistiche più curiose sulla Premier League, per capire se ci fosse qualcosa di interessante da approfondire.

E ci siamo resi conto che effettivamente di carne al fuoco ce n’è tantissima. Anzi, a dire la verità, le statistiche sono talmente insolite ed interessanti che non avrebbe senso approfondirne solo una e lasciar perdere le altre. Per questo motivo, le abbiamo semplicemente stilate così da averle tutte a portata di mano e poterle analizzare una ad una.

1) Didier Drogba l’ammazza grandi

L’attaccante ivoriano, leggenda del Chelsea e uno degli attaccanti più forti mai visti su un campo di calcio, si è sempre contraddistinto per l’essere l’uomo delle grandi occasioni. Difficilmente falliva un big match contro una diretta finale o una finale di coppa, a tal punto da detenere il record assoluto per il numero di vittorie ottenute a Wembley con una squadra di club.

Drogba ci ha infatti giocato 11 finali con la maglia del Chelsea, segnando in ben 10 finali diverse e perdendone solo una. Non solo, sono i rivali cittadini dell’Arsenal la sua preda preferita in assoluto: 15 gol realizzati in 15 partite disputate. Se a questi dati aggiungiamo il gol e il rigore decisivo nella finale di Champions League del 2012, otteniamo il profilo dell’attaccante perfetto.

2) Mourinho imbattibile in casa

A cavallo tra il 2002 e il 2011, lo Special One ha perso la bellezza di 0 partite tra le mura amiche, nonostante abbia allenato 4 squadre diverse (Porto, Chelsea, Inter e Real Madrid). Un record incredibile, che ebbe il suo apice nel quinquennio tra il 2005 e il 2010 quando vinse tutti i trofei inglesi disponibili, il triplete con l’Inter e una Champions League con il Porto.

Durante il periodo passato sulla panchina del Chelsea, in particolare, Mourinho non perse NESSUNA partita casalinga (70 in totale). Incredibile.

Uno degli allenatori più vincenti di sempre, che negli ultimi anni sembra aver perso un po’ lo smalto e la grinta che lo ha sempre contraddistinto. Dopo l’esonero patito a Manchester sponda United, il portoghese è rimasto diversi mesi senza contratto prima di accettare l’offerta del Tottenham e provare a rimettersi in gioco: dopo un inizio entusiasmante, gli Spurs stavano faticando e non poco nell’ultimo periodo prima dello stop, anche e soprattutto a causa dei vari infortuni che hanno decimato l’undici titolare, obbligando l’allenatore a reinventare i ruoli di alcuni suoi giocatori.

Vedremo se Mourinho sarà in grado di uscire anche da questa mini crisi e riportare il sorriso sul volto dei tifosi del Tottenham, magari sfruttando proprio le partite giocate all’interno del nuovissimo stadio di proprietà costruito sulle ceneri del leggendario White Hart Lane.

3) La difesa impenetrabile del Chelsea

È chiaramente una provocazione, ma viste le statistiche è un’eventualità che non possiamo escludere. Al termine della stagione 2004/2005, per esempio, il Chelsea venne proclamato Campione d’Inghilterra con soli 15 gol subiti in 38 partite.

Un record che nessuno è riuscito ancora a battere, nonostante i tentativi fatti negli ultimi anni da Manchester City e Liverpool. Sarà difficile far meglio di quel Chelsea (guidato, come già citato in precedenza, da un certo José Mourinho), nonostante negli ultimi anni il divario tra le big six e le altre concorrenti sia aumentato notevolmente rispetto a 15-20 anni fa.

4) Impossibile ribaltare il risultato a Old Trafford

Questa ha davvero dell’incredibile: nessuna squadra (in Premier League) è mai riuscita a battere il Manchester United a Old Trafford dopo essere andata all’intervallo in svantaggio. In altre parole: quando i Red Devils sono in vantaggio a fine primo tempo atra le mura amiche, non perdono mai. E per mai intendiamo davvero mai, nel senso che non è mai successo. Pazzesco.

5) Il Manchester United e la fiducia nei giovani

Oltre al record sopracitato, i Red Devils ne detengono un altro davvero invidiabile: sono infatti la squadra con il maggior numero di partite disputate con almeno un giocatore proveniente dall’academy in campo o in panchina. Per la precisione, il Manchester United non lascia casa un giocatore cresciuto nelle giovanili da 4008 partite. Un numero mostruoso.

L’ultima partita senza un giocatore dell’academy convocato, risale al 1937, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

6) L’imbattibilità di Anfield

Il Liverpool, giusto una settimana prima che il campionato fosse bloccato a causa del coronavirus, aveva stabilito un record storico: 22 vittorie consecutive in casa in Premier League. Nessuno ci era mai riuscito. A spaventare è il fatto che il record (per i Reds) è solo che migliorabile, visto che quando si riprenderà, se si riprenderà, gli uomini di Klopp hanno ancora 4 partite da giocare ad Anfield, contro Crystal Palace, Aston Villa, Burnley e Chelsea.

La parola fine non è ancora stata scritta.

7 e 8) Sinonimi e contrari

Derby County in Premier League è sinonimo di amarezza ed è a sua volta il contrario di Manchester City. Ci spieghiamo meglio: nel corso della sua unica stagione in Premier League, i Rams hanno totalizzato solamente 11 punti in 38 partite, vincendo 1 partita e pareggiandone 8. In trasferta hanno raccolto 3 miseri punti, frutto di 3 pareggi.

Al contrario i Citizens al termine della stagione 2017/2018 hanno stabilito due record in un solo giorno: battendo 0-1 il Southampton l’ultima giornata (gol di Gabriel Jesus al 92’), gli uomini di Guardiola hanno totalizzato quota 100 punti (mai nessuno come loro), dei quali 50 ottenuti in trasferta (record assoluto) e 50 in casa.

Non solo, il Derby County al termine della stagione 2007/2008 fece registrare solamente 20 gol segnati in 38 partite (record negativo), mentre il City al termine della stagione 2017/2018 ne fece registrare 106 (record positivo).