Perché il Chelsea può permettersi di spendere così tanto?

Dopo il blocco imposto dalla FIFA un anno fa in seguito alla violazione di alcune norme sul trasferimento dei minori, il Chelsea di Roman Abramovich è tornato ad investire con decisione sul proprio organico, prendendosi le prime pagine dei principali quotidiani inglesi. In questa atipica finestra di mercato i Blues sono stati fino a questo momento indiscussi protagonisti, riflettendo in maniera quasi scenografica la necessità e la voglia di colmare il gap con le grandi d’Inghilterra e d’Europa. Se da una parte molti club hanno preferito un approccio più cauto e attendista per regolare i propri conti dopo la pandemia, il Chelsea ha optato per un mercato decisamente più aggressivo in una sessione quasi senza concorrenza, stuzzicando l’olfatto di chi è pronto ad annusare qualche falla nel sistema del Fair Play Finanziario (FFP). In realtà, la strategia adottata da Abramovich – benché controcorrente per certi aspetti – è perfettamente in linea con le risorse a disposizione del club e con i parametri del FFP nei tre anni di monitoraggio, in parte modificati per permettere alle società di assorbire gradualmente le conseguenze economiche legate alla pandemia di COVID-19. 

Se il Chelsea dovesse perfezionare anche l’acquisto di Kai Havertz (circa 100 milioni di euro), la spesa totale in questa sessione di mercato si aggirerebbe intorno ai 255 milioni di euro, comprensivi dei 60 milioni investiti per Timo Werner, dei 55 per Ben Chilwell e dei 40 per Hakim Ziyech, a cui si aggiungono i free transfer di Thiago Silva e Malang Sarr. A un mese dalla fine del mercato (5 ottobre, n.d.a.), la somma messa a disposizione per operare sul mercato pare sproporzionata se paragonata alla spesa di molti altri club nello stesso periodo di tempo, intenti a sistemare le proprie finanze per non subire contraccolpi in futuro. Com’è quindi possibile che il Chelsea possa permettersi di agire in maniera così ‘indisturbata’ mentre molte altre società rimangono alla finestra?



Mercato in uscita e ammortamento

Nonostante una perdita al lordo delle imposte di circa 114 milioni di euro nel bilancio 2018/19 – la più grande registrata dal 2005 –, il blocco FIFA e la conseguente strategia di mercato adottata dal Chelsea hanno permesso al club di bilanciare totalmente la perdita senza gravare ulteriormente sulle casse societarie. Le numerose cessioni, su tutte quelle di Hazard e Morata, hanno dato la possibilità ai Blues di mettere a bilancio circa 193 milioni di euro in entrata, ridimensionati solamente dal riscatto di Kovacic (45 milioni) durante la scorsa estate – consentito, nonostante il blocco, in quanto conclusione del prestito dell’anno precedente. Inoltre, la riduzione del monte ingaggi dopo gli addii di Hazard, Morata, Pasalic e David Luiz in aggiunta agli svincolati Cahill, Willian e Pedro (i cui stipendi pesavano comunque considerevolmente a bilancio), ha permesso al Chelsea di beneficiare di un tesoretto di circa 66 milioni di euro, generato anche dall’ammortamento* dei giocatori ancora sotto contratto, secondo la stima di Swiss Ramble

Sì, ma se il Chelsea spende circa 255 milioni di euro solo in cartellini, come può compensare questa somma solo con il mercato in uscita, le cui entrate derivate sono comunque inferiori? A questo proposito è importante ricordare un concetto fondamentale (*): la spesa per i cartellini dei giocatori non viene contabilizzata nell’anno dell’acquisto, ma viene ripartita per tutta la durata del contratto. L’acquisto di Werner, ad esempio, non figurerà per intero nel bilancio 2020/21. La spesa per il suo trasferimento viene suddivisa nei cinque anni di contratto, per ognuno dei quali il Chelsea contabilizzerà circa 21 milioni di euro, comprensivi del costo del cartellino ripartito (non 53 milioni ma circa un quinto, cioè 10,6) e dell’ingaggio (circa 10 milioni).

Con questo sistema, in estrema sintesi, ai club viene consentito di rientrare più facilmente nei parametri del FFP senza necessariamente dover spendere meno di quanto incassato nel mercato in uscita.

Come il COVID-19 ha cambiato le cose

Tuttavia, 255 milioni di euro potrebbero comunque risultare difficili da assorbire nei tre anni di monitoraggio su cui si basa il FFP, le cui regole limitano le perdite dei club a un massimo di 30 milioni di euro in un qualsiasi triennio preso in esame. Il bilancio del Chelsea negli ultimi 3 anni era in negativo di circa 21 milioni di euro – quindi ampiamente sotto i 30 –, perché a fronte dei 294 milioni spesi, ne sono entrati circa 273 derivati dalla vendita dei giocatori, permettendo ai Blues di rientrare tranquillamente nei parametri del FFP. 

Tornando alla questione di partenza, se al termine delle stagioni 2018/2019 e 2019/2020 tutto era perfettamente in regola, sarebbe legittimo pensare che dopo gli eventuali 255 milioni di euro spesi in questa sessione il Chelsea faticherebbe a far quadrare i conti. Qui, però, entrano in gioco due fattori: il posizionamento del Chelsea nella scorsa stagione, che ha garantito numerose entrate grazie alla qualificazione in Champions League, e la modifica di alcuni regolamenti UEFA riguardanti il FFP come conseguenza della pandemia. Le nuove misure adottate dall’UEFA hanno l’obiettivo di “neutralizzare l’impatto negativo della pandemia consentendo ai club di adeguare il calcolo del pareggio di bilancio per le mancate entrate registrate nel 2020 e nel 2021”. Ciò significa che il periodo di monitoraggio del 2021 coprirà ora solo 2 anni (2018 e 2019), escludendo quindi il 2020 per l’impatto che il COVID-19 ha avuto su di esso. Il periodo di monitoraggio del 2022 coprirà invece 4 anni, anche se il 2020 e il 2021 saranno valutati come un unico periodo. Nel caso molto probabile in cui nel biennio combinato 2020-2021 il Chelsea risulti in perdita, tale perdita verrà quindi dimezzata nella valutazione del FFP. Su questa base, sempre secondo Swiss Ramble, il Chelsea sforerebbe dai parametri del FFP di appena 6 milioni di euro durante il periodo di monitoraggio del 2022, il quale copre il 2018 (107 milioni di euro di profitto), il 2019 (81 milioni di euro di perdita) e la media tra il 2020 (50 milioni di euro di profitto) e il 2021 (110 milioni di euro di perdita), cioè circa 30 milioni di euro di perdita. Considerando che il mercato in uscita è ancora apertissimo per il Chelsea e che il periodo di monitoraggio prenderà in considerazione il biennio come un blocco unico, le prospettive rimangono più che rosee.

FILE PHOTO: Britain Football Soccer – Chelsea v Sunderland – Premier League – Stamford Bridge – 21/5/17 Chelsea owner Roman Abramovich applauds fans after winning the Premier League Reuters / Hannah McKay Livepic

Una strategia differente

Come ha sottolineato su The Athletic Rob Wilson, professore ed esperto di football finance all’Università di Sheffield Hallam, “sarebbe sbagliato dire che i club della Premier League non possano permettersi di muoversi con decisione sul mercato: non è così e potrebbero assolutamente farlo. Quello che stanno scegliendo di fare è di occuparsi dei futuri modelli finanziari delle loro rispettive società. È per questo che stiamo assistendo a investimenti sul mercato generalmente inferiori”. Secondo Wilson, quella del Chelsea è semplicemente una scelta differente, in contrasto con quelle fatte da molti club europei. “Hanno provato a correre il rischio e alla base di questa decisione sembra esserci un ragionamento del tipo ‘spendiamo una somma abbastanza significativa ora, per avere dei giocatori che saranno con noi per i prossimi tre o quattro anni, permettendoci di continuare a costruire la squadra spendendo potenzialmente meno nei prossimi anni’ […]. È semplicemente una strategia diversa”. 

La disponibilità economica, i nuovi regolamenti sul FFP, l’assenza di una concorrenza agguerrita sul mercato e una strategia societaria rischiosa ma chiara e definita, hanno quindi permesso al Chelsea di recitare un ruolo da autentico protagonista in questa particolare sessione di calciomercato. Dopo un anno di ‘purgatorio’ e in attesa dell’ufficialità di Kai Havertz, ora ai Blues è concesso davvero cominciare a sognare.

A cura di Gioele Anelli