La Guida completa alla Premier League 2020-2021

Pensato, scritto e curato da Gioele Anelli.

ARSENAL – NELLE MANI DI ARTETA

Nonostante l’Arsenal abbia chiuso ottavo in Premier League registrando il peggior piazzamento negli ultimi vent’anni, nel nord di Londra filtra una buona dose di ottimismo per il futuro. Le vittorie in FA Cup e nel Community Shield – due solide iniezioni di fiducia – hanno indubbiamente contribuito, ma ciò che dà maggiori garanzie è il rendimento in costante crescita degli uomini di Arteta. L’ex giocatore dei Gunners è stato nominato manager il 30 dicembre 2019, prendendo il posto di Fredrik Ljungberg nella sua breve parentesi da caretaker dopo l’esonero di Unai Emery. Nel giro di pochi mesi ha dato un’impronta ben precisa alla squadra, rivalutando e riscattando alcune individualità finite fuori dai radar o desiderose di cambiare aria. Il progetto di Arteta è solido e ambizioso, ma serviranno tempo e innesti affinché diventi anche vincente. Per indirizzarlo in questo senso, la società ha risposto con un mercato intelligente che ha fatto a meno di spese folli in favore di giocatori pronti a inserirsi da subito negli schemi dello spagnolo. Dal Lille è arrivato Gabriel Magalhães e dal Saint-Étienne è tornato dal prestito William Saliba per sistemare un reparto difensivo che l’anno scorso è stato tutto fuorché affidabile. Completano la campagna acquisti Thomas Partey, inseguito da mesi dai dirigenti dei Gunners, e Willian, che dopo il mancato rinnovo con il Chelsea ha firmato un ricco triennale con l’Arsenal.

La stella:

Banale dirlo, ma la stella non può che essere Pierre-Emerick Aubameyang. In due anni e mezzo è diventato simbolo e trascinatore dei Gunners in uno dei momenti più complicati per l’Arsenal del nuovo millennio. In oltre 110 presenze ha già sfondato la soglia dei 70 gol. Per far fronte a qualche malumore Arteta gli ha garantito la centralità nel progetto e l’Arsenal gli ha offerto un rinnovo da 250mila sterline a settimana. Se questi sono i presupposti, difficile puntare i piedi.

La possibile sorpresa:

L’academy dell’Arsenal è tradizionalmente fertile e Arteta ha già dimostrato di volerne approfittare. Tra i tanti talenti in rosa c’è Bukayo Saka, 19enne da poco più di un mese che ha già impressionato nell’ultima Premier League. Neanche il tempo di esordire con l’under21 che a ottobre è arrivata anche la chiamata di Southgate. La concorrenza è agguerrita, ma questa potrebbe essere la stagione giusta per brillare.

L’allenatore: 

Prima di passare all’Arsenal da giocatore è stato un simbolo dell’Everton per oltre sei anni. Da manager la sua prima vera esperienza inizia proprio sulla panchina dei Gunners, dopo essere stato il vice di Guardiola al Manchester City dal 2016 al 2019. Arteta conosce sette lingue (spagnolo, inglese, francese, italiano, portoghese, catalano e basco), che gli consentono di essere perfettamente comprensibile pressoché per chiunque in rosa.

Lo stadio: 

La sua costruzione è stata a lungo osteggiata, non tanto per l’impianto in sé quanto per il contestuale abbandono di Highbury, stadio dei Gunners dal 1913 la cui ristrutturazione avrebbe però comportato la demolizione di circa 25 abitazioni circostanti. Inaugurato nel luglio 2006 e costruito nel quartiere di Ashburton Grove, l’Emirates Stadium è il terzo stadio più capiente in Premier League. Spett. 62.260

Città: Londra (Islington)

Fondazione: 1886

Palmarès: trofei nazionali: 13 campionati (1930-1931, 1932-1933, 1933-1934, 1934-1935, 1937-1938, 1947-1948, 1952-1953, 1970-1971, 1988-1989, 1990-1991, 1997-1998, 2001-2002, 2003-2004), 14 FA Cup (1929-1930, 1935-1936, 1949-1950, 1970-1971, 1978-1979, 1992-1993, 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2013-2014, 2014-2015, 2016-2017, 2019-2020), 2 coppe di Lega (1986-1987, 1992-1993), 16 Charity/Community Shield (1930, 1931, 1933, 1934, 1938, 1948, 1953, 1991, 1998, 1999, 2002, 2004, 2014, 2015, 2017, 2020); trofei internazionali: 1 Coppa delle Coppe (1993-1994), 1 Coppa delle Fiere (1969-1970).

Colori sociali: rosso, bianco.

ASTON VILLA – ALLA RICERCA DI STABILITÀ

La salvezza guadagnata a poche giornate dal termine della scorsa stagione è stata un campanello d’allarme per Dean Smith, il cui obiettivo primario quest’anno sarà quello di arrivare ai 40 punti con minore apprensione. Per raggiungere tale scopo la dirigenza ha speso meno rispetto alla scorsa (sfarzosa) sessione di mercato, operando comunque con decisione dove la rosa era effettivamente carente. A Birmingham sono arrivati due dei talenti più brillanti della scorsa Championship come il duttilissimo Matty Cash dal Nottingham Forest e il vice-capocannoniere Ollie Watkins dal Brentford. Per completare il quadro degli innesti, i Villans hanno poi puntato su Emiliano Martinez, autore di un’ottima seconda parte di stagione tra i pali dell’Arsenal, Ross Barkley e Bertrand Traoré, quasi sempre titolare l’anno scorso nel Lione. Modifiche sostanziali sono state apportate anche allo staff, con l’ex Copenaghen Johan Lange che ha sostituito Pitarch nel ruolo di direttore sportivo e l’ex allenatore del Leicester Craig Shakespeare che farà il vice di Dean Smith. “Se rimarremo in Premier League, avremo sicuramente le possibilità di competere con alcuni grandi club”, aveva detto il manager dei Villans sul finire della scorsa stagione. La salvezza è arrivata e la sensazione, considerati campagna acquisti e promettente avvio in campionato, è che l’Aston Villa possa finalmente tornare a togliersi qualche soddisfazione.

La stella:

Nonostante un rendimento non eccezionale dopo la sosta, tra alti e bassi Jack Grealish rimane il leader dell’Aston Villa, con cui sta per raggiungere le 200 presenze in tutte le competizioni. Arrivato ormai alla settima stagione dal suo esordio con i Villans, vuole togliersi l’etichetta di eterno incompiuto. E il recente esordio in Nazionale non può che essere un buon inizio.

La possibile sorpresa:

Tra i tanti talenti dell’Aston Villa è complicato prevedere chi saprà stupire in termini di rendimento. Seppur giovani, Konsa, Cash e Luiz hanno già dimostrato il loro valore, mentre il 22enne Keinan Davies e il 19enne Jacob Ramsey potrebbero essere sorprese meno annunciate. Dean Smith crede fortemente in entrambi, come dimostrano le numerose presenze concessegli finora.

L’allenatore: 

In carica da quasi due anni – durante i quali ha conquistato una promozione e una salvezza – con ogni probabilità Dean Smith supererà a breve le 100 presenze sulla panchina dell’Aston Villa. Con i Villans ha esordito l’anno scorso in Premier League, dopo oltre 400 panchine in League One e in Championship con Walsall e Brentford.

Lo stadio: 

Inaugurato nel 1897 e costato all’epoca meno di 17mila sterline, il Villa Park ha subìto negli anni circa cinque grandi ristrutturazioni che lo hanno portato ad avere una capienza superiore ai 40mila posti. Il record di spettatori risale a un sesto turno di FA Cup del 1952 contro il Chelsea, in cui lo stadio ospitò 76.588 tifosi. Spett. 42.682

Città: Birmingham

Fondazione: 1874

Palmarès: trofei nazionali: 7 campionati (1893-1894, 1895-1896, 1896-1897, 1898-1899, 1899-1900, 1909-1910, 1980-1981),7 FA Cup (1886-1887, 1894-1895, 1896-1897, 1904-1905, 1912–1913, 1919-1920, 1956-1957), 5 coppe di Lega (1960-1961, 1974-1975, 1976-1977, 1993-1994, 1995-1996), 1 Charity/Community Shield (1981); trofei internazionali: 1 Coppa dei Campioni/Champions League (1981-1982), 1 Supercoppa Uefa (1982), 1 Coppa Intertoto (2001).

Colori sociali: granata, celeste.

BRIGHTON – SULLA BUONA STRADA

Dato quasi per retrocesso a inizio stagione, il Brighton ha chiuso lo scorso campionato oltre le aspettative, piazzandosi sopra West Ham e Aston Villa e a -2 dal Crystal Palace quattordicesimo. I buoni risultati in quest’ultima stagione stanno dando credito alle idee di Graham Potter, che può contare sulla piena fiducia che la società continua a dimostrargli. Per sistemare un organico sulla carta inferiore rispetto a quello di alcune dirette concorrenti per la salvezza, a Brighton sono arrivati Joel Veltman dall’Ajax e Adam Lallana dal Liverpool, insieme ai quali è tornato Ben White dopo la straordinaria stagione con il Leeds in Championship. L’avvio è stato promettente e la sensazione di tifosi e addetti ai lavori è che questo Brighton possa provare a puntare più in alto. La rosa nelle mani di Potter ha un’età media superiore solo a quella del Leeds (25,6 contro 25,3) in Premier League, con un discreto numero di giovani talenti dal futuro più che roseo: da Steven Alzate (’98) al già citato Ben White (’97), passando per Aaron Connolly (’00) e Tariq Lamptey (’00) che ha già dimostrato in queste prime giornate di potersi candidare tranquillamente per una maglia da titolare. Per i prossimi mesi non ci saranno i tifosi a supportare la loro crescita, ma se le cose dovessero migliorare il nuovissimo AMEX Stadium è tra gli impianti meglio strutturati per riaccogliere gradualmente i supporters.

La stella:

Classe 1991, al Brighton da quando aveva 20 anni (esclusa una parentesi al Bristol City), Lewis Dunk è diventato simbolo e bandiera dei Seagulls con i quali ha superato di recente la soglia delle 300 presenze. Oggi è capitano e titolare indiscusso nella ormai tradizionale difesa a 3 di Graham Potter.

La possibile sorpresa:

Difficile individuare chi saprà spiccare tra i numerosi prospetti a disposizione di Graham Potter, ma Tariq Lamptey sembra già pronto per una stagione da inaspettato protagonista, non avendo ancora superato le dieci presenze in Premier League. L’incipit è stato più che promettente: prime tre partite, tre assist e diluvio di complimenti a reti unificate.

L’allenatore:

Quando arrivò allo Swansea dall’Östersund (in Svezia) in molti reagirono con sorpresa. Oggi Graham Potter – 45 anni compiuti a maggio – è uno degli allenatori più promettenti del panorama britannico. Con una rosa non eccezionale ha centrato una salvezza tutt’altro che scontata ma quasi mai in discussione durante la scorsa stagione.

Lo stadio:

Falmer Stadium è uno degli impianti più recenti della Premier League. Inaugurato nel 2011, è conosciuto anche con il nome di AMEX Stadium per ragioni di sponsor (American Express). I lavori sono iniziati nel 2008 e lo stadio è costato circa 93 milioni di sterline. Spett. 30.750

Città: Brighton

Fondazione: 1901

Palmarès: trofei nazionali: 1 Charity/Community Shield (1910); trofei internazionali: -.

Colori sociali: bianco, blu.

BURNLEY – ROLLING THE… DYCHE

Ogni anno viene dato per spacciato e ogni anno stupisce prendendosi gioco delle previsioni. Questa, in estrema sintesi, la storia del Burnley nelle ultime 4 stagioni in Premier League dopo la promozione nel 2016. L’anno scorso ha anche annusato la zona Europa League – dopo esserci già stato sulla scia della sorprendente stagione 2017/2018 – chiudendo poco sotto ma ancora una volta nella metà alta della classifica. Gran parte del merito di questi traguardi va attribuito a Sean Dyche, che guida i Clarets da ormai 8 anni nei quali ha contributo a rendere il Burnley una presenza fissa in Premier. Ma senza innesti e senza un progetto di crescita credibile, il giocattolo potrebbe cominciare a mostrare le prime crepe. L’impressione è che se Dyche dovesse decidere di andarsene le possibilità di mantenere il rendimento sullo stesso livello quasi certamente si dimezzerebbero. E al momento i rapporti tra manager e società non si possono definire certo idilliaci, come lo stesso Dyche ha fatto intendere in maniera piuttosto esplicita, sottolineando una passività sul mercato che non supporta le ambizioni del Burnley: gli addii di Hart, Lennon e Hendrick (svincolati) sono stati compensati – si fa per dire – dagli acquisti di Stephens dal Brighton e Norris dal Wolverhampton, deputato a fare il secondo di Pope. Chiudere il mercato senza quasi aver rinforzato la rosa potrebbe essere un rischio troppo alto da correre.

La stella:

Alle prese che un’ernia da quasi un anno, Ashley Barnes sembra essersi definitivamente ripreso. Se saprà lasciarsi alle spalle i problemi alla schiena potrà tornare a essere il trascinatore di questo Burnley. Con oltre 40 gol in maglia ‘claret’ è il miglior realizzatore del club dalla nascita della Premier League (1992).

La possibile sorpresa:

Dwight McNeil ha 20 anni, un’intera stagione giocata da titolare (2 gol e 6 assist da esterno di centrocampo) e un futuro più che promettente davanti a sé. Nonostante conti appena 9 presenze complessive tra Nazionale U20 e U21, è già una pedina inamovibile per Dyche e potrebbe non essere un’utopia ipotizzare una chiamata da Southgate a stagione in corso. 

L’allenatore: 

Secondo Paul Wilson, giornalista del Guardian, Dyche è “vigile, aggressivo ma molto educato. Sempre elegantemente vestito, non ama star seduto in panchina”. Difficile definirlo meglio e in maniera più sintetica. Dei suoi nove anni da allenatore, otto li ha passati a Burnley dove è diventato una vera leggenda del club. A lui è intitolato uno dei pub più apprezzati dai tifosi Clarets, il ‘The Royal Dyche’.

Lo stadio: 

Turf Moor è la casa del Burnley dal 1883 ed è uno dei degli impianti più antichi nel Regno Unito, dietro solamente al Deepdale del Preston North End per quanto riguarda il calcio professionistico inglese. Nell’area di Turf Moor si pratica sport addirittura dalla prima metà del XIX secolo, dal momento che il Burnley Cricket Club giocava e si allenava dove oggi sorge lo stadio. Spett. 21.944

Città: Burnley

Fondazione: 1882

Palmarès: trofei nazionali: 2 campionati (1920-21, 1959-60),1 FA Cup (1913-14), 2 Charity/Community Shield (1960, 1973); trofei internazionali: -.

Colori sociali: granata, celeste.

CHELSEA – GRANDI AMBIZIONI, POCHE CERTEZZE

Dopo un mercato senza innesti, un avvio deludente – memorabile fu lo 0-4 a Old Trafford nel match d’esordio – e la partenza di Hazard, in pochi avrebbero pronosticato il quarto posto finale. Tante cose remavano contro il Chelsea e le sue possibilità di tornare ad essere competitivo, con un allenatore oltretutto alla sua prima esperienza in Premier League. Pur non mettendo in bacheca alcun trofeo, Frank Lampard ha dimostrato di avere le carte in regola per potere allenare ad alti livelli. Certo, i margini di miglioramento rimangono ampi e l’inesperienza si fa sentire, ma la sua prima stagione sulla panchina dei Blues è stata incoraggiante. Tra gli aspetti su cui lavorare, spicca senz’altro la tenuta del reparto arretrato, apparso poco affidabile per larghi tratti di stagione. Nonostante gli acquisti faraonici che il Chelsea ha deciso di portare a termine in una singola sessione, la difesa non sembra aver beneficiato più di tanto dei soldi di Abramovich, dal momento che dei vari Kai Havertz, Timo Werner, Edouard Mendy, Hakim Ziyech, Ben Chilwell e Thiago Silva, solo gli ultimi due – di cui uno è un terzino e l’altro è oltre la soglia dei 36 anni – sono difensori. Fare un marcato simile significa comunque gonfiare le ambizioni e lanciare un segnale importante alle big di Inghilterra, ma i 54 gol incassati nella scorsa stagione preoccupano e se Lampard non trova la formula giusta, lottare per il titolo sarà ancora una volta un’impresa.

La stella:

Gli uomini chiave dei Blues sono tanti e tutti pronti a contendersi lo scettro di trascinatore. Nel corso della stagione, però, la classe e i gol di Timo Werner potrebbero fare la differenza. Classe 1994, l’attaccane tedesco ha sempre segnato in ogni squadra e contesto, dai 21 gol segnati nella sua prima stagione da titolare a Lipsia (16/17) ai 13 in 33 presenze con la nazionale tedesca. Con il Chelsea non ha alcuna intenzione di invertire la tendenza.

La possibile sorpresa:

Nella scorsa stagione Billy Gilmour ha collezionato 11 presenze con il Chelsea, mostrando in poco tempo generose dosi di talento e personalità. Nato nel 2001, ha vinto il premio come Man of the Match all’esordio e ha impressionato Lampard e addetti ai lavori sin dalle primissime partite. Al momento è fermo ai box, ma gli verranno sicuramente concesse diverse chances nel corso della stagione. 

L’allenatore: 

Leggenda del Chelsea in campo – oltre 400 presenze e 13 titoli con i Blues – Frank Lampard vuole provare a ripetersi anche in panchina. La sua carriera da allenatore è cominciata subito con un incarico importante (2018/2019), con il Derby County che ha deciso di affidargli il delicato obiettivo di riportare i Rams in Premier. Nonostante la sconfitta ai play-off, un mese dopo è arrivata la chiamata del Chelsea, appena liberatosi di Maurizio Sarri.

Lo stadio: 

Distante appena 2km da Craven Cottage, Stamford Bridge è l’impianto del Chelsea dall’anno della sua fondazione nel 1905, dopo che i fratelli Mears convertirono il precedente stadio di atletica in una struttura adatta alle esigenze del loro nuovo club. Lo stadio, come moltissimi altri nel Regno Unito, fu opera del celebre architetto Archibald Leitch. Spett. 41.631

Città: Londra (Hammersmith e Fulham)

Fondazione: 1905

Palmarès: trofei nazionali: 6 campionati (1954-55, 2004-05, 2005-06, 2009-10, 2014-15, 2016-17), 8 FA Cup (1969-1970, 1996-1997, 1999-2000, 2006-2007, 2008-2009, 2009-2010, 2011-2012, 2017-2018), 4 Charity/Community Shield (1955, 2000, 2005, 2009), 5 Coppe di Lega (1964-1965, 1997-1998, 2004-2005, 2006-2007, 2014-2015). trofei internazionali: 1 Coppa delle Coppe (1970-71, 1997-98), 2 Uefa Europa League (2012-2013, 2018-2019), 1 Champions League (2011-2012), 1 Supercoppa UEFA (1998).

Colori sociali: blu, bianco.

CRYSTAL PALACE – INVERTIRE LA TENDENZA

Il cammino del Crystal Palace dopo la sosta è stato disastroso, con una vittoria e un pareggio a compensare una striscia di sette sconfitte consecutive negli ultimi nove turni di Premier League. La salvezza non era in discussione, ma la sensazione che quel Palace avrebbe potuto fare sicuramente meglio è rimasta, considerato anche che a otto giornate dal termine era a pochi punti dalla zona Europa League. L’obiettivo di Hodgson quest’anno sarà quello di provare ad alzare l’asticella, perché il potenziale c’è e i tempi per il salto di qualità potrebbero essere maturi dopo 5 stagioni in cui il Palace ha chiuso rispettivamente 15°, 14°, 11°, 12° e 14°. Per invertire la tendenza, Steve Parish ha portato a Selhurst Park Eberechi Eze, tra i migliori giocatori della scorsa Championship con il QPR, l’ex West Bromwich Nathan Ferguson, altro talento in rampa di lancio, e Michy Batshuayi, che ritorna al Palace nuovamente in prestito dal Chelsea. Ma la più grande mossa di mercato coincide con la conferma di Wilfried Zaha: l’ivoriano non hai mai nascosto la volontà di testare il suo talento su altri palcoscenici e per questo motivo è rimasto tra i possibili partenti fino alla chiusura della sessione. “Quest’anno là davanti siamo decisamente più forti rispetto alla scorsa stagione”, ha commentato un soddisfatto Roy Hodgson che non ha dimenticato gli appena 31 gol segnati nell’ultima Premier League.

La stella:

Wilfried Zaha ha quasi 28 anni e tanta voglia di riscattare qualche stagione di troppo al di sotto delle aspettative. Nella scorsa Premier League ha fatto bene (non benissimo, 4 gol e 5 assist) e quest’anno punta a fare molto di più. Dopo l’ottimo incipit – 3 gol nelle prime 3 partite –, Zaha non sembra intenzionato a rallentare il suo rendimento in quella che potrebbe essere la sua ultima stagione con il Crystal Palace.

La possibile sorpresa:

“Non esistono limiti per Eze, è un talento straordinario”, ha detto di recente il suo allenatore al QPR Mark Warburton. Quando si viene scartati dall’Arsenal a 13 anni e dal Millwall a 18, la tentazione di abbandonare il sogno può essere forte. Oggi, a 22 anni, è pronto a prendersi la sua rivincita. Tra gli altri, occhio anche Tyrick Mitchell, classe ’99 e già titolare in diverse partite del Palace quest’anno.

L’allenatore: 

A 73 anni – di cui 45 passati in panchina – Roy Hodgson non sembra intenzionato a fermarsi, nonostante cominci a sentire il peso degli anni e di un calcio in costante cambiamento. “Ci sono delle regole assurde, che nemmeno noi giocatori e allenatori riusciamo a comprendere. Certe decisioni stanno rovinando il gioco del calcio”, ha detto Hodgson con un chiaro riferimento alla VAR.

Lo stadio: 

Progettato da Archibald Leitch come decine di altri stadi britannici, Selhurst Park venne inaugurato nel 1924 con una partita tra Crystal Palace e Sheffield Wednesday (persa dalla Eagles). Fu il primo stadio inglese ad essere condiviso da due squadre: dal 1985 cominciò a giocarci anche il Charlton, poi emigrato pochi anni dopo a Upton Park prima di tornare al The Valley. Spett. 25.456

Città: Londra (Croydon)

Fondazione: 1905

Palmarès: trofei nazionali –; trofei internazionali: -.

Colori sociali: rosso, blu.

EVERTON – TORNARE GRANDI SI PUÒ?

James Rodríguez, Abdoulaye Doucouré, Allan, Ben Godfrey: questi i nomi scelti dalla dirigenza per rinforzare la rosa e permettere a Carlo Ancelotti di perfezionare il salto di qualità che il club si aspetta ormai da anni. L’obiettivo minimo è l’Europa, ma non è escluso che questi Toffees possano toccare vette ben più alte nel corso della stagione. Ragionare in questi termini un anno fa sarebbe stato impensabile, ma oggi ambizioni e prospettive sono diverse grazie a un progetto solido e concreto nato quasi inconsapevolmente nel dicembre 2019, quando Ancelotti ha riempito il vuoto lasciato sulla panchina dell’Everton da Marco Silva, esonerato dopo una prima parte di stagione più che deludente con i Toffees che stavano annaspando al diciottesimo posto. Da quel momento è stato un crescendo lento e graduale che pur non portando a un piazzamento eccezionale ha contribuito a riaccendere l’entusiasmo a Goodison Park. Ancelotti in poco tempo è diventato “Carlo magnifico, Carlo fantastico” e l’Everton ha cominciato a porre le basi per un futuro promettente. L’ottima campagna acquisti unita al lavoro fatto nella seconda metà della stagione e all’exploit di alcune individualità – primo su tutti Dominic Calvert-Lewin, che nelle prime 7 presenze ha segnato già 10 gol – lasciano ben sperare i Toffees, che non partivano così bene in campionato (4 vittorie nelle prime 4) dalla stagione 1969/1970, quella del settimo titolo della loro storia.

La stella:

Ha 29 anni e un’invidiabile carriera alle spalle che parla per lui. Dopo Porto, Monaco, Bayern Monaco e Real Madrid per James Rodríguez è arrivato il momento dell’Everton, di cui è inevitabilmente diventato una preziosissima risorsa. Ambiente, manager e organico sembrano quelli giusti per poter rivedere il ‘vecchio’ James, affamato di riscatto e desideroso di ritrovare lo smalto perduto

La possibile sorpresa:

Esterno, giovane (’01) e brevilineo (1,73m), Anthony Gordon è pronto a sfruttare le chances che Ancelotti gli concederà nel corso della stagione. L’anno scorso con i Toffees ha esordito in Premier League, collezionando anche le sue prime 11 presenze in campionato. Per il momento ha giocato solamente in Carabao Cup, dove però ha già messo a referto tre assist nei due gettoni complessivi.

L’allenatore: 

Esonerato l’anno scorso a Napoli dopo una prima parte di stagione particolarmente complicata, Carlo Ancelotti si è rimesso subito in gioco a Liverpool, accettando la proposta di un Everton in cerca di una svolta significativa. Il cambio di marcia è arrivato e ora la stagione dei Toffees prosegue su binari nemmeno immaginabili fino alla scorsa primavera. E i meriti di Ancelotti sono sotto gli occhi di tutti.

Lo stadio: 

Nato dopo aver abbandonato Anfield – che nello stesso anno diventerà lo stadio del Liverpool –, Goodison Park è la casa dell’Everton dal 1892. Venne costruito oltre Stanley Park a 3km dal centro cittadino e a qualche centinaio di metri dall’impianto diventato nel frattempo dei Reds. Nonostante la capienza fosse di gran lunga inferiore, in occasione di un match di FA Cup del 1948 contro il Liverpool, a Goodison Park arrivarono oltre 78mila tifosi. Spett. 39.414

Città: Liverpool

Fondazione: 1878

Palmarès: trofei nazionali: 9 campionati (1890-1891, 1914-1915, 1927-1928, 1931-1932, 1938-1939, 1962-1963, 1969-1970, 1984-1985, 1986-1987), 5 FA Cup (1905-1906, 1932-1933, 1965-1966, 1983-1984, 1994-1995), 9 Charity/Community Shield (1928, 1932, 1963, 1970, 1984, 1985, 1986, 1987, 1995); trofei internazionali: 1 Coppa delle Coppe (1984-1985).

Colori sociali: blu, bianco.

FULHAM – IMPARARE DAL PASSATO

La disastrosa stagione 2018/2019 conclusa al diciannovesimo posto dopo aver speso oltre 100 milioni di euro da neopromossa, potrebbe essere stata la proverbiale lezione da cui il Fulham spera di aver imparato. Un ammonimento, una ‘cautionary tale’ come è stata definita da molti media in patria, che ha portato il Fulham e Scott Parker a operare con giudizio sul mercato, puntellando la rosa dove necessario senza stravolgerla con spese esagerate. “Sono stati fatti alcuni chiari errori l’ultima volta e abbiamo bisogno di imparare dal passato. Serviranno nuovi innesti, ma nessun cambio drastico”, aveva detto con fermezza Parker a fine stagione. A Craven Cottage sono arrivati in prestito Ola Aina, Mario Lemina, Ruben Loftus-Cheek e Alphonse Areola, mentre a titolo definitivo è stato acquistato Kenny Tete dal Lione al quale si sono aggregati Harrison Reed e Anthony Knockaert, riscattati dai rispettivi prestiti. L’avvio, però, è stato più che deludente e le prestazioni finora non sono state particolarmente confortanti. La stagione è lunga e il tempo di raddrizzarla non manca, ma servirà presto un cambio di marcia per non rimanere fagocitati in una spirale negativa in termini di rendimento e risultati. Le speranze di raggiungere la soglia dei 40 punti passano anche e soprattutto dai piedi di Aleksandar Mitrovic, l’unico in rosa – insieme a Loftus-Cheek – ad aver segnato più di 5 gol in Premier League.

La stella: 

Se si pensa al Fulham uno dei primi nomi a venire in mente è proprio quello di Mitrovic, arrivato ormai alla quarta stagione con la maglia dei Cottagers. Oltre a essere quello con più reti in Premier (23) è anche il giocatore del Fulham con il maggior numero di presenze nel massimo campionato inglese (79).

La possibile sorpresa: 

24 anni, 8 presenze in Champions League e prodotto del vivaio dell’Ajax, Kenny Tete aspetta ancora la stagione della definitiva consacrazione. Con il Fulham potrebbe essere arrivato il momento di brillare, dopo qualche promessa non mantenuta e l’etichetta di meteora che comincia a comparire vicino al suo nome.

L’allenatore: 

La vittoria ai playoff di Championship gli è valsa la riconferma con un rinnovo triennale che lega il suo nome ancora di più al Fulham, dove ha giocato gli ultimi 4 anni della sua carriera da giocatore. Il talento non gli manca, ma l’inesperienza, dopo poco più di 60 partite da allenatore (escluse quelle da vice e da manager dell’U18 del Tottenham), potrebbe essere un fattore determinante.

Lo stadio: 

Un autentico gioiello che ha rischiato più volte di venire smantellato ma che finora è sempre riuscito a difendersi da gru e ruspe. Inaugurato nel 1896 sulle rive del Tamigi, Craven Cottage è uno degli impianti più antichi ancora in vita nonché uno dei più iconici dell’intero panorama del calcio inglese. Spett. 25.700

Città: Londra (Hammersmith and Fulham)

Fondazione: 1879

Palmarès: trofei nazionali: -; trofei internazionali: 1 Coppa Intertoto (2002).

Colori sociali: bianco, nero

LEEDS UNITED – VOGLIA DI STUPIRE

Il ritorno del Leeds dopo sedici anni di assenza ha generato tanta curiosità e tanta voglia di vedere all’opera Marcelo Bielsa in un campionato così stimolante e impegnativo come la Premier League. L’incipit è stato promettente e la salvezza sembra un obiettivo ampiamente alla portata dei Whites, nonostante un organico non ancora di altissimo livello. Due fattori preoccupano maggiormente: da una parte la poca esperienza della rosa – sono poco più di 200 le presenze complessive in Premier League dei giocatori del Leeds, che hanno oltretutto l’età media più bassa dell’intero campionato (25,3 anni) – e dall’altra la tenuta fisica di una squadra che nel corso della stagione potrebbe soffrire i principi cardine del gioco di Bielsa (pressing alto, grande intensità e dinamismo, continui scambi di posizione). Il timore che dietro l’ottimo avvio in campionato e la personalità dimostrata finora si nasconda una ‘fragilità dormiente’, come l’ha definita Louise Taylor, è concreto e tiene a bada l’accensione di facili entusiasmi. Per rinforzare una rosa sulla carta troppo acerba per la Premier sono arrivati Rodrigo Moreno dal Valencia – l’acquisto più caro della storia del club –, Robin Koch dal Friburgo per sostituire Ben White, rientrato a Brighton dopo il prestito, Raphinha dal Rennes e Diego Llorente dalla Real Sociedad, che si aggiungono ai riscatti di Helder Costa e Meslier e al rinnovo del prestito di Harrison dal Man City. 

La stella:

Trovare una stella o un uomo simbolo in una squadra la cui forza – senza retorica – è il collettivo, può essere un’impresa complicata. Ma tra i vari pilastri del club che meritano una menzione (Cooper, Klich, Ayling, Hernandez, Bamford su tutti), a spuntarla potrebbe essere Kalvin Phillips, ‘the Yorkshire Pirlo’ come è stato definito dai tifosi. Classe 1995, nato e cresciuto a Leeds, ha da poco fatto il suo esordio con la nazionale allenata da Southgate.

La possibile sorpresa:

Dalla Ligue 2 francese a titolare inamovibile nel cruciale finale della scorsa stagione: questo il percorso di Illan Meslier, portiere classe 2000 che ha già ben figurato in una manciata di presenze. A Elland Road si aspettano grandi cose da lui e una stagione da titolare in Premier League potrebbe essere la vetrina adatta per mantenere le attese.

L’allenatore: 

I tratti quasi caricaturali di Marcelo Bielsa hanno spesso eclissato la qualità del suo lavoro, ridimensionata anche alla luce dei pochi titoli conquistati nella sua trentennale carriera. Riportando il Leeds in Premier League, Bielsa ha vinto un’eterna battaglia con i suoi detrattori, dimostrando in questi due anni nello Yorkshire che dietro alle citazioni da antologia e ai suoi metodi maniacali si nasconde (anche) un allenatore vincente.

Lo stadio: 

È triste pensare che per diversi mesi non potrà esserci nessun tifoso a Elland Road, dopo sedici anni di purgatorio tra League One e Championship. L’impianto viene inaugurato nel 1898, oltre vent’anni prima della nascita del Leeds United, che acquistò dagli Yorkshire Amateurs il diritto di utilizzo del campo per appena 250£. Spett. 37.792

Città: Leeds

Fondazione: 1919

Palmarès: trofei nazionali: 3 campionati (1968-1969, 1973-1974, 1991-1992), 1 FA Cup (1971-1972), 1 coppa di Lega (1967-1968), 2 Charity/Community Shield (1969, 1992); trofei internazionali: 2 Coppa delle Fiere (1967-1968, 1970-1971).

Colori sociali: bianco, blu, giallo.

LEICESTER CITY – VOGLIA DI RISCATTO

Dopo aver passato oltre tre quarti di stagione tra le prime quattro in classifica, il Leicester è inciampato rovinosamente dopo la sosta, raccogliendo appena 9 punti in 9 giornate che hanno compromesso le possibilità delle Foxes di tornare in Champions League. Una frenata brusca e inaspettata che sembra però aver prodotto più stimoli che contraccolpi sul morale, vista l’ottima partenza in campionato con tre vittorie nelle prime tre giornate, come non era mai successo in 136 anni di storia. L’obiettivo, ampiamente alla portata, è di bissare il comunque ottimo piazzamento dell’anno scorso, proseguendo su quanto di buono fatto da Brendan Rodgers durante i suoi oltre 500 giorni alla guida del club. La rosa è solida e ricca di talento ma forse ancora troppo ridotta per poter affrontare serenamente una stagione con quattro competizioni – di cui una è l’Europa League, notoriamente logorante per squadre senza seconde linee di primissimo livello. Per rinforzarsi il Leicester ha pescato in Serie A, acquistando a titolo definitivo Timothy Castagne e prendendo in prestito dalla Roma Cengiz Ünder per mettere a disposizione di Rodgers talento, esperienza e alternative. Il ritorno di James Maddison a pieno regime vale come un acquisto, la regolarità sottoporta di Jamie Vardy è una garanzia e, in generale, l’affidabilità dell’undici titolare consolida le ambizioni di questo Leicester.  

La stella:

Più di 300 presenze e oltre 130 gol con le Foxes rendono Jamie Vardy l’icona per eccellenza del club, con cui ha recentemente firmato un contratto triennale che lo vedrà vestire la maglia del Leicester fino a 36 anni. Ha cominciato questa stagione come aveva finito la precedente, con 5 gol nelle prime 3 presenze: l’uomo simbolo non può che essere lui.

La possibile sorpresa:

James Justin sembra l’erede designato per sostituire Ben Chilwell nel ruolo di terzino sinistro, ma gli sprazzi di talento fatti intravedere verso la fine della scorsa stagione dal classe 2001 Luke Thomas potrebbero mettere in difficoltà Rodgers, che ha già dimostrato di non aver paura di schierarlo titolare.

L’allenatore:

47 anni ma una lunga carriera da allenatore alle spalle tra Watford, Reading, Swansea, Liverpool, Celtic e ora Leicester. Brendan Rodgers ha sempre fatto bene ovunque abbia allenato, fregiandosi anche di sette trofei in bacheca – tutti conquistati con il Celtic. A un passo dalla vittoria in Premier League con il Liverpool nel 2014, con il Leicester vuole provare a vincere il primo titolo in Inghilterra. 

Lo stadio:

Inaugurato nel 2002 e costato circa 37 milioni di sterline, il King Power Stadium ha fatto da sfondo alla clamorosa Premier League vinta dal Leicester nel 2016. Costruito sulle sponde del fiume Soar nel quartiere di Freeman’s Wharf, sostituisce il vecchio Filbert Street (1891-2002), situato poco distante dall’attuale impianto. Spett. 32.261

Città: Leicester

Fondazione: 1884

Palmarès: trofei nazionali: 1 campionato (2015-2016), 3 coppe di Lega (1963-1964, 1996-1997, 1999-2000), 1 Charity/Community Shield (1971); trofei internazionali: -.

Colori sociali: blu, bianco.

LIVERPOOL – RIPETERSI NON SARÀ UNA PASSEGGIATA

Dall’ultima volta che il Liverpool ha vinto il titolo per due anni consecutivi sono passati trent’anni, tanti quanti quelli attesi per rivedere un altro campionato nella bacheca dei Reds. Era il Liverpool di Bruce Grobbelaar e Ian Rush, con Kenny Dalglish nella veste di giocatore-allenatore poco prima di chiudere definitivamente con il calcio giocato nel maggio 1990. Quest’anno i presupposti per bissare il successo della scorsa stagione ci sono e sarebbe folle non indicare il Liverpool come primo candidato a vincere la Premier League, nonostante l’avvio stentato. Ad ogni modo le difficoltà non mancano e spaziano dalla mancanza di alternative in una rosa ancora troppo corta, alla questione infortuni – due su tutti: Alisson, fuori fino a novembre inoltrato, e Van Dijk per il quale la stagione è probabilmente già finita –, passando poi per una lotta al titolo che quest’anno potrebbe estendersi ben oltre il binomio Manchester City-Liverpool. Oltre alle ‘top 6’, anche l’Everton non sembra intenzionato a farsi da parte, rendendo ancor meno lastricata la strada verso la seconda Premier League consecutiva dei Reds. Per arricchire l’organico Edwards e Gordon hanno portato ad Anfield due promettenti seconde linee come Konstantinos Tsimikas e Diogo Jota, in aggiunta a Thiago Alcantara, vero colpo del Liverpool arrivato in scadenza dal Bayern Monaco per circa 22 milioni di euro (più bonus). Basterà per riconquistare il titolo?

La stella:

In una rosa letteralmente costellata di talenti risulta difficile individuarne il più determinante. Tuttavia, tra i vari Alisson, Van Dijk, Thiago Alcantara, Alexander-Arnold, Salah e Mané, quello apparso più costante e maggiormente in grado di spostare gli equilibri della squadra in questi anni è stato forse Momo Salah, che in poco più di tre stagioni ha superato quota 100 gol e 40 assist con la maglia del Liverpool.

La possibile sorpresa:

Curtis Jones (classe 2001) sembra ormai pronto al grande salto e anche Klopp pare dello stesso avviso, come dimostrano le 5 presenze concessegli finora in stagione. Con il possibile arretramento di Fabinho dopo l’infortunio di Van Dijk non è escluso che a centrocampo i suoi servizi vengano richiesti con maggiore frequenza. Da tenere d’occhio anche Rhys Williams, difensore centrale che, come Jones, potrebbe ‘approfittare’ dello stop dell’olandese.

L’allenatore: 

Per diversi anni Jürgen Klopp è stato considerato un eterno secondo, soprattutto per via delle finali perse in Champions (con Borussia Dortmund e Liverpool) ed Europa League (sempre con il Liverpool). Negli ultimi due anni nel Merseyside ha però raccolto più soddisfazioni che fallimenti, andando a compensare e superare ampiamente le delusioni dei suoi primi anni da allenatore con 4 titoli in meno di 5 anni.

Lo stadio: 

Inizialmente costruito per essere la casa dell’Everton (dal 1884 al 1891), dopo la fondazione del Liverpool nel 1892 diventa ufficialmente l’impianto dei Reds, con i Toffees che si stabiliscono a Goodison Park nello stesso anno. Nonostante una capienza inferiore di quasi 10mila posti, nel 1952 in occasione di un match di FA Cup contro il Wolverhampton si registrarono circa 62.000 spettatori paganti. Spett. 53.394

Città: Liverpool

Fondazione: 1892

Palmarès: trofei nazionali: 19 campionati (1900-1901, 1905-1906, 1921-1922, 1922-1923, 1946-1947, 1963-1964, 1965-1966, 1972-1973, 1975-1976, 1976-1977, 1978-1979, 1979-1980, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984, 1985-1986, 1987-1988, 1989-1990, 2019-2020), 7 Fa Cup (1964-1965, 1973-1974, 1985-1986, 1988-1989, 1991-1992, 2000-2001, 2005-2006), 8 coppe di Lega (1980-1981, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984, 1994-1995, 2000-2001, 2002-2003, 2011-2012), 15 Charity/Community Shield (1964, 1965, 1966, 1974, 1976, 1977, 1979, 1980, 1982, 1986, 1988, 1989, 1990, 2001, 2006); trofei internazionali: 6 Coppa dei Campioni/Champions League (1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1983-1984, 2004-2005, 2018-2019), 3 Coppa Uefa (1972-1973, 1975-1976, 2000-2001), 4 Supercoppa Uefa (1977, 2001, 2005, 2019), 1 Coppa del Mondo per Club (2019).

Colori sociali: rosso.

MANCHESTER CITY – RIDURRE IL GAP E CONQUISTARE L’EUROPA

Sarà una stagione impegnativa per il Manchester City, chiamato necessariamente al riscatto su due fronti. Da una parte c’è una lotta al titolo in cui tornare protagonista – e non più semplice spettatore come l’anno scorso – e dall’altra c’è l’ennesima delusione europea da convertire in un piazzamento più soddisfacente. Insomma, non una passeggiata per Guardiola, che dovrà essere bravo anche ad assorbire la crescente pressione di media e ambiente nei suoi confronti. Il mercato ha risposto positivamente alle sue esigenze con due importanti rinforzi in difesa – Nathan Aké e Rúben Dias, presi da Bournemouth e Benfica per circa 90 milioni di euro complessivi – e un innesto di grande prospettiva come Ferran Torres, classe 2000 che ha già fatto vedere buone cose a Valencia. Nonostante gli addii di Nicolás Otamendi, David Silva e Leroy Sané la rosa è ampia, competitiva e adatta per affrontare tutte e quattro le competizioni. L’avvio non è stato probabilmente quello sperato, ma la stagione è ancora lunga e qualche passo falso è fisiologico, considerando anche la cortissima preparazione svolta in poco più di un mese dal quarto di finale in Champions League con il Lione. Mancare per la quinta volta l’accesso alle semifinali, però, potrebbe esaurire fiducia e pazienza facendo riversare gran parte delle colpe (ancora) su Guardiola, il cui contratto – in scadenza a giugno 2021 – rimane ad oggi una questione irrisolta.

La stella:

Fresco vincitore del PFA Award, il riconoscimento dedicato al miglior giocatore dell’anno in Premier League, Kevin De Bruyne ha cominciato la sua sesta stagione con i Citizens dopo aver concluso la precedente con 13 gol e 20 assist in campionato. In poco più di cinque anni il belga ha collezionato oltre 220 presenze con la maglia del Manchester City, con cui ha messo in bacheca a 2 campionati, 4 coppe di Lega, una FA Cup e due Community Shield.

La possibile sorpresa:

Il padre Rory, chiamato ‘the human sling’ (‘la fionda umana) per le sue lunghissime rimesse laterali, ha scritto pagine importanti della storia dello Stoke City. Il figlio ha già esordito, segnato e ben figurato nel Manchester City dei ‘grandi’: Liam Delap, classe 2003, è un talento in rampa di lancio che ha tutte le carte per fare bene. Occhio anche a Taylor Harwood-Bellis (‘02), difensore centrale dal futuro promettente. 

L’allenatore: 

Benché si sia sempre detto fiducioso e desideroso di rimanere a Manchester, Pep Guardiola non ha ancora messo la firma sul suo futuro. Talento e curriculum rimangono indiscutibili, ma la sensazione è che un’altra delusione europea potrebbe compromettere il suo matrimonio con il Manchester City. Ma se riuscisse a conquistare il settimo campionato della storia del club – il quinto dal 2010 e il suo terzo da quando è a Manchester – molte nuvole potrebbero diradarsi.  

Lo stadio: 

Abbandonato Maine Road, il City of Manchester Stadium (conosciuto come Etihad Stadium per questioni di sponsor) è la casa del Manchester City dal 2003. Chiamato con ironia ‘Emptyhad’ per i tanti seggiolini vuoti rispetto a quelli di molti altri stadi inglesi – anche se la questione è più complessa di quanto si creda –, l’Etihad è stato inizialmente costruito per ospitare i Giochi del Commonwealth nel 2002. Spett. 55.017

Città: Manchester

Fondazione: 1880

Palmarès: trofei nazionali: 6 campionati (1936-1937, 1967-1968, 2011-2012, 2013-2014, 2017-2018, 2018-2019), 6 Fa Cup (1903-1904, 1933-1934, 1955-1956, 1968-1969, 2010-2011, 2018-2019), 7 coppe di Lega (1969-1970, 1975-1976, 2013-2014, 2015-2016, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020), 6 Charity/Community Shield (1937, 1968, 1972, 2012, 2018, 2019); trofei internazionali: 1 Coppa delle Coppe (1969-1970).

Colori sociali: celeste, bianco.

MANCHESTER UNITED – SERVE UN CAMBIO DI MARCIA

Da febbraio 2020 – pochi giorni dopo l’acquisto di Bruno Fernandes, per intenderci – fino al termine della stagione il Manchester United ha perso solo due partite, la semifinale di FA Cup contro il Chelsea e la semifinale di Europa League contro il Siviglia. Due bocconi amari che sono quasi passati inosservati nell’abbondante banchetto di punti e vittorie che hanno riportato i Red Devils in Champions League dopo un anno di purgatorio. L’avvio di stagione, però, ha dato segnali allarmanti sotto numerosi aspetti, sia in termini di gioco, sia per quanto riguarda il rendimento dei singoli. Dopo la ‘disavventura’ in Grecia e un inizio disastroso, Harry Maguire ha un disperato bisogno di ritrovare la serenità dei giorni migliori, Bruno Fernandes e Pogba non stanno rendendo come nella prima parte dell’anno e l’attacco delle prime tre giornate ha sparato a salve, con appena 2 gol su azione dei 5 totali (dei quali uno è un autogol e due sono rigori). Sancho alla fine non è arrivato e il mercato, nonostante Donny van de Beek, Edinson Cavani e Alex Telles, sembra aver scontentato la maggior parte dei tifosi. L’ambiente irrequieto è uno dei tanti problemi che ruotano intorno a Solskjær, alle prese con una squadra che sembra aver perso la spinta di inizio 2020. Se lo United non cambia passo, ora che anche la Champions League entra nel vivo, una variazione in panchina potrebbe non essere del tutto impronosticabile.

La stella:

Nato e cresciuto a Manchester, ad appena 23 anni è un punto fermo dei Red Devils e della nazionale inglese. Marcus Rashford è entrato nell’academy del Manchester United nel 2005, ad appena 8 anni, senza saltare neanche una categoria giovanile. Con il club è già andato oltre le 200 presenze, superando ampiamente anche quota 50 gol. 

La possibile sorpresa:

Nonostante l’età (è un classe 2001), Mason Greenwood non può essere certo considerato una sorpresa visto il rendimento della scorsa stagione. La copertina, allora, potrebbe prendersela Facundo Pellistri, altro 2001 che arriva dopo essere cresciuto nel River Plate Montevideo prima di passare al Peñarol nel 2012. Le incognite sono tante, ma il talento non manca di certo.

L’allenatore: 

Ole Gunnar Solskjær è sulla panchina del Manchester United dal dicembre 2018. Da traghettatore è diventato l’uomo su cui la dirigenza ha deciso di puntare per il futuro, sulla scia dell’ottima seconda parte di stagione nel 2019. Dopo il quarto posto dell’anno scorso e la qualificazione in Champions League, ora le cose sembrano non mettersi bene per Baby-faced Assassin, il cui esonero pare dietro l’angolo per molti media inglesi.

Lo stadio: 

Inaugurato con un Manchester United-Liverpool finito 3-4, l’Old Trafford è la casa dei Red Devils dal 1910. Soprannominato da Sir Bobby Charlton The Theatre of Dreams è oggi il secondo stadio più grande d’Inghilterra dopo Wembley. A causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, l’impianto rimase inagibile dal 1941 al 1949, costringendo lo United a giocare per qualche anno a Maine Road. Spett. 74.140

Città: Manchester

Fondazione: 1878

Palmarès: trofei nazionali: 20 campionati (1907-1908, 1910-1911, 1951-1952, 1955-1956, 1956-1957, 1964-1965, 1966-1967, 1992-1993, 1993-1994, 1995-1996, 1996-1997, 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003, 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, 2010-2011, 2012-2013), 12 Fa Cup (1908-1909, 1947-1948, 1962-1963, 1976-1977, 1982-1983, 1984-1985, 1989-1990, 1993-1994, 1995-1996, 1998-1999, 2003-2004, 2015-2016), 5 coppe di Lega (1991-1992, 2005-2006, 2008-2009, 2009-2010, 2016-2017), 21 Charity/Community Shield (1908, 1911, 1952, 1956, 1957, 1965, 1967, 1977, 1983, 1990, 1993, 1994, 1996, 1997, 2003, 2007, 2008, 2010, 2011, 2013, 2016); trofei internazionali: 3 Coppa dei Campioni/Champions League (1967-1968, 1998-1999, 2007-2008), 1 Coppa delle Coppe (1990-1991), 1 Europa League (2016-2017), 1 Supercoppa Uefa (1991), 1 Coppa Intercontinentale (1999), 1 Coppa del Mondo per Club (2008).

Colori sociali: rosso, bianco, nero.

NEWCASTLE UNITED – VOLTARE PAGINA

Accantonata la delusione per il mancato cambio di proprietà, il Newcastle ha dovuto ridimensionare le aspettative e ridurre le ambizioni in base al portafoglio di Mike Ashley. In estate sono arrivati Jamal Lewis, Jeff Hendrick, Callum Wilson e Ryan Fraser, puntellando una rosa che aveva bisogno di diversi accorgimenti. Benché tre dei quattro nuovi acquisti arrivino da due squadre retrocesse (Lewis dal Norwich, Wilson e Fraser dal Bournemouth), la sensazione è che questo Newcastle possa guardare oltre i mighty 40 – la tradizionale soglia salvezza nei campionati a 20 squadre. L’Europa sembra lontana, ma le sorprese potrebbero non mancare, considerata anche la crescita di alcuni talenti come Saint-Maximin, i fratelli Matthew e Sean Longstaff, Almiron e lo stesso Fraser, che dopo una stagione sottotono è pronto a tornare ai livelli di 2-3 anni fa. La mancanza dei tifosi potrebbe essere un’arma a doppio taglio, perché se da un lato priverà i Magpies dell’assordante supporto di St. James’ Park, dall’altro confinerà l’insofferenza dei tifosi nei confronti di Ashley e di Steve Bruce (seppur in maniera minore) all’esterno dello stadio, contribuendo a ridurre la pressione di un ambiente tradizionalmente difficile da accontentare. L’esordio in chiaroscuro non dà indicazioni precise su quali saranno le ambizioni del Newcastle, ma è l’asticella sembra comunque essersi alzata rispetto alla scorsa stagione.

La stella:

I 3 gol e i 5 assist nelle 26 presenze stagionali potrebbero non bastare per quantificare l’impatto di Saint-Maximin su questa squadra, che ha un disperato bisogno del suo talento e delle sue giocate. Già amatissimo dai tifosi, nelle 11 partite giocate l’anno scorso senza di lui il Newcastle ha vinto solo una volta.

La possibile sorpresa:

Un rinnovo sudato, rimandato e alla fine concordato: dopo una trattativa lunghissima Matthew Longstaff ha legato il suo futuro al Newcastle. Classe 2000, cresciuto nell’academy dei Magpies, è ormai pronto a diventare parte integrante della squadra dopo aver dimostrato in una manciata di presenze l’anno scorso di aver le carte giuste per fare bene.

L’allenatore: 

Uno degli allenatori più amati dagli altri allenatori per le belle parole che spesso spende per loro, a Newcastle non è esattamente l’idolo dei tifosi, dato anche il suo passato sulla panchina del Sunderland. Alla seconda stagione con i Magpies, Steve Bruce vuole replicare quanto di buono fatto l’anno scorso, conquistando una salvezza che sembra ampiamente alla portata e ponendo le basi per un cammino più ambizioso. 

Lo stadio: 

Uno degli impianti più iconici del calcio inglese, St. James’ Park è la casa del Newcastle dal 1892. Fino agli anni ’90 lo stadio aveva una capienza di circa 36mila spettatori, ma in un match contro il Chelsea nel 1930 – quando era ancora consentito guardare la partita sulle terraces – ne registrò 68mila. Spett. 52.305

Città: Newcastle upon Tyne

Fondazione: 1895

Palmarès: trofei nazionali: 4 campionati (1904-1905, 1906-1907, 1908-1909, 1926-1927), 6 FA Cup (1909-1910, 1923-1924, 1931-1932, 1950-1951, 1951-1952, 1954-1955), 1 Charity/Community Shield (1909); trofei internazionali: 1 Coppa delle Fiere (1968-1969), 1 Coppa Intertoto (2006).

Colori sociali: bianco, nero.

SHEFFIELD UNITED – RIPETERSI? DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE

La chiamano ‘sindrome della seconda stagione’ e colpisce circa un quarto delle squadre promosse in Premier League che sopravvivono il primo anno e faticano in quello successivo, spesso retrocedendo. “Continuano a chiederci se ne soffriremo anche noi”, ha detto di recente John Egan, uno dei giocatori più rappresentativi delle Blades, seccato per l’insistenza sulla questione. “Non è un pensiero che ci sfiora, non ci passa neanche per la testa”. Replicare il rendimento della scorsa stagione non è un’impresa semplice, ma le basi sono solide e l’organico non ha subìto stravolgimenti tali da ridimensionare le certezze dello Sheffield. Per supportare le ambizioni del club, la proprietà saudita ha investito con decisione sul mercato, portando nello Yorkshire talenti promettenti per costruire la squadra del futuro: da Jayden Bogle e Max Lowe, arrivati in coppia dal Derby County, ad Aaron Ramsdale, reduce da una buona stagione al Bournemouth, passando per Oliver Burke, Ethan Ampadu (in prestito dal Chelsea) e Rhian Brewster, arrivato a titolo definitivo dal Liverpool. Oltre 60 milioni spesi per otto giocatori con un’età media che se non fosse per Foderingham (29 anni, farà il secondo di Ramsdale) sarebbe di poco superiore ai vent’anni. Per scacciare la ‘sindrome’, Chris Wilder dovrà soprattutto lavorare sul reparto offensivo, apparso in difficoltà l’anno scorso (appena 39 reti segnate) e non del tutto rinforzato quest’anno.

La stella:

Uno degli uomini simbolo dello Sheffield è Billy Sharp, che ha trascinato le Blades dalla League One (15/16) alle Premier League (19/20) nel giro di quattro stagioni. A 33 anni sembra però sulla via del tramonto e non più in grado di caricarsi la squadra sulle spalle. I vari Egan, Basham, Lundstram e Norwood sono stati una garanzia l’anno scorso, mentre Ramsdale e Berge potrebbero essere i giocatori chiave per questa stagione.

La possibile sorpresa:

L’esordio stagionale è stato da dimenticare per Rhian Brewster, entrato a 1’ dalla fine e protagonista in negativo con un errore dal dischetto che è valso al Liverpool la sconfitta nel Community Shield. Lo Sheffield ha dimostrato però di credere ampiamente in lui, come dimostrano i 26 milioni sborsati per ingaggiarlo negli ultimi giorni del mercato. Il talento c’è, la voglia di dimostrare il suo talento anche e la giovane età (classe ’00) gioca a suo favore.

L’allenatore: 

Come Sharp, anche Chris Wilder (53 anni) è stato protagonista della storica doppia promozione dello Sheffield United. E come Sharp, è da sempre un tifoso delle Blades, con le quali ha anche esordito tra i professionisti da calciatore. Fresco di rinnovo (fino al 2024), questa è la sua quarta stagione alla guida dello Sheffield.

Lo stadio: 

Inaugurato nel 1855 come stadio da cricket, Bramall Lane è l’impianto più antico al mondo ancora in grado di ospitare partite di calcio a livello professionistico. Fu la casa anche di Sheffield Wednesday e Sheffield F.C., finché ne prese pieno possesso lo Sheffield United nel 1889. Il primo match di football giocato a Bramall Lane risale al 29 dicembre 1862. Spett. 32.050

Città: Sheffield

Fondazione: 1889

Palmarès: trofei nazionali: 1 campionato (1897-1898), 4 FA Cup (1898-1899, 1901-1902, 1914-1915, 1924-1925); trofei internazionali: -.

Colori sociali: rosso, bianco, nero.

SOUTHAMPTON – AMBIZIONI INVARIATE

Lo 0-9 incassato contro il Leicester lo scorso ottobre era sembrato un epitaffio sulla pietra tombale di un Southampton destinato a retrocedere. Al termine della 12^ giornata era penultimo con 8 punti, 8 gol fatti, 29 subiti e nessun segno che lasciasse presagire un’inversione di tendenza. Nonostante il rendimento più che deludente, la società ha avuto pazienza e ha continuato a dare fiducia ad Hasenhüttl, che dopo quel match contro il Leicester ha raccolto i cocci come meglio non avrebbe potuto, rivitalizzando una squadra sull’orlo di una crisi profonda. Risultato finale: 11° posto e una lunga serie di segnali confortanti per il futuro. Escluso il prestito di Theo Walcott nel deadline day, in questa sessione i Saints hanno optato per un mercato di mera compensazione, inserendo in rosa innesti mirati per bilanciare gli addii. Dal Real Valladolid è arrivato il promettente difensore centrale Mohammed Salisu, Kyle Walker-Peters si è aggregato a titolo definitivo e dal Brest è stato preso il 21enne Ibrahima Diallo. Tre acquisti che ricalcano ruolo per ruolo le tre cessioni più rilevanti: Maya Yoshida (rimasto alla Samp dopo il prestito di gennaio), Cedric Soares (idem, ma all’Arsenal) e Pierre-Emile Höjbjerg (accasatosi agli Spurs). Il rendimento del Southampton – uscito quindi non del tutto rinforzato dal mercato – sarà legato ancora una volta a quello di Danny Ings, che senza infortuni rimane la più grande minaccia dei Saints.

La stella:

38 presenze, 22 gol e 2 assist: questo il bottino di Ings nella scorsa stagione, la prima in Premier League chiusa sopra quota 11 reti. Un talento, il suo, mai esploso definitivamente a causa di un fisico troppo fragile che ne ha sempre frenato il potenziale. Se l’infermeria non lo vedrà troppo spesso, le prospettive dei Saints rimangono più che rosee. 

La possibile sorpresa:

Promosso in prima squadra dopo l’esperienza con la squadra B, Mohammed Salisu è diventato un titolare imprescindibile nel Real Valladolid. Classe 1999 ha giocato quasi tutte le partite prima di saltare il finale di stagione per un problema muscolare. Difensore centrale, robusto (191cm x 80kg) e con un brillante futuro davanti a sé, Salisu potrebbe essere già pronto per una stagione ad alti livelli.

L’allenatore: 

Il nome di Ralph Hasenhüttl – fresco di rinnovo per altri 4 anni – comincia a circolare fuori dai confini tedeschi a cavallo tra il 2016 e il 2018, quando l’ex allenatore di Aalen e Ingolstadt viene chiamato ad allenare l’ambizioso RB Lipsia. Dopo un secondo e un sesto posto arriva la chiamata del Southampton, che aveva appena esonerato Mark Hughes e cercava di uscire dalle zone pericolose della classifica. Missione compiuta (16°) e panchina garantita per la stagione successiva. 

Lo stadio: 

L’inaugurazione del St. Mary’s Stadium nel 2001 coincise con l’abbandono dello storico The Dell dopo oltre un secolo. Secondo la leggenda, durante i lavori per la costruzione della Northam Stand alcuni tifosi avversari vi seppellirono una maglia del Portsmouth, che secondo alcuni causò l’iniziale striscia di risultati negativi dei Saints. Per spezzare la ‘maledizione’ venne organizzata una cerimonia pagana nel giorno di quella che fu la prima vittoria nel nuovo impianto… Spett. 32.505

Città: Southampton

Fondazione: 1885

Palmarès: trofei nazionali: 1 FA Cup (1975-1976); trofei internazionali: -.

Colori sociali: bianco, rosso.

TOTTENHAM HOSTPUR – TITOLO O CHAMPIONS LEAGUE?

“La mia stagione più importante è la prossima”, ha detto Mourinho alla vigilia dell’ultima giornata di Premier League. Una frase che sintetizza con precisione il significato attribuito da Mou e dal Tottenham allo scorso complicato campionato, concluso al sesto posto e con un’amarezza di contorno dovuta al deludente rendimento nelle coppe. Una stagione di transizione, insomma, come altro difficilmente avrebbe potuto essere. Ora ci si aspetta che le cose vadano in maniera diversa, da un lato perché Mourinho ha avuto a disposizione quasi due mesi per lavorare con la squadra senza impegni in calendario, dall’altro perché il mercato ha risposto ampiamente alle sue più strette esigenze. Pierre-Emile Höjbjerg, a lungo inseguito e arrivato agli Spurs per circa 17 milioni di euro, si è calato subito nella parte senza aver mostrato il bisogno di un periodo di adattamento, così come Sergio Reguilón e Matt Doherty, acquistati per rinforzare gli esterni e fornire maggiori alternative nel corso di una stagione che si prospetta lunga, condensata e logorante. Ma gli Spurs si sono mossi anche per quanto riguarda le seconde linee – carenti e forse poco adeguate durante la scorsa stagione – ingaggiando Joe Hart e Carlos Vinícius nei ruoli di vice-Lloris e vice-Kane. Completa il quadro l’acquisto di Joe Rodon e lo scenografico ritorno di Gareth Bale, che ha riacceso l’entusiasmo di chi, sette anni fa, l’aveva salutato con un nodo alla gola.

La stella:

“Harry Kane is one of our own” è il coro che da almeno sei anni si alza dagli spalti per celebrare un ragazzo cresciuto nell’academy degli Spurs e diventato in pochi anni un’icona assoluta del club. A un passo dalle 300 presenze con la maglia del Tottenham, Kane non sembra intenzionato a cambiare aria. E in risposta a chi vede in lui i segni del tempo e di un declino alle porte ha fatto parlare il campo: prime 4 gare in Premier League, 3 gol e 6 assist.

La possibile sorpresa:

La concorrenza è agguerrita, ma le chances per Japhet Tanganga – che ha da poco firmato un contratto quinquennale – potrebbero non mancare dopo l’ottima stagione disputata l’anno scorso. Con gli addii di Vertonghen e Foyth e l’ormai sempre più raro utilizzo di Rose, è probabile che Tanganga rientri nei piani di Mourinho, preoccupato da una stagione ‘corta’ e ricca di impegni.

L’allenatore: 

Ha vinto ovunque abbia allenato ma non al Tottenham. Essere arrivato a stagione già iniziata è un buon alibi per José Mourinho, che ora però vuole tornare sui suoi soliti standard, regalando una gioia anche ai tifosi degli Spurs a digiuno di trofei da oltre 12 anni. La Premier League sembra un obiettivo troppo ambizioso, ma Europa League, Carabao Cup e FA Cup potrebbero essere decisamente alla portata.   

Lo stadio: 

Il Tottenham Hotspur Stadium sorge dove per 117 anni ha regnato White Hart Lane, lo storico impianto del Tottenham dal 1899. Il nuovo stadio doveva essere inaugurato nel settembre 2018, ma a causa di una lunga serie di ritardi non è stato possibile giocarci fino all’aprile 2019. È il primo e unico impianto fuori dai confini americani ad essere stato progettato appositamente per disputare alcune partite di NFL. Spett. 62.303

Città: Londra (Tottenham)

Fondazione: 1882

Palmarès: trofei nazionali: 2 campionati (1950-1951, 1960-1961), 8 FA Cup (1900-1901, 1920-1921, 1960-1961, 1961-1962, 1966-1967, 1980-1981, 1981-1982, 1990-1991), 4 coppe di Lega (1970-1971, 1972-1973, 1998-1999, 2007-2008), 7 Charity/Community Shield (1921, 1951, 1961, 1962, 1967, 1981, 1991); trofei internazionali: 2 Coppa Uefa (1971-1972, 1983-1984), 1 Coppa delle Coppe (1962-1963).

Colori sociali: bianco, blu.

WEST BROMWICH ALBION – NON SARÀ FACILE

Arrivato secondo a un passo dalla zona playoff chiudendo a +2 sul Brentford, il West Brom è tornato in Premier League con l’etichetta di underdog e la consapevolezza di dover lottare contro le previsioni per sopravvivere. Slaven Bilic è una certezza, così come i vari Austin, Livermore, Ivanovic e Gibbs che messi assieme contano oltre 700 presenze in Premier League. Ciò nonostante l’impressione ricorrente che ha accompagnato il WBA per tutto il corso della pre-season è che fossero necessari numerosi innesti per rinforzare un organico sulla carta troppo fragile per competere a questi livelli. Nelle Midlands Occidentali sono quindi arrivati Branislav Ivanovic dallo Zenit, Conor Gallagher, giovane promessa cresciuta nelle giovanili del Chelsea, Callum Robinson dallo Sheffield United, Cédric Kipré dal Wigan, Karlan Grant dall’Huddersfield e Grady Diangana dal West Ham, dopo aver passato la scorsa stagione in prestito proprio al WBA. Abbastanza per centrare la salvezza? Difficile dirlo ora ma le speranze rimangono ridotte. Le chances passeranno anche e soprattutto dai piedi di Matheus Pereira, per distacco il miglior giocatore della scorsa stagione e, per questo motivo, riscattato dallo Sporting Lisbona per circa 9 milioni di euro. Occhio anche ai tanti giovani Baggies provenienti dalla academy del club come il promettente Rico Richiards, che ha già segnato 4 gol nelle prime 5 presenze con il West Bromwich U18.

La stella:

L’anno scorso ha chiuso la stagione con 42 presenze, 8 gol e 20 assist, diventando una pedina imprescindibile per Bilic nonché un idolo per i 26mila del The Hawthorns. Matheus Pereira – che conta 27 presenze, 6 gol e 4 assist con lo Sporting Lisbona, nonché una manciata di gettoni in Europa League (5) – rimane il diamante della squadra e uno dei pochi giocatori in rosa in grado di fare da solo la differenza.

La possibile sorpresa:

Dopo 17 sporadiche presenze in Premier League con la maglia del West Ham e la buona stagione in Championship con il WBA, Diangana sembra pronto al salto di qualità mentre Londra rimbomba ancora l’eco delle proteste per la sua cessione. La fiducia di Bilic c’è, starà a lui far valere sul campo i 13 milioni spesi per il suo cartellino. 

L’allenatore: 

Conosciuto e apprezzato in Inghilterra soprattutto per il suo periodo al West Ham – arrivò settimo nella stagione 2015/2016, riportando gli Hammers in Europa –, dopo la promozione con il WBA Slaven Bilic è chiamato alla complicata impresa di salvare il West Brom in una stagione già partita in salita per i Baggies.

Lo stadio: 

The Hawthorns – conosciuto anche come The Shrine dai tifosi dei Baggies – è lo stadio situato più ‘in alto’ rispetto a tutti gli altri impianti delle leghe professionistiche inglesi, a 168m s.l.m. Lo stadio ha di recente raggiunto il 120° anniversario della sua inaugurazione (3 settembre 1900). Spett. 26.850

Città: West Bromwich

Fondazione: 1878

Palmarès: trofei nazionali: 1 campionato (1919-1920), 5 FA Cup (1887-1888, 1891-1892, 1930-1931, 1953-1954, 1967-1968), 1 coppa di Lega (1965-1966), 2 Charity/Community Shield (1920, 1954); trofei internazionali: -.

Colori sociali: bianco, blu.

WEST HAM – UN’ALTRA STAGIONE COMPLICATA?

Mentre sui social si diffonde a macchia d’olio l’hashtag #GSBOUT – l’inequivocabile ‘invito’ rivolto a David Gold, David Sullivan e Karren Brady, criticatissimi proprietari del club – gli Hammers hanno cominciato l’ennesima stagione non esattamente nel migliore dei modi, contribuendo ben poco a distendere i già tesi e irrequieti animi dei tifosi. La ‘crisi’ è partita però da lontano, coincidendo quasi esattamente con l’addio al Boleyn Ground e con il profondo rebranding del club (a partire dal logo), che secondo molti hanno finito per privare il West Ham di quasi ogni legame con storia e tradizione. Le bolle di sapone continuano a volteggiare prima di ogni partita, ma la sensazione è che anche i giocatori più rappresentativi siano sul piede di guerra, come ha dimostrato la fredda critica del capitano Mark Noble nei confronti della società rea di aver ceduto senza troppi scrupoli Diangana, uno dei migliori prospetti in rosa. La sua cessione è stata compensata al fotofinish solo dall’acquisto di Saïd Benrahma dal Brentford, unico colpo in un mercato senza dubbio poco esaltante – sono arrivati solamente Craig Dawson (in prestito) e Vladimir Coufal dallo Slavia Praga. Dai vari Yarmolenko, Lanzini, Haller, Fornals ci si aspetta decisamente di più, ma l’organico rimane comunque buono. Moyes dovrà però essere bravo a lavorare sull’aspetto mentale di una rosa apparsa sfiduciata e priva di grande entusiasmo. 

La stella:

Nell’academy del West Ham da quando aveva 14 anni, classe ’99, titolare fisso e nazionale inglese: la stella non può che essere Declan Rice, idolo dei tifosi e specchio delle speranze di rinascita degli Hammers. Possibile partente per tutto il mercato, alla fine è rimasto. Con Southgate ha già toccato quota 10 presenze nonostante abbia giocato in tutte le selezioni giovanili con la maglia della nazionale irlandese.

La possibile sorpresa:

Arrivato lo scorso gennaio dall’Hull City dopo una stagione straordinaria in Championship, Jarrod Bowen ci ha messo poco a entrare nelle grazie di David Moyes. Il talento c’è, la testa anche e a 24 anni potrebbe arrivare la consacrazione definitiva. L’anno scorso tra Hull City e West Ham ha collezionato 18 gol e 10 assist.

L’allenatore: 

Dopo il suo più che soddisfacente periodo all’Everton, David Moyes non è più riuscito a trovare serenità e risultati in ogni club in cui è stato chiamato ad allenare. Dopo la brutta esperienza a Manchester post-Ferguson (7°), ha inanellato una lunga serie di piazzamenti rivedibili: 12°, 16° al momento dell’esonero (Real Sociedad), 20° (Sunderland), 13° e 16° (West Ham).

Lo stadio: 

Il nuovo impianto del West Ham è oggetto di critiche dal giorno esatto in cui è stato ufficializzato il progetto, sia per la struttura in sé sia perché l’inizio dei lavori ha di fatto comportato l’abbandono e il conseguente abbattimento dello storico Boleyn Ground. Nonostante sia costato quasi 500 milioni di sterline, il West Ham ne ha versate appena 15 per averlo in concessione per 99 anni. Spett. 60.000

Città: Londra (Stratford)

Fondazione: 1895

Palmarès: trofei nazionali: 3 FA Cup (1963-1964, 1974-1975, 1979-1980), 1 Charity/Community Shield (1964); trofei internazionali: 1 Coppa delle Coppe (1964-1965), 1 Coppa Intertoto (1999).

Colori sociali: granata, azzurro.

WOLVERHAMPTON – NON C’È DUE SENZA TRE

Ripetersi dopo due settimi posti consecutivi non è semplice, ma le ambizioni dei Wolves combaciano con l’intenzione di mantenere alto il rendimento di un club in costante crescita da due anni a questa parte. Se non fosse per due cessioni pesantissime come quelle di Matt Doherty (ceduto al Tottenham per una cifra intorno ai 17 milioni di euro) e Diogo Jota (al Liverpool per 45), il mercato del Wolverhampton rifletterebbe prospettive da top club. Nel giro di poche settimane sono arrivati Nelson Semedo dal Barcellona, il promettente attaccante 18enne Fabio Silva dal Porto – per una cifra intorno ai 40 milioni di euro –, Marçal dal Lione e Ki-Jana Hoever dal Liverpool, oltre a Vitinha e Rayan Aït Nouri, giovani talenti arrivati in prestito rispettivamente da Porto e Angers. Innesti mirati in una rosa che, dopotutto, non sembra essersi particolarmente indebolita. Il fatto che al Molineux non sia arrivato nessun sostituto di Jota rispecchia la grande fiducia che Nuno Espirito Santo ripone in Podence e Pedro Neto, i quali già l’anno scorso avevano dimostrato di avere le carte in regola per una stagione da protagonisti. Come ogni anno, per il mercato dei Wolves è stata cruciale l’influenza di Jorge Mendes, che ad oggi gestisce gli interessi di sette giocatori del Wolverhampton (tutti rigorosamente portoghesi), oltre a quelli di Espirito Santo, amico fidato e primo storico cliente di Mendes. 

La stella:

Maturato tardi rispetto alle aspettative, a 29 anni si sta prendendo una lunga serie di rivincite su chi non ha mai pienamente creduto in lui. 100 presenze, 46 gol e 18 assist fanno di Raúl Jiménez una pedina inamovibile nello scacchiere di Espirito Santo, con il quale ha oltretutto raggiunto la doppia cifra in campionato per la prima volta da quando ha esordito tra i professionisti (13 gol nella stagione 2018/2019). 

La possibile sorpresa:

Se Fabio Silva è forse ancora troppo acerbo per la Premier e rischia, di conseguenza, di vedersi concesso un minore minutaggio, a trovare la consacrazione durante il corso della stagione potrebbe essere Pedro Neto. Classe 2000, comparsa alla Lazio e ora titolare al Wolverhampton dove sta cominciando a mostrare tutto il suo talento.

L’allenatore: 

Poco a suo agio coi giornalisti, Nuno Espirito Santo non ha mai amato la luce dei riflettori una volta vestiti i panni da manager. Ex portiere, nel 2004 vinse la Champions League con il Porto di Mourinho, seppur da secondo di Vítor Baía. Prima di approdare al Wolverhampton ha allenato Rio Ave, Valencia e Porto.

Lo stadio: 

Lo stesso discorso si può estendere a tutte le squadre, certo, ma non sentire i tifosi del Molineux accompagnare i giocatori in campo a suon di ‘Hi Oh Wolverhampton!’ sulle note di ‘Hi Oh Silver Lining’ di Jeff Beck è una delle più malinconiche conseguenze di questa crisi, calcisticamente parlando. Costruito nel 1889, il Molineux ha subìto almeno tre grandi ristrutturazioni nel corso della sua storia, l’ultima nel 2012. Spett. 32.050

Città: Wolverhampton

Fondazione: 1877

Palmarès: trofei nazionali: 3 campionati (1953-1954, 1957-1958, 1958-1959), 4 FA Cup (1892-1893, 1907-1908, 1948-1949, 1959-1960), 2 coppe di Lega (1973-1974, 1979-1980), 4 Charity/Community Shield (1949, 1954, 1959, 1960); trofei internazionali: -.

Colori sociali: arancione, nero.