100 anni di Leeds United : la storica era di Don Revie

Quando il Tottenham diventa la prima squadra inglese a conquistare uno storico double, il Regno Unito sta per presentare ufficialmente la domanda di adesione alla CEE. Nello stesso periodo, i Beatles fanno il loro esordio al leggendario Cavern Club e Mick Jagger e Keith Richards – appena diciottenni – si rincontrano dopo anni alla stazione di Dartford, ponendo inconsapevolmente le basi per la nascita dei Rolling Stones. È il 1961 e gli avvenimenti destinati a lasciare un segno nella storia e nella cultura britannica sono talmente numerosi che la mossa più vincente e – casualmente – più lungimirante della storia del Leeds United passa in secondo piano, riportata laconicamente e per dovere di cronaca in un piccolo paragrafo sul Times: “L’attaccante del Leeds United Don Revie, è stato nominato ieri allenatore del club in successione al signor Jack Taylor, che si è dimesso lunedì. Ha firmato un contratto di tre anni. Revie continuerà a giocare finché potrà”.

La stagione 1960/1961 era cominciata sulle macerie della retrocessione in Second Division dell’anno prima ed era proseguita sullo sfondo delle preoccupazioni societarie per le prestazioni deludenti della squadra e per una situazione economica tutt’altro che stabile. In ‘The Unforgiven’, uno dei più autorevoli libri sul Leeds United, questo turbolento periodo dei Whites viene descritto così:

“L’apprensione a livello economico era diventata palpabile, e la richiesta di Taylor (l’allenatore, n.d.a.) di ingaggiare alcuni professionisti affidabili ed esperti era stata comprensibilmente respinta dal board. Anche l’altra alternativa, quella di generare fondi vendendo uno o più giocatori, gli era stata negata. Della squadra retrocessa nel 1960, solo tre giocatori avevano un valore di mercato significativo: Billy Bremner, che aveva appena diciassette anni ed era entrato in prima squadra solo di recente; John McCole, che nonostante i 22 gol segnati in quella stagione veniva percepito come un gran rigorista e poco più e che, comunque, sarebbe stato vitale per il tentativo del Leeds di ottenere la promozione; e Jack Charlton, la cui inconsistenza in campo e la sua ‘militanza’ fuori dal campo hanno messo fuori gioco una serie di pretendenti. Non ci sarebbe stata una soluzione rapida”.

In campionato il Leeds fatica, tanto che la dirigenza comincia a temere lo spettro di una doppia retrocessione. I punti raccolti verso la fine del 1960 vengono sciupati pochi mesi dopo, quando intorno a febbraio i Whites inanellano quattro sconfitte consecutive condite da 13 gol incassati. Harry Reynolds – presidente del club nato a pochi chilometri da Elland Road e da sempre tifosissimo del Leeds – non nasconde tutta la sua preoccupazione quando la dirigenza si riunisce a inizio marzo per decidere le sorti di Jack Taylor, che su pressioni dello stesso Reynolds si dimette pochi giorni dopo, lasciando vacante la panchina del Leeds.

A 34 anni e ben lontano da una forma fisica ottimale, Donald George Revie stava trovando sempre meno spazio, tanto che, nelle prime settimane del 1961, comincia a considerare l’idea di una carriera da manager. La prima occasione di mettersi in gioco in questo senso gli arriva a febbraio dal Bournemouth, disperatamente alla ricerca un allenatore per rincorrere una salvezza in Third Division sempre più a rischio. Revie fa domanda, ma il prezzo che il Leeds chiede per cedere il suo giocatore si aggira intorno alle 6000 sterline: decisamente troppo per le Cherries. L’opposizione del Leeds nella trattativa finisce quindi per combaciare perfettamente con la necessità della dirigenza di rimpiazzare Taylor senza gravare ulteriormente sulle casse del club. Il rapporto con Reynolds e la sua profonda conoscenza della rosa e della situazione economica del Leeds, rendono Revie il candidato perfetto per traghettare la squadra a una salvezza tranquilla e tenerne le redini per altri due anni. Sullo Yorkshire Evening Post, un profetico Eric Stanger commenterà così la mossa quasi forzata di un Leeds raramente così in difficoltà come nella prima parte del 1961: “Nulla può giovare di più al Leeds United che un lungo e stabile periodo di sano management. Nella situazione finanziaria in cui si trova, è la sua unica speranza per il futuro”.

A fine stagione il Leeds termina a metà classifica, nonostante venga registrato il record negativo di spettatori a Elland Road (6975), mai così poco affollato dal 1934. Le tribune mezze vuote fanno da cassa di risonanza al coro “here come the mugs” (“arrivano i babbei/gli stupidi”) che accompagna i giocatori in un clima cupo e disilluso fino a fine campionato. La stagione successiva è la prima completamente sotto la gestione di Don Revie, che comincia a plasmare la squadra in maniera ormai sempre più autonoma, concedendosi ancora qualche presenza in campo beneficiando del suo ruolo di allenatore-giocatore. Ma le aspettative del precampionato vengono completamente disattese da una squadra che fatica sin dalle prime giornate di Second Division. Le risorse del club scarseggiano, costringendo Revie a farsi bastare una rosa giovane e con pochissima esperienza che rischia di compromettere la permanenza in categoria. Al termine della stagione 1961/1962 il Leeds riesce a salvarsi all’ultima giornata scongiurando l’incubo retrocessione grazie al 3-0 contro il Newcastle e alla clamorosa sconfitta del Bristol Rovers contro il Luton Town.

L’abbraccio tra Revie e Reynolds a fine partita sintetizza la consapevolezza che il peggio è passato e che la ‘Revie Revolution’ è sul punto di cominciare. L’arrivo di Bobby Collins, l’insperata rinascita di Jack Charlton e il tentativo riuscito di trattenere Billy Bremner diventano i simboli del ‘nuovo’ Leeds, che ora ha un’estate per programmare la stagione in arrivo e cominciare a godersi i nuovi investimenti che coinvolgono il board del club intorno alle metà del 1962. Dalla Juventus torna un ‘appesantito’ John Charles – poi rivenduto nel giro di pochi mesi alla Roma –, che si aggiunge ai vari Billy McAdams, Ian Lawson e Cliff Mason attraverso i quali il club intende riconquistare quanto prima la First Division. La promozione viene però rimandata di un anno, complice la forma non eccelsa di alcuni giocatori (Charles, su tutti) e una serie di partite rinviate in inverno che finiscono per gravare sul finale di stagione del Leeds, costretto ad accontentarsi di un quinto posto che si traduce in un’altra permanenza in Second Division.

Nonostante la delusione, la fiducia di Reynolds rimane anche all’alba della stagione 1963/1964, nella quale il Leeds di Don Revie porta a compimento l’agognato ritorno in First Division. È l’inizio di una nuova era, è il pass che proietta il Leeds in un futuro così glorioso da mettere ragionevolmente in ombra quasi cinquant’anni di storia. Nel giro di due anni i Whites passano dal rischio retrocessione in terza divisione al secondo posto alle spalle del Manchester United nel 1965, in un’ascesa che certifica la crescita di una rosa dal potenziale enorme e attesta il talento di Don Revie. Il gioco del Leeds non piace, viene bollato come dirty, ‘sporco’, dalla stampa e dai suoi principali detrattori – Clough su tutti –, tanto che fatica ad attrarre le simpatie dei semplici appassionati. Ma la reputazione che suo malgrado il Leeds si costruisce negli anni fa da contrappeso all’unanime riconoscimento delle potenzialità della squadra allenata da Revie, che dal 1965 al 1974 non si posizionerà mai al di sotto delle prime quattro posizioni.

I Whites smentiscono immediatamente chi li ritiene semplici comparse, dimostrando di essere molto più che effimeri protagonisti in una stagione iniziata da underdog e finita da concreta minaccia alla leadership delle grandi. Nella stagione successiva il Leeds arriva ancora secondo, a -6 dal Liverpool e qualificandosi per la Coppa delle Fiere 1966/1967, che vedrà la squadra di Revie arrendersi solamente alla Dinamo Zagabria nell’ultimo atto della competizione. La prima gioia europea non tarda comunque ad arrivare, mettendoci esattamente un anno a concretizzarsi: nel 1968 riesce infatti a imporsi in finale di Coppa delle Fiere contro gli ungheresi del Ferencváros, vincendo l’andata 1-0 e pareggiando il ritorno 0-0 un mese più tardi. È un anno cruciale per il Leeds, che oltre a vincere la League Cup – grazie al gol vittoria di Terry Cooper contro l’Arsenal – e la Coppa delle Fiere vede crescere vertiginosamente i suoi ricavi tanto da potersi permettere l’acquisto di Mick Jones per la circa record di 100mila sterline (quasi il doppio della somma sborsata per l’acquisto più caro del club fino ad allora).

Dopo aver regalato al Leeds il primo successo internazionale della sua storia, Revie vuole convogliare sforzi e energie in quello che potrebbe diventare il primo storico titolo in First Division. Il rendimento del Leeds nella stagione 1968/1969 corrisponde e addirittura supera le aspettative, con i Whites che concludono la stagione con 67 punti, 27 vittorie e 2 sole sconfitte, disintegrando contemporaneamente i rispettivi tre record precedenti. Il titolo arriva il 28 aprile 1969, dopo un pareggio ad Anfield che consente al Leeds di consolidare un distacco ormai incolmabile per il Liverpool. L’atmosfera incredibile del post partita viene così raccontata da Billy Bremner:

“A fine partita iniziammo a festeggiare, Revie venne da me nello spogliatoio e mi ordinò di riportare sul campo la squadra e di condurla davanti ai tifosi del Liverpool assiepati nella Kop. Pensai che era diventato matto, ma lo accontentammo arrivando fino davanti ai tifosi dei Reds, che un po’ alla volta cominciarono ad applaudirci, sempre più convinti. Fu un momento meraviglioso, gli applausi durarono oltre 10 minuti”.

Le fatiche e i successi del 1969 vengono però subito controbilanciati dalle delusioni che porta in grembo la stagione 1969/1970, nella quale il Leeds – nonostante l’acquisto di Allan Clarke dal Leicester City per 165.000 sterline – vede sfumare ogni possibilità di vittoria sui vari fronti in cui era impegnato, finendo secondo in campionato dietro all’Everton, perdendo la finale di FA Cup contro il Chelsea e uscendo dalla Coppa dei Campioni in semifinale contro il Celtic.

Nelle stagioni immediatamente successive, l’ascesa del Leeds non accenna però a diminuire, così come la fame e gli stimoli di Revie, che rifiuta diverse proposte con l’obiettivo di condurre i Whites sempre più in alto. I successi non mancano, così come – in parallelo – le finali perse e i ‘secondi posti’ che negli anni hanno compromesso la possibilità di rendere ancor più ricca la bacheca del Leeds. Dal ’70 al ’72 i Whites non arrivano al titolo in First Division per questione di pochissimi punti, chiudendo secondi per tre stagioni consecutive, rifacendosi però in Coppa delle Fiere (1971, contro la Juventus) e in FA Cup (1972, contro l’Arsenal). Nella stagione ‘72/’73 il Leeds arriva in finale di Coppa delle Coppe e, nuovamente, di FA Cup, perdendole entrambe rispettivamente contro Milan – in un match particolarmente controverso – e Sunderland, che contro ogni pronostico vince sui Whites 1-0, nonostante ai tempi i Black Cats giocassero in seconda divisione (“non c’è alcuna possibilità che il Sunderland possa battere il Leeds”, aveva detto un ‘profetico’ Clough pochi giorni prima del match).

Credit photo: PA

La stagione successiva passa alla storia come l’ultima di Don Revie, che al termine del campionato 1973/1974 lascerà il Leeds per mettersi al comando della nazionale inglese. Nell’ultimo mese di Revie, il Leeds termina in testa alla First Division chiudendo a +5 sul Liverpool, ancora una volta costretto ad arrendersi alla marcia inarrestabile dei Whites.

Il titolo del 1974 è il canto del cigno di quel Leeds, il gran finale di un’era irripetibile che ha rivoluzionato la storia del club. La rosa, mai significativamente stravolta nel corso del decennio, ha ormai un’età media elevata e l’addio imminente di Revie ne segna il definitivo tramonto. Al suo posto, con una mossa del tutto inaspettata, la dirigenza sceglie Brian Clough, il cui percorso con il Leeds dura appena 44 giorni – raccontati successivamente nel celebre libro di David Peace Il Maledetto United. La totale incompatibilità di Clough con l’ambiente Leeds, che ha sempre riflesso l’ostilità reciproca tra Revie e l’ex allenatore del Derby County, porta al conseguente ingaggio di Jimmy Armfield, suo malgrado testimone dell’ultimo drammatico atto di quella squadra straordinaria: la finale di Coppa dei Campioni contro il Bayern Monaco. Al Parc des Princes i bavaresi si impongono 2-0, negando ai Whites la gioia di conquistare per la prima volta la massima competizione europea e chiudendo definitivamente il ciclo più vincente della storia del Leeds United.

A distanza di quasi vent’anni da quella finale il Leeds tornerà a vincere in campionato, provando a porre le basi per un futuro in grado di rispecchiare il suo glorioso passato. Ma nonostante gli incipit promettenti e i profusi sforzi economici, la ‘Don Revie Era’ rimarrà irripetibile, perennemente a cavallo tra il rappresentare un eterno vanto e un ingombrante termine di paragone con cui il Leeds sarà costretto a confrontarsi per molti anni ancora.