Once upon a time in… Sunderland

È il 4 agosto 2018. A Newcastle il tempo è quello che è, come del resto gli altri 364 giorni dell’anno solare. La stagione calcistica sta per cominciare e mentre i club di Premier League giocano le ultime amichevoli in attesa del kick off del campionato, la Football League è già pronta a partire, tanto che già nel corso di quel weekend da nord a sud si giocano le prime partite ufficiali della stagione.

E noi del resto, siamo in città proprio per quel motivo: il calcio. Anche perché, a Newcastle c’è davvero poco altro da fare se non scolarsi una pinta della birra locale, godersi i locali notturni sul Quayside, perdere un paio d’ore dentro a Back of The Net (un negozio che vende dvd, film, foto, magliette, libri, riviste e qualsivoglia memorabilia sul calcio inglese) o prendere la metro e andare a Tynemouth per respirare un po’ d’aria fresca e ammirare la splendida vista che dalla costa da sul mar Baltico.

Sfruttando la combo amichevole del Newcastle ed esordio in campionato del Sunderland, decidemmo in una combo coraggiosa anche solo da pensare: andare allo Stadium of Light per Sunderland-Charlton in programma alle 12.30, uscire di corsa, prendere la metro e andare a St. James’ Park per assistere all’amichevole tra Newcastle e Augsburg, in programma invece alle ore 15.00. Considerando i potenziali imprevisti e il tempo tecnico a disposizione, sapevamo di doverci perdere qualche minuto di una delle due partite, ma non avremmo mai pensato di perderci così tante emozioni.

Finita un’abbondante full english breakfast in un pub del centro, prendiamo la metro in direzione Sunderland. Per chi non lo sapesse, dal centro di Newcastle si arriva facilmente a Sunderland prendendo semplicemente un treno che in 25 minuti circa vi permette di scendere a soli 5 minuti a piedi di distanza dallo stadio. Seguiamo proprio quel percorso, privi di biglietto ma speranzosi di trovarlo al botteghino.

I Black Cats arrivano da due retrocessioni consecutive, sono passati dalla Premier League alla League One nel giro di appena due stagioni, sarà uno spasso trovare due biglietti, pensammo. Peccato che quel giorno allo Stadium of Light confluiranno poco più di 31 mila persone che, se aggiunte ai 6 mila posti dedicati ai tifosi ospiti e i 2 mila riservati agli sponsor, lasciano liberi “solamente” 10 mila posti, distribuiti tra le prime file (quelle attaccate al campo e dalle quali la partita non si vede proprio benissimo) e le ultime, quelle cosiddette in piccionaia.

Arriviamo in anticipo ma ci troviamo di fronte ad uno stadio inaspettatamente affollatissimo: acquistiamo i biglietti dopo più di mezz’ora di coda e impieghiamo oltre 20 minuti ad entrare, a tal punto che ci sediamo al nostro posto al minuto 6, con il Charlton già in vantaggio 0-1.

Ci siamo persi il primo gol della stagione in League One. Prima amarezza della giornata. Per i successivi 85 minuti ci godiamo l’atmosfera di uno stadio che tutto sembrava fuorché un impianto che ospitava una partita di terza divisione. I tifosi del Sunderland, nonostante le delusioni durino da più di due anni sono ancora lì. Instancabili. Irremovibili. Il calcio da queste parti è una delle poche cose che permette alle persone di distrarsi e sorridere. Indipendentemente dalla categoria, loro non possono mancare.

Dopo aver celebrato al pari del Sunderland e mangiato un buon steak pie, guardiamo l’orologio: sono le 14.25, abbiamo circa 10 minuti a piedi e 25 minuti di metro da percorrere per arrivare a St James’ Park e guardare l partita del Newcastle. I tempi sono tiratissimi, ci guardiamo negli occhi e, amaramente, decidiamo di lasciare lo Stadium of Light al 91’ sul risultato di 1-1.

Giusto il tempo di arrivare alla stazione e sederci sul nostro treno che, puntualissima, arriva la notifica sul telefono: gol del Sunderland. Al termine di un lungo assedio i Black Cats trovano il gol della vittoria al minuto 96’, a pochi secondi dal triplice fischio finale dell’arbitro.

Tenete bene a mente queste ultime due righe, non solo perché sono la seconda amarezza di giornata ma perché torneranno utili a fine articolo.

Con un sorriso beffardo stampato in faccia, arriviamo alla fermata di St. James’ Park nel centro di Newcastle e scendiamo dal vagone. Timbriamo il biglietto e accenniamo una corsetta. Mancano 5 minuti al calcio d’inizio della partita e, anche in questo caso, non abbiamo il biglietto. Arrivati di fronte alla main reception, proviamo l’impossibile: ci presentiamo allo steward, dicendo di essere un blog italiano sul calcio inglese e di essere a Newcastle per un reportage. Nulla di falso, anzi, se non fossimo appena stati nello stadio dei loro più grandi rivali. Fatto sta che riceviamo un’accoglienza inusuale e nel giro di tre minuti ci ritroviamo con in mano due accrediti stampa e il manager della sala stampa che ci offre un thè caldo. Certo, fuori non era caldissimo, ma noi arrivavamo da una corsa contro il tempo e l’unica cosa che non volevamo fare in quel momento era bere qualcosa di caldo.

Lo ringraziamo e, leggermente emozionati, ci accomodiamo in tribuna. Siamo a poche file di distanza da Benitez, immersi in un St. James’ Park mezzo vuoto ma, proprio per questo, ancora più suggestivo. Fa strano essere passati da una realtà di League One con uno stadio pieno e una di Premier League con uno stadio semivuoto, ma l’importanza delle rispettive partite ha sicuramente influito sull’affluenza. Ci sono anche una trentina di tifosi tedeschi che non potevano perdersi l’occasione di seguire la squadra in questa inusuale trasferta europea.

Entriamo al sesto minuto di gioco, esattamente come allo Stadium of Light due ore e mezza prima. Questa volta non ci perdiamo nessun gol ma i Magpies perdono 0-1 la partita e non possiamo goderci l’esultanza di uno degli stadi più suggestivi del Regno Unito. Terza amarezza di giornata.

Rientrati in sala stampa, abbiamo la possibilità di fare un paio di domande a Benitez e berci (adesso sì) un thè caldo.

La giornata termina con un sausage & mash in un pub del centro ma soprattutto con più amarezze che gol viste ma con la consapevolezza di esserci gustati una giornata di vero football.

Abbiamo deciso di riesumare questa storia solo dopo aver visto le prime puntate di Sunderland ’Til I Die, la serie tv di Netflix che racconta gli alti e bassi del club inglese. Vedendo le immagini in tv relative a quella partita ci è tornato in mente quando, inconsapevolmente, abbiamo visto da vicino come una squadra abituata a ben altri palcoscenici approcciava uno dei momenti più brutti della sua storia, giocando una partita di League One di fronte a un pubblico che, nonostante tutto, non li aveva abbandonati.

Fa quasi sorridere pensare che Sunderland e Charlton quel 4 agosto di due anni fa aprirono la stagione con un 2-1 deciso al 96’ in favore dei Black Cats e appena 9 mesi più tardi, a Wembley, saranno sempre Sunderland e Charlton a chiudere la stagione giocandosi la finale playoff, decisa sempre al 96’ ma stavolta in favore del club londinese. Il destino, si sa, può essere beffardo, ma nel caso del Sunderland sembra essersi coalizzato per testare la pazienza di una delle fanbase più passionali e fedeli al mondo.