Dal Televideo alla gloria in FA Cup – La storia di Roy Essandoh

Non sarà mai chiaro se ad essere così straordinario ed imprevedibile è il calcio in generale o sia il fatto che l’FA Cup, storicamente, sia la competizione che più di tutte le altre riesce a sorprendere ed emozionare tifosi o appassionati, ma quello che possiamo affermare con certezza è che nel calcio, ma soprattutto in FA Cup, è possibile assistere a dei veri e propri miracoli.

E la storia che vogliamo raccontarvi oggi è qualcosa che va oltre il semplicissimo miracolo sportivo, ma assomiglia molto di più a una trama di un film in uscita al cinema. Parliamo ovviamente di FA Cup, la competizione calcistica più antica al mondo e l’unica nella quale a tutti, ma proprio tutti, è permesso di sognare. In un suo articolo, qualche estate fa, il Guardian citava così uno dei giocatori appartenenti ai club dilettantistici che partecipano ai turni extrapreliminari in agosto:

“Siamo consapevoli che non arriveremo mai a Wembley, ma il solo fatto di partecipare alla stessa competizione alla quale parteciperanno alcune delle più forti squadre al mondo, di per sé è già un sogno per noi. E visto che sognare è gratis, noi ad ogni turno superato speriamo di poter arrivare a Wembley”.

Lo stesso pensiero che, nel 2001, deve aver fatto Roy Essandoh, ex giocatore nord irlandese che vanta pochissime presenze tra i professionisti ma che ha avuto la fortuna di giocare uno spezzone di un quarto di finale di FA Cup, diventando, suo malgrado, il protagonista principale. Ma a rendere la sua storia più unica che rara, non è tanto il fatto di aver partecipato a quella determinata competizione nonostante la poca esperienza, ma il percorso che lo ha portato a diventare, per un giorno, il calciatore più famoso d’Inghilterra.

Per capire meglio quello che stiamo dicendo, è importante riavvolgere il nastro di qualche anno. Corre la stagione 2000-2001 e il Wycombe Wanderers arranca a metà classifica in League One. Non dovrebbe avere particolari problemi a salvarsi, ma le annate in Inghilterra sono lunghe ed imprevedibili, nonostante il vantaggio rispetto alle dirette concorrenti per la retrocessione sia apparentemente sufficiente. A sorprendere di quel Wycombe, però, sarà la cavalcata in FA Cup. Contro qualsiasi pronostico e dopo aver eliminato, tra le altre, le più quotate Millwall e Wolverhampton, la squadra si ritrova a giocare i quarti di finale del torneo contro il Leicester City, club che milita stabilmente in Premier League, ovvero due categorie sopra il Wycombe.

L’impresa sembra proibitiva, considerando che si giocherà a Filber Street, vecchia casa delle Foxes e che la differenza tecnica tra le due squadre è molto più che evidente. Gli scommettitori non hanno alcun dubbio: il Leicester travolgerà il Wycombe. Tra il dire e il fare però, ci sono 90 minuti da giocare.

La squadra di casa gioca meglio, è vero, ma ad andare in vantaggio sono gli ospiti: punizione dalla trequarti calciata in mezzo all’area e colpo di testa in mischia di McCarthy che sorprende la difesa del Leicester. 0-1. Il settore ospiti è in visibilio, ma dopo qualche minuto in paradiso, tornano ad affrontare la realtà: il Leicester City va in gol con Izzet e pareggia i conti, facendo capire di non volersi arrendere nonostante fosse stato poco fortunato fino a quel momento. È il 68’.

Il finale di partita sarà abbastanza concitato, con il Wycombe bravo a sfruttare gli spazi lasciati dalle Foxes in costante pressione offensiva e il portiere Martin Taylor in stato di grazia e praticamente insuperabile. Arrivato al match in piena emergenza infortuni, il manager del Wycombe Lawrie Sanchez aveva costretto la società a correre ai riparti con un metodo abbastanza inusuale, ovvero affidarsi al Televideo per raccattare qualche giocatore e non farsi trovare a corto di sostituzioni.

Sembrerà bizzarro, ma il club dovette ricorrere ai giornali e alla tv per mettere sotto contratto almeno un attaccante prima della partita con il Leicester: a disposizione in quel reparto c’era solo George Clegg e Sanchez non poteva permettersi di farsi cogliere impreparato qualora il suo attaccante avesse avuto bisogno di essere sostituito.

Fu così che all’annuncio rispose un ragazzo di 26 anni, nato nell’Irlanda del Nord e trasferitosi in Ghana (paese originario del padre) quando non aveva ancora un anno, che rispondeva al nome di Roy Essandoh. Fino a quel momento, aveva giocato qualche partita in Scozia e sembrava aver trovato il suo habitat ideale in Finlandia, ma non era di certo il fenomeno nel quale tutti speravano. Del resto, con un annuncio sul televideo, non puoi mica sperare che a rispondere sia il bomber di turno.

Il Wycombe lo mette sotto contratto fino al termine della stagione e lo porta in panchina per il match contro il Leicester. Arrivati al 74° minuto della sfida, con il risultato di 1-1, Sanchez decide di giocarsi il tutto per tutto e togliere il proprio attaccante titolare, decisamente in difficoltà dal punto di vista fisico, facendo esordire il neo acquisto Essandoh. Riuscirà a dire la sua nonostante il poco tempo a disposizione?

Passano esattamente 16 minuti e la risposta che tutti aspettavano, arriva in maniera del tutto inaspettata: cross dalla trequarti di Bulman, sponda di testa di Cousins e incornata decisiva di Essandoh, che batte Simon Royce (l’allora portiere del Leicester) e regala al Wycombe il momentaneo vantaggio. I tifosi esplodono di gioia, i giocatori corrono ad abbracciare il loro nuovo compagno di squadra mentre il manager Lawrie Sanchez, espulso dall’arbitro pochi minuti prima, esulta in spogliatoio davanti alla tv.

I minuti di recupero saranno un assalto del Leicester City ma la difesa del Wycombe riuscirà ad attutire l’urto e difendere il risultato, guadagnandosi l’insperata qualificazione in semifinale. Quel pomeriggio insieme ai Wanderers ha sognato mezza Inghilterra, ma soprattutto i giocatori delle squadre dilettantistiche, che negli occhi di quei giocatori festanti hanno rivisto le loro speranze di inizio torneo, quando anche un corner guadagnato faceva loro sognare di poter calcare il campo del Millenium Stadium, impianto nel quale si giocava la finale di FA Cup in quegli anni.

In semifinale il Wycombe perderà 2-1 contro il Liverpool che andrà poi a vincere la coppa ai rigori contro il West Ham, ma i titoli di giornale saranno tutti per quel ragazzo appena 25enne che dal divano di casa aveva risposto all’annuncio visto sul televideo ed era entrato nella storia del calcio inglese giocando appena 16 minuti di un quarto di finale di FA Cup.