Quando il mondo si accorse di Gareth Bale

Nel maggio 2010 un gol di Peter Crouch all’Etihad contro il Manchester City (1-0) aveva permesso al Tottenham di Harry Redknapp di giocarsi l’accesso alla fase ai gironi contro un non irresistibile Young Boys nei preliminari di agosto. Nel doppio confronto con gli svizzeri passano gli Spurs, centrando una qualificazione in Champions League che mancava da quasi 50 anni. È un Tottenham talentuoso, ma ancora grezzo e acerbo, difficilmente paragonabile al club che solo un anno fa era in finale di Champions: Luka Modric e Rafael van der Vaart sono le stelle, Jermain Defoe e Robbie Keane le due punte che accendono l’entusiasmo di White Hart Lane; Aaron Lennon è un talento in rampa di lancio, così come Danny Rose, che un anno prima aveva segnato all’esordio contro l’Arsenal seguendo il più classico dei copioni da predestinato. Non una rosa da underdog quindi, ma nemmeno un organico che riflette ambizioni da top club.

Nel corso della stagione 2009/2010 comincia a far parlare di sé Gareth Bale, 20enne gallese acquistato dal Southampton due anni prima, che nella genesi della sua carriera era un promettente terzino mancino e poco più. Con il Tottenham si ritaglia spazi importanti e inizia a mostrare una tecnica e un’intelligenza tattica che cominciano a tornare molto utili a Redknapp, deciso ad alternarlo sempre più frequentemente con Assou-Ekotto. Ma dopo poche giornate, quando iniziano a risultare evidenti le sue enormi doti tecniche e atletiche, viene avanzato di qualche porzione di campo per poter sfruttare la sua pericolosità negli ultimi metri. Arrivano i primi gol e i primi plausi da parte di media e pubblico, che in patria cominciano a intravedere in lui le stimmate del fuoriclasse. Ma se in Inghilterra il nome di Bale fa eco tra trasmissioni e tabloids, in Italia di lui si sa ancora poco. 

Il 20 ottobre 2010 il Tottenham affronta l’Inter a San Siro nella terza giornata del girone A e Gareth Bale presenta per la prima volta al calcio europeo il suo filigranato biglietto da visita. Alla vigilia del match si parla degli Spurs con la diplomazia che di solito si riserva a squadre sulla carta inferiori e ben lontane dall’essere considerate avversarie pericolose. “Il Tottenham ha energia, è affamato”, chiosa Benitez in conferenza stampa, con parole che suonano come semplici dichiarazioni di circostanza. “È veloce in contropiede, sa far male sulle palle inattive. Noi rispettiamo tutte le squadre del girone”, gli fa eco capitan Zanetti. Il primo tempo a San Siro, come in molti si aspettavano, è una passerella per i nerazzurri, che bullizzano il Tottenham in un quarto d’ora, con tre gol e un’espulsione provocata. A 10’ dal termine Eto’o segna il 4-0, incidendo la pietra tombale di un Tottenham ormai prossimo all’ammutinamento. Quarantacinque minuti infernali per gli Spurs, che rientrano nello spogliatoio con la testa bassa per non incrociare lo sguardo deluso e preoccupato di Redknapp. 

Nel secondo tempo, però, qualcosa cambia. In maniera del tutto inaspettata, in un momento di stallo nella partita, Gareth Bale si inventa un’azione personale in una posizione di campo in cui alzare la testa e scaricare in appoggio sarebbe stata la scelta più saggia da fare. Riceve palla nella metà campo degli Spurs, controlla, punta Maicon passando alla sua sinistra e prendendo in controtempo Zanetti che stava arrivando in raddoppio. Superato il primo ostacolo Bale ha una sola cosa in mente: calciare in porta. E lo sviluppo dell’azione non può che dimostrarlo, con il gallese che non accenna a rallentare fino al vertice dell’area di rigore, incrociando prima che Samuel possa opporsi al tiro. Julio Cesar è battuto e gli Spurs danno il primo segno di vita in una partita fino a quel momento a senso unico. Il 4-1 si protrae fino all’89’, ma Bale non sembra averne abbastanza. In una copia quasi surreale del primo gol del Tottenham, Jenas innesca il numero 3 degli Spurs – retaggio del suo passato da terzino – che esattamente come 38 minuti prima percorre la stessa porzione di terreno, calciando nello stesso modo e battendo sullo stesso angolo Julio Cesar. Passano due minuti e Bale colpisce ancora. Azione personale di Lennon che scarica sul gallese appostato sul vertice dell’area di rigore (sì, sempre quello). Zanetti è vicino, quindi Bale accorcia e affretta il tiro insaccando ancora una volta alle spalle del portiere brasiliano. 

Nella gara di ritorno del girone il Tottenham vendica la sconfitta dell’andata, vincendo 3-1 a White Hart Lane. Migliore in campo? Ovviamente Gareth Bale. Pur senza segnare offre una prestazione clamorosa, facendo letteralmente impazzire Maicon sulla fascia sinistra e impreziosendo la sua partita con una ruleta perfettamente riuscita a centrocampo, una rovesciata da fuori area finita a pochi centimetri dal palo e due assist da urlo per Peter Crouch, che non può fare a meno di indicare il gallese e correre ad abbracciarlo due volte nel giro di pochi minuti. 

Da talento brillante a astro nascente del calcio mondiale in 180 minuti. Le doti ci sono sempre state e le grandi prestazioni anche, ma è innegabile che quelle due notti europee abbiano contribuito a svezzare definitivamente il Gareth Bale che conosciamo e che, pochi giorni fa, è tornato al gol con la maglia degli Spurs dopo sette anni dall’ultima malinconica volta.