Il richiamo al Brit-Pop della nuova terza maglia del City

In questi giorni sono circolate online alcune immagini raffiguranti la nuova terza maglia del Manchester City targata Puma, con cui i Citizens hanno un contratto di sponsorizzazione fino al 2029. Il concept pensato dal brand tedesco è un esplicito richiamo alla scena musicale di Manchester, uno dei fattori più iconici e identitari della città che a partire dagli anni ’60 ha dato vita a una lunga serie di band tra le più celebri in Inghilterra e nel mondo. Nei dintorni di Manchester hanno cominciato a suonare i primi accordi gruppi come gli Smiths, gli Inspiral Carpets, i Joy Division, gli Stone Roses e, ovviamente, gli Oasis, che non hanno mai perso occasione per sottolineare il loro forte legame con la città e con il Manchester City.

L’idea di Puma viene chiarita nel press release – riportato da Footy Headlines e successivamente citato anche dal sito della BBC – che ha cominciato a circolare insieme alle prime immagini del nuovo kit:

“Manchester ha da sempre avuto una grande influenza su altre band provenienti da tutto il mondo. L’iconico programma televisivo ‘Top of the Pops’ in onda sulla BBC dal 1964 al 2006, veniva originariamente registrato proprio a Manchester. Il third kit del Manchester City 20-21 prende ispirazione dal Paisley, tradizionalmente associato al ‘Brit Pop’ tra gli anni ’60 e gli anni ‘90”.

Per omaggiare l’eredità musicale di Manchester, Puma ha quindi compiuto una scelta ben precisa, andando a ripescare il ‘Paisley floral’, un particolare ornamento tessile caratterizzato da una sorta di goccia a punta ricurva che viene replicata sul tessuto per creare una texture particolarmente vivace e colorata. Originario della Persia, il disegno divenne popolare in India e gradualmente in numerosi Paesi del Medio Oriente, raggiungendo poi una certa notorietà grazie alle fabbriche tessili di Paisley, in Scozia – da cui prese il nome con cui oggi è conosciuto – che a cavallo tra il XVIII e il XIV secolo duplicarono e stilizzarono il motivo su larga scala nel Regno Unito. Il pattern venne quindi riprodotto in maniera massiccia su indumenti di vario genere, da sciarpe a cravatte passando per giacche, abiti e camicie, diventando presto un emblema della pop culture britannica a partire dagli anni ’60 grazie all’influenza di band ormai globalmente conosciute come Rolling Stones e Beatles (soprattutto, per quanto riguarda il quartetto di Liverpool, dopo il celebre viaggio spirituale in India nel 1968). Il Paisley attraversa i decenni e diventa un elemento chiave dell’outfit di molti gruppi inglesi degli anni ’80 e ’90 come Smiths, Oasis e Stone Roses – in particolar modo nelle figure di Morrissey, Johnny Marr, Liam Gallagher e Gary ‘Mani’ Mounfield  –, che hanno reso le camicie con il ‘Paisley floral pattern’ un accessorio imprescindibile durante i live e un tratto distintivo dell’iconografia legata al Brit-Pop.

La trovata di Puma per la nuova terza maglia del Manchester City è senz’altro originale e apprezzabile, perché scava a piene mani nella storia di Manchester e nel suo tradizionale legame con la musica. Eppure – come prevedibile – la realizzazione non sembra aver acceso l’entusiasmo dei tifosi, anzi. Tra le critiche più pesanti mosse verso il kit realizzato dal brand tedesco spicca quella di Liam Gallagher che in un tweet dai toni tutt’altro che diplomatici sosteneva che avrebbe volentieri “messo il responsabile di questa maglia sul primo volo per Wuhan”. La stroncatura dell’ex cantante degli Oasis, prontamente cancellata dai social, è parsa a tanti quasi paradossale per via delle numerose collezioni disegnate da Pretty Green – il marchio di abbigliamento fondato da Liam – che riprendono proprio il Paisley in molti degli item realizzati. A chi ha provato a fargli notare che il motivo è molto caro al suo stesso brand, Liam ha risposto con un lapidario “not on a football kit”. Insomma, indubbiamente iconico ma certo non riproducibile su una maglia da calcio.

Al momento l’ufficialità non c’è, ma al di là delle critiche c’è già chi è convinto che tra dieci o vent’anni si pagheranno diverse sterline per aggiungere alla propria collezione un simile cimelio.