Perché l’acquisizione del Newcastle è così discussa?

Dopo tredici anni conditi da numerose contestazioni, Mike Ashley sembra ormai pronto a lasciare definitivamente il Newcastle. Non a prezzo di saldo sia chiaro, perché la cifra accordata per la vendita si aggira intorno ai 300 milioni di sterline, circa il triplo di quello che lo stesso Ashley spese nel 2007 per acquistare tutte le quote del club. I protagonisti dell’affare milionario saranno tre: il PIF (Public Investment Fund, il fondo sovrano d’investimento dell’Arabia Saudita), la Reuben Brothers (una delle più facoltose società d’investimenti nel Regno Unito) e Amanda Staveley, con la sua PCP Capital Partners (che già nel 2017 aveva tentato di acquistare il Newcastle). A rendere così clamoroso l’accordo è proprio il coinvolgimento del PIF, le cui risorse finanziare sfondano ampiamente la soglia dei 300 miliardi di dollari. E dal momento che il Fondo saudita acquisirebbe circa l’80% delle quote del club, il Newcastle diventerebbe il club più ricco di Premier League, scavalcando in uno solo colpo Manchester City, Manchester United, Chelsea e Liverpool. Secondo i principali media britannici la trattativa potrebbe concludersi entro la fine del mese, nonostante le proteste verso il controverso governo saudita accusato di sport-washing: una strategia ben precisa che consiste nello sfruttare lo sport per rinnovare la propria immagine e offuscare le (più che) sospette violazioni dei diritti umani. Ma prima di affrontare nel dettaglio le parti in gioco in questa articolata operazione, occorre fare un passo indietro per capire il contesto in cui si sta sviluppando.

I tredici anni di Mike Ashley

Nel 2007 il chief executive di Sports Direct Mike Ashley acquista in diverse fasi il Newcastle, rilevando le quote di Sir John Hall (41,6%) a maggio e quelle di Freddy Shepard (28%) a giugno, arrivando a luglio dello stesso anno ad acquisire il 100% delle quote del club per una cifra che si aggirava intorno ai 134 milioni di sterline. I primi mesi di Ashley alla guida dei Magpies accendono l’entusiasmo della tifoseria, che vedono in lui un proprietario particolarmente vicino alla squadra e ai supporters stessi, come dimostrano le numerose foto che lo ritraggono con la sciarpa del Newcastle al collo o con una pinta in mano in compagnia dei tifosi. Il consenso nei confronti di Ashley – che una volta acquistato interamente il club saldò anche i debiti della gestione precedente – dura però relativamente poco, precipitando dopo le dimissioni di Kevin Keegan nel settembre 2008, profondamente scontento per le continue interferenze della dirigenza nelle questioni di spogliatoio. Appena dieci giorni dopo l’addio di Keegan, Ashley annuncia di aver messo in vendita il Newcastle, dopo poco più di anno dall’acquisizione delle quote del club. Una lunga serie di decisioni controverse unite alla retrocessione nella stagione 2008/2009 compromettono definitivamente il rapporto con la tifoseria, che non manca mai di dimostrare il profondo malcontento provocato dalla gestione Ashley. Il quinto posto nel 2012 – quello della coppia da 29 gol Demba Ba – Papiss Cissé – dissolve solo parzialmente l’ostilità dei tifosi, che torna a divampare nel maggio 2016 dopo la seconda retrocessione in sette anni (causata, ironia della sorte, dal 3-0 con cui il Sunderland batte l’Everton guadagnandosi la salvezza). Dal ritorno in Premier nel 2017, Ashley ha tentato nuovamente di trovare un compratore affidabile, arrivando nel dicembre dello stesso anno a trattare con Amanda Staveley, in un’operazione definita dallo stesso Ashley nel gennaio 2018 “estenuante e frustrante”, nonché una grande “perdita di tempo”. Ma nonostante le dure critiche del proprietario di Sports Direct nei confronti della CEO della PCP Capital Partners, due anni dopo è tornato a trattare con la stessa Staveley, “mediatrice” nell’accordo con la Reuben Brothers e – in particolar modo – con il PIF.

Tra entusiasmo e perplessità

Il ruolo di Amanda Staveley è strategico per i saldi rapporti con i grandi investitori del medio oriente, con i quali è risultata una figura determinante nell’operazione che portò lo sceicco Mansour all’acquisizione del Manchester City nel settembre 2008. Il coinvolgimento del governo saudita e del Public Investment Fund grazie alla mediazione della Staveley ha convinto definitivamente Mike Ashley a cedere il Newcastle per circa 310 milioni di sterline, come specificato sui documenti depositati alla Companies House. L’80% delle quote andrà al PIF, rappresentato da uno degli uomini più influenti dell’Arabia Sautita, Yasir Al-Rumayyan, che a operazione conclusa vestirà il ruolo di nuovo chairman del Newcastle. Il restante 20% verrà invece ripartito tra la PCP e la Reuben Brothers, di cui fa parte il figlio di David – Jaime, già dirigente del Queens Park Rangers – per il quale è prevista una carica nel consiglio di amministrazione qualora decidesse di rassegnare le dimissioni dal board del QPR. Dopo tredici anni di Ashley, nelle ultime settimane i supporters del Newcastle non hanno certo nascosto il loro febbrile entusiasmo per la sempre più probabile riuscita dell’acquisizione. Il capitale che Al-Rumayyan sarebbe pronto a investire – c’è chi già parla di circa 230 milioni di euro destinati al mercato –, doterebbe il club di una rosa di primissimo livello pronta a competere per un ritorno in Europa e per una lotta al titolo che manca da quasi vent’anni. Ma se la maggior parte dei tifosi non vede l’ora che Mike Ashley lasci per sempre St. James’ Park, c’è anche chi legge in quest’operazione un fac-simile di quella che coinvolse il Manchester City e che, di conseguenza, rischierebbe di trasformare il Newcastle in un club pieno di “glory seekers”, di “tifosi” acquisiti, attratti solamente dai successi che potrebbe ottenere nei prossimi anni.

Le critiche di Amnesty e beIN Sports

Al di là delle perplessità dei tifosi più intransigenti, l’operazione in corso ha sollevato diverse polemiche indirizzate al controverso coinvolgimento del governo saudita. In prima linea tra gli oppositori c’è Amnesty International, che attraverso Kate Allen (presidente di Amnesty UK) ha messo in guardia l’ad della Premier League Richard Masters, sostenendo che la riuscita della trattativa minerebbe la credibilità della Premier stessa: “Se la violazione dei diritti umani da parte del governo saudita non verrà presa in considerazione, la Premier League rischia di diventare vittima e complice di chi cerca di sfruttare il prestigio del calcio inglese per coprire azioni profondamente immorali, in violazione del diritto internazionale e in contrasto con i valori della Premier League e della comunità calcistica mondiale”. Il duro attacco di Amnesty è stato seguito – seppur per motivi diversi – da quello di beIN Sports, emittente televisiva qatariota che dal 2017 detiene i diritti per trasmettere le partite di Premier in diversi paesi del medio oriente. Secondo il chief executive di beIN Yousef al-Obaidly, il governo saudita starebbe coprendo da anni un network pirata, conosciuto come beoutQ, che sempre dal 2017 trasmetterebbe illegalmente in Arabia Saudita centinaia di partite, a discapito proprio di beIN. Al-Obaidly, che fa parte anche del management del PSG, ha scritto una lettera ai proprietari delle squadre di Premier in cui sostiene che il potenziale acquirente del Newcastle abbia “causato enormi danni alle entrate commerciali dei club e della Premier League in generale”. La dura accusa dell’emittente qatariota è l’ultimo atto di un accesa disputa tra Qatar e Arabia Saudita che affonda le radici in un contrasto politico che dura almeno dal 2017, da quando cioè il governo saudita – supportato dagli altri tre paesi del “Quartetto Arabo” (Bahrein, Egitto e Emirati Arabi) – ha imposto una sorta di embargo rompendo i rapporti diplomatici con il Qatar. L’acquisizione del Newcastle da parte del PIF rischia quindi di avere dei riflessi anche sullo scenario geopolitico del medio oriente, che se quest’operazione dovesse andare in porto non ne guadagnerebbe certo in termini di stabilità.

Ad ogni modo, l’affare sembra ormai a un passo dal concludersi e nonostante i legittimi tentativi di opporsi alla trattativa da parte di beIn e Amnesty, nessuno degli organi coinvolti (Newcastle, Premier League e governo inglese) pare avere intenzione di esporsi in merito alla questione, lasciando intendere che l’acquisizione da parte dei nuovi proprietari non sia altro che una semplice formalità.

A cura di Gioele Anelli