E chi l’avrebbe mai detto?

A 7 giornate dal termine il Newcastle è ormai a un passo da una salvezza che per alcuni mesi dell’anno è stata messa in dubbio da un rendimento tutt’altro che soddisfacente. Ma dopo il lockdown i Magpies hanno raccolto 4 punti su 6, arrivando a -1 dalla soglia dei mighty 40 che tradizionalmente decreta la permanenza in Premier League. La snervante trattativa per il cambio di proprietà si potrà quindi sviluppare in un ambiente ora più stabile e disteso, reso tale da una serie recente di prestazioni che ha ridimensionato le perplessità di inizio 2020.

Il colpo di testa di Isaac Hayden nel recupero del match contro il Chelsea del 18 gennaio aveva regalato i tre punti a un Newcastle nel pieno di una crisi di risultati lunga oltre due mesi. Quella con i Blues era stata l’unica vittoria in una serie di cinque sconfitte e quattro pareggi che dal Boxing Day fino a inizio marzo aveva fatto precipitare i Magpies da un più che accettabile nono posto a un preoccupante quattordicesimo posto, a +4 sul Brighton e a +6 sull’Aston Villa penultimo. L’esasperazione nei confronti di Steve Bruce stava raggiungendo il suo picco stagionale e la pazienza verso Mike Ashley – il proprietario del club – era ai minimi storici, così come la fiducia in Joelinton, ampiamente al di sotto delle aspettative del precampionato. A riportare un po’ di serenità, appena prima del lockdown e ben lontano dai riflettori del St. James’s Park, ci ha pensato il solito Allan Saint-Maximin in un match contro il Southampton (1-0) che dopo le parate di McCarthy e il rigore sbagliato da Matt Ritchie sembrava destinato al pareggio.

Il confinamento è quindi arrivato in un momento di relativa distensione per il Newcastle, portando con sé, oltretutto, la notizia di una possibile acquisizione del PIF, il fondo sovrano d’investimento dell’Arabia Saudita. Per quasi due mesi la notizia del cambio di proprietà ha messo in ombra i dubbi e le preoccupazioni dei tifosi, travolti dall’entusiasmo e dalle lussuose aspettative che l’accordo avrebbe legittimamente creato. Il passaggio del testimone non è ancora avvenuto ma le fonti più vicine al PIF, al club e alle altre parti coinvolte continuano a sostenere che è solo questione di tempo. Lontano dalle questioni economiche e burocratiche, c’era però un Newcastle che doveva ancora salvarsi, tenendo a distanza l’incubo retrocessione che avrebbe portato gli investitori a guardare altrove.

Al rientro, gli uomini di Steve Bruce hanno lanciato un segnale importante proprio in questo senso, offrendo una prestazione per certi versi sorprendente. Sia per il risultato (3-0), sia per l’avversario (lo Sheffield United, ancora incredibilmente in lotta per un posto in Champions), sia per il ritorno al gol di Joelinton, la cui ultima (e unica) rete in Premier League risaliva allo scorso agosto. L’espulsione di Egan ha indubbiamente facilitato le cose, ma la gestione della superiorità era tutto fuorché semplice per il Newcastle, capace poi nel corso del secondo tempo di aggredire con decisione una partita che rischiava di portare in grembo ancora molte insidie. L’agognato ritorno al gol di Joelinton – che ha espresso tutta la sua frustrazione per una rete che mancava da 2130 minuti prendendo a pugni il terreno di gioco – è stato accompagnato dall’ottima prestazione di un rigenerato Matt Ritchie, sempre più a suo agio sull’esterno di centrocampo, e dall’ennesima ottima prova di Saint-Maximin.

La partita contro l’Aston Villa, di contro, si è giocata su standard decisamente più ‘normali’ per i Magpies, che hanno dovuto aggrapparsi all’inatteso gol di Dwight Gayle (subentrato a Joelinton, nuovamente sottotono), regalando poi il pareggio a 7’ dalla fine sull’indecisione di Dubravka. Nonostante la prestazione typical toon (‘tipicamente in stile Newcastle’, come è stata definita da qualcuno), i Magpies sono ora a un passo da quei proverbiali 40 punti che di solito si traducono nella salvezza garantita. L’obiettivo di dover raccogliere almeno un punto nelle ultime sette giornate – con un calendario decisamente alla portata – lascia ragionevolmente spazio a molte altre questioni lasciate in sospeso in questi mesi. Buona parte della rosa non sembra pronta per un piazzamento importante in vista della nuova stagione e Steve Bruce continua a non piacere ai tifosi, i quali sperano di associare la nuova proprietà a un cambio in panchina. Intanto, se Rob Elliot, Jack Colback e Jamie Sterry sanno già che una volta finita la stagione dovranno accasarsi altrove, nulla ancora è stato deciso per i prestiti di Nabil Bentaleb, Jetro Willems e Valentino Lazaro, per i quali il Newcastle può ancora esercitare il diritto di riscatto, a differenza di Danny Rose che con ogni probabilità tornerà al Tottenham. I rinnovi di Andy Carroll e Javier Manquillo se non altro sembrano preparare il terreno a quello di Matty Longstaff, il talento classe 2000 dell’academy corteggiato da numerosi club europei il cui contratto è oggetto di discussione da quasi sei mesi.

A un passo dalla salvezza aritmetica ed eliminati solo ai quarti di finale di FA Cup dal Manchester City (squadra al momento quasi ingiocabile se a pieno organico), i Magpies stanno giungendo a un punto cruciale della stagione, in cui organizzare il futuro è una priorità, indipendentemente dalla buona riuscita della trattativa per l’acquisizione del PIF. La salvezza garantisce la permanenza di Bruce (che ha altri due anni di contratto) e evita contestualmente la diaspora di molti giocatori a cui la Championship starebbe strettissima. Le basi su cui ripartire sembrano quindi solide, e il cambio di proprietà potrebbe spostare l’asticella molto più in alto, dove i termini di paragone potrebbero scomodare i tempi in cui Alan Shearer accendeva l’ormai sempre più raro entusiasmo di St. James’s Park.

A cura di Gioele Anelli