Il paradosso di Roberto Firmino

In passato Jurgen Klopp lo ha definito uno dei calciatori più importanti della rosa. Il suo stile di gioco permette al Liverpool di avere sempre una soluzione, qualsiasi sia la situazione, ma soprattutto rende il reparto offensivo imprevedibile. Roberto Firmino, del resto, è un numero 9 abbastanza atipico: non staziona in mezzo all’area aspettando che il pallone lo colpisca o sgattaiolando via ai difensori avversari per realizzare un gol in tap-in, preferisce ricevere palla sulla trequarti, non dando alcun riferimento ai difensori e fornire assist ai compagni o permettere loro di aver lo spazio sufficiente per battere il portiere. 

Questa sua duttilità tattica lo rende un giocatore fondamentale per il Liverpool, ma soprattutto per lo stile di gioco di Klopp, che predilige questo tipo di figure in grado di adattarsi alle varie situazioni. E sarà anche a causa di questo suo modo di interpretare il calcio che in questa stagione Roberto Firmino, ad Anfield, non ha segnato nemmeno un gol su 51 tiri effettuati.

Numeri che in qualsiasi altra situazione farebbero gridare allo scandalo o alla “crisi nera” nella quale imperversa quel determinato calciatore, ma che trovano invece spiegazione proprio per le ragioni sopracitate. Della serie: sì, Firmino è un attaccante ma può anche permettersi di non fare gol se poi aiuta i compagni a segnarne tanti altri. 

Provate ad immaginare giocatori come Kane, Rashford, Aguero o Aubameyang se, per caso, dovessero attraversare un periodo di digiuno così lungo. Titoli di giornale, inchieste, polemiche, discussioni e tante parole sprecate semplicemente per evidenziare la crisi realizzativa di un atleta magari carente dal punto di vista della condizione fisica o semplicemente sfortunato nelle occasioni che gli si presentano. 

Liverpool’s Roberto Firmino during the FA Premier League match between Liverpool FC and Southampton FC at Anfield. (Pic by David Rawcliffe/Propaganda)

Firmino è più o meno in questa situazione, sebbene i suoi numeri dicano tutt’altro, come del resto le statistiche del Liverpool sembrino quasi contraddittorie. I Reds hanno il secondo miglior attacco dell’intera Premier League, sono la squadra che ha conquistato il titolo con il maggior numero di giornate d’anticipo e puntano dritto a superare quota 100 punti, record stabilito dal Manchester City giusto un paio di stagioni fa. Non solo: hanno perso solo 9 delle ultime 120 partite giocate, un dato incredibile se si considera che il City di Guardiola, per esempio, ne ha perse 9 in Premier League dallo scorso agosto ad oggi. 

Tornando a Firmino, in questa stagione ha realizzato un totale di 11 gol, 8 dei quali in Premier League (tutti in trasferta) e 2, determinanti, nel Mondiale per Club, che hanno permesso ai Reds di laurearsi Campioni del Mondo lo scorso dicembre. A questi vanno aggiunti i 7 assist, le 10 occasioni da gol create, le 20 (troppe) occasioni da gol sprecate, ma soprattutto un contributo difensivo non indifferente, con 32 tackle, 25 tiri avversari bloccati e 7 passaggi intercettati. È un giocatore eclettico, che come dimostrano i dati, partecipa attivamente al gioco della squadra e non solo come attaccante. 

Roberto Firmino of Liverpool reacts after his sides victory during the Premier League match between Tottenham Hotspur and Liverpool FC. (Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

Come spesso capita, però, il giudizio su un giocatore lo si ha guardando attentamente i numeri e nel caso di Firmino quelli relativi ai gol realizzati sono purtroppo negativi: una media gol di 0,24 a partita, 92 tiri totali (di cui 51 ad Anfield, come già detto in precedenza), di cui solo 37 in porta. Eppure per Klopp è irrinunciabile: finora in stagione ha totalizzato 47 presenze, giocando praticamente ogni partita ufficiale del Liverpool. 

Chi ha ragione in questo caso? Klopp e i trofei conquistati, o le statistiche? 

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