Perché Firmino ride sempre?

Maceio è una città dalla doppia faccia. Su un lato uno dei mari più belli del Sudamerica, le spiagge, i resort, aree esclusive dedicate ai turisti. Dall’altro cruda violenza e criminalità, che rendono quest’area della regione dell’Alagos una delle più pericolose (e al contempo invivibili) di tutto il Brasile. Tra le baracche e i casolari che caratterizzano l’area periferica a sud della città, a poche centinaia di metri dall’Estadio Rei Pele è nato e cresciuto Roberto Firmino Barbosa de Oliveira, noto a tutti semplicemente come Roberto Firmino.

L’attaccante del Liverpool, campione d’Europa e Campione del Mondo in carica, prima di diventare il calciatore che noi tutti conosciamo, ha dovuto superare un’infanzia ben lontana dall’agiatezza e i comfort su cui ora può contare. Tra le strade del quartiere Trapiche, la vita non è poi così semplice: la maggior parte degli abitanti non ha un lavoro, il cibo scarseggia e le probabilità di diventare un bandito o un criminale sono molto più alte rispetto alla media.

La fortuna di firmino è sempre stata la sua famiglia. La madre Mariana temeva che il figlio che con tanta amore e tanti sacrifici stava crescendo, avrebbe potuto seguire strade poco raccomandate e diventare uno dei tanti ragazzi di strada che popolano quell’area del Brasile.

Per sua fortuna quel ragazzino ha avuto le idee chiare sin da subito: sarà per la vicinanza a uno stadio di calcio, sarà perché i brasiliano sembrano avercelo nel DNA, fatto sta che l’unica cosa che sapeva fare era giocare a pallone. E quando non poteva fare numeri con la palla, ci provava con un frutto, un oggetto o qualsiasi altra cosa che gli assomigliasse. Era un “football mad” come sono soliti dire in Inghilterra.

Tra le altre fortune avute da Mariana, la più grande è quella di aver cresciuto un figlio umile, attento e responsabile. Firmino sapeva sin da piccolo che il rischio di percorrere la strada di tanti suoi amici era alto, ma lui non ha mai perso di vista il suo obiettivo e ha continuato a comportarsi come mamma gli aveva insegnato, senza mai parlare troppo e agendo nella giusta maniera.

E quando diciamo “senza mai parlare troppo”, lo intendiamo davvero perché Firmino non è mai stato un ragazzo di tante parole. Ha sempre anteposto il fare al dire. Si divertiva, rideva, scherzava, andava a scuola, studiava ma, anche quando avrebbe dovuto, parlava poco. Questa sua timidezza era però riuscito a “sconfiggerla” sostituendo le parole con un sorriso. Potrà pure sembrare una banalità o un’esagerazione, ma la nuda e cruda realtà dei fatti.

Fonte BBC

A dirlo non siamo noi, bensì Ari Santiago, uno dei più cari amici d’infanzia di Firmino, nonché suo primo vero allenatore. In un’intervista alla BBC ha raccontato aneddoti inediti sul passato del centravanti del Liverpool, spiegando perché il suo caro e vecchio amico, ha sempre il sorriso stampato in faccia.

“Io gestivo la scuola calcio del paese e collaboravo con i vari istituti scolastici ma non avrei mai pensato che uno dei “miei” ragazzi potesse arrivare a giocare con il Brasile. Roberto, però, era diverso. Doveva sempre avere qualcosa tra i piedi. Era malato di calcio e non era di molte parole, anche se aveva imparato a sostituirle con il sorriso. A volte mandavano lui a chiedermi un pallone per giocare o allenarsi perché sapevano che con il suo modo di fare così innocente e con quel sorriso, nessuno gli avrebbe resistito”.

E continua.

“Ricordo bene un episodio, che però spiega la potenza di quel sorriso. Una volta ai quarti di finale della coppa locale, la sua squadra di calcio fu sorteggiata contro quella della nostra scuola. La sera prima della partita, mentre tutti lo stuzzicavano, aveva detto: “portate il pallottoliere domani, vi servirà”. Ed ebbe ragione. Lui segnò e vinsero 8-0. Il giorno dopo arrivò a scuola per ultimo. Sorrise, mentre tutti lo guardavano, e non disse una parola. Poco dopo venne in cattedra da me per consegnarmi un foglio, mi sorrise e se ne andò”.

“Il sorriso è semplicemente il suo modo di esprimersi. Lo faceva per persuadere la gente ma anche come mezzo di comunicazione, data la grande timidezza e il suo modo di fare riservato. Difficile sia lui a cominciare un discorso, ma altrettanto difficile vederlo arrabbiato”.

Firmino è a Liverpool ormai da 5 anni, ha totalizzato 235 presenze, segnato 77 gol, assistito i compagni 50 volte e vinto 3 trofei (con uno in arrivo). È anche l’attaccante titolare del Brasile, con il quale ha vinto una Copa America nel 2019. Non male per un ragazzino timido e indifeso nato in uno dei quartieri più malfamati del Sudamerica.