Mou capolista, è lui il vero pericolo per Klopp?

Tottenham-Manchester City 2-0 – Gli Spurs adesso fanno sul serio

Stesso stadio, stesse squadre, stesso risultato. Per molti aspetti i 90 minuti di sabato hanno ricordato i 90 dello scorso febbraio, nonostante ambizioni e rispettive posizioni fossero quasi all’opposto. Il Tottenham vince 2-0 e si conferma un concreto candidato per la corsa al titolo in una della Premier League più combattute degli ultimi anni. Nell’eterno duello tra Mou e Pep l’ha spuntata per la seconda volta in un anno il portoghese, che ha inconsapevolmente riacceso l’eterno (e a tratti stucchevole) dibattito tra “giochisti” e “risultatisti”, sbilanciando l’asticella in favore di questi ultimi.

L’impostazione della gara è infatti chiara fin dalle primissime battute, con il Manchester City intenzionato a condurre il gioco monopolizzando il possesso e il Tottenham pronto a ripiegare una volta persa la palla ripartendo poi in velocità. I piani di Guardiola, però, vengono subito messi in crisi da Son e da una linea difensiva inspiegabilmente disattenta dopo neanche 5’ dal calcio di inizio. Il primo lampo degli Spurs avviene in una frazione di secondo, quando Ndombelé si crea lo spazio a centrocampo, osserva l’inserimento di Son e lo serve sfruttando lo spazio lasciato dai due centrali del City attratti dal solito movimento a venire incontro di Harry Kane. Il coreano controlla e batte Ederson senza mostrare neanche un accenno di esitazione: 1-0, Spurs in vantaggio e Citizens costretti subito a inseguire.

Il City prova a reagire e ci riesce, perché le occasioni non mancano – tra cui un gol annullato per un tocco di mani di Gabriel Jesus –, ma la trama è sempre la stessa: il Tottenham difende basso con equilibrio e riparte veloce, mentre il Manchester City fatica a scardinare le linee molto compatte degli Spurs – in mezzo alle quali Hojbjerg ha giocato una partita sontuosa – pur avendo quasi sempre la palla. L’ormai tradizionale movimento di Kane ad abbassarsi attraendo i centrali in questa nuova veste di playmaker è ben noto al City, che ciononostante ricade nello stesso errore al 65’, lasciando il numero 10 degli Spurs libero di ricevere un rilancio di Alderweireld, condurre palla centralmente e servire Lo Celso appena entrato – altro piccolo merito di Mou – che controlla in corsa e porta il Tottenham sul 2-0. Nel finale il City schiaccia gli Spurs, che rispondo colpo su colpo mantenendo la porta violata e proiettando Mourinho, seppur per poche ore, in testa alla classifica. 

Leeds United-Arsenal 0-0 – Leeds sfortunato, Gunners in difficoltà

Dopo lo 0-3 contro l’Aston Villa all’Emirates ci si aspettavano i tre punti e una risposta convincente da parte dell’Arsenal. Una risposta che non solo non è arrivata, ma che ha lasciato spazio a ulteriori interrogativi, preoccupando ancora di più un Arteta già irrequieto per i risultati altalenanti e le tante assenze a cui deve far fronte. Anche il Leeds era chiamato a una svolta dopo qualche risultato negativo di troppo nel corso dell’ultimo mese e mezzo (una sola vittoria, un pareggio e tre sconfitte). Gli uomini di Bielsa riescono a cambiare passo rispetto ai match con Crystal Palace e Leicester e mettono più volte in difficoltà l’Arsenal, pur infrangendo le proprie speranze di vittoria sui legni di Elland Road.

I Gunners partono meglio, andando vicino al gol con Ceballos per poi lasciare gradualmente il campo a un Leeds ordinato e ben messo in campo che riesce a impensierire Leno in numerose occasioni. Nonostante il buon avvio dei Gunners, la partita la fanno i Whites a cui manca indubbiamente un po’ di cattiveria nell’ultimo quarto di campo. Il secondo tempo si apre nel peggiore dei modi per l’Arsenal, con Pepe che risponde a una provocazione di Alioski con una testata. Morale: revisione al Var e cartellino rosso diretto che costringe Arteta a ridisegnare l’assetto dei suoi. 

L’Arsenal si chiude e il Leeds spinge, portando anche otto uomini nella metà campo dei Gunners, i quali nonostante gli spazi faticano a ripartire in maniera fluida. Ci riescono solamente in due occasioni, prima con Aubameyang – il cui tiro viene infranto dal braccio di Cooper in maniera regolare secondo l’arbitro –, poi con Saka, che servito da Bellerin non riesce a scartare Meslier, lucido a capirne in anticipo le intenzioni. Nel finale il Leeds va vicinissimo al gol per tre volte e per tre volte a dirgli di no è il palo: Rodrigo con un grand tiro a giro, Bamford con un colpo di testa a Leno quasi battuto e Raphinha al 95’ con un mancino a botta sicura dal limite dall’area piccola. Dopo oltre 96 minuti il tabellone indica 0-0, riflettendo la delusione di un Leeds che avrebbe meritato di più e il sollievo di un Arsenal che si tiene stretto questo punto.

Liverpool-Leicester City 3-0 – Same old Reds

Nonostante l’interminabile lista di infortunati e indisponibili – a cui si aggiunge anche Naby Keita, uscito per un problema alla coscia al 52’ – il Liverpool gioca da Liverpool è travolge un Leicester che prima di questa partita guardava i Reds dall’alto verso il basso. Ad Anfield mancano in molti – Van Dijk, Salah, Thiago e Alexander-Arnold su tutti – tanto da costringere Klopp a schierare Fabinho centrale in coppia con Matip e il giovane (ma già svezzato) Curtis Jones in mezzo al campo. Cambia l’ordine degli addendi ma il risultato non cambia, perché il Liverpool prende in mano subito la partita e dimezza in pochi minuti le speranze del Leicester di rimanere in vetta.

I Reds pressano alto come da copione e mettono subito in difficoltà le Foxes, che nei primi venti minuti subiscono almeno tre nitide occasioni da gol – nonostante un solare tocco di mano di Matip in area che ha inspiegabilmente suscitato l’indifferenza di arbitro e Var. Al 21’ ad aprire però le marcature è Johnny Evans, che colpisce il pallone goffamente con la nuca sorprendendo Schmeichel e regalando al Liverpool il gol dell’1-0. Al di là degli spunti di Barnes e Justin, i Reds continuano a mettere in difficoltà il Leicester, prima con Mané e poi con Diogo Jota che raccoglie come meglio non avrebbe potuto lo splendido cross di Robertson segnando il 2-0.

Nel secondo tempo è sempre il Liverpool a fare la partita, producendo un numero incalcolabile di palle gol per chiudere definitivamente il match. Prima Diogo Jota poi in rapida successione Mané, Firmino, ancora Jota e ancora Firmino, che colpisce il palo due volte e si vede negare il gol per questione – letteralmente – di millimetri dopo il salvataggio sulla linea di Evans. Ma è questione di minuti, perché alla fine il brasiliano si sblocca, siglando su corner il 3-0 con un preciso colpo di testa che non lascia scampo a Schmeichel. Ennesimo risultato utile consecutivo ad Anfield per il Liverpool (46), che riconquista la testa della classifica sorpassando in un colpo solo Leicester e Tottenham.

Le altre: Newcastle-Chelsea 0-2, Aston Villa-Brighton 1-2, Manchester United-West Bromwich 1-0, Fulham-Everton 2-3, Sheffield United-West Ham United 0-1, Burnley-Crystal Palace 1-0, Wolverhampton-Southampton 1-1.

Prova molto convincente anche del Chelsea, che batte agevolmente il Newcastle al St. James’ Park registrando il sesto clean sheet nelle ultime sette gare e riconquistando le parte nobili della classifica. Buona prova dell’Aston Villa, sconfitto però dai gol di Welbeck e March, protagonisti di un cinico Brighton che sale al sedicesimo posto, tirando un profondo sospiro di sollievo. Respira anche il Manchester United, che supera un comunque discreto WBA grazie al rigore del solito Bruno Fernandes. Al di là dei diversi segnali confortanti, perde ancora il Fulham, piegato da un Everton che di contro torna a vincere dopo tre sconfitte consecutive grazie alla doppietta di Calvert-Lewin e al gol di Doucouré. Prosegue il buon momento del West Ham e parallelamente continua la crisi nera dello Sheffield, che nonostante una buona gara non riesce per l’ennesima volta a chiudere la giornata con i tre punti in tasca. Ci riesce invece il Burnley che anche grazie a un super Nick Pope batte il Crystal Palace e inizia a respirare dopo un inizio da incubo. Nell’ultimo match del Monday Night torna al gol con la maglia del Southampton Theo Walcott, ma è una gioia a metà perché il gol di Pedro Neto conclude la gara sull’1-1, dividendo equamente la posta in palio tra Wolves e Saints.